Come il COVID-19 ha accentuato il divario sociale: impatto nelle favelas brasiliane.

Il nuovo coronavirus colpisce senza alcuna distinzione di classe o etnia. Tuttavia, non tutti hanno la possibilità di affrontare il SARS-CoV-2 con gli stessi strumenti: gli abitanti delle favelas brasiliane sono lasciati a loro stessi, ai margini della società, in un contesto critico dove lo Stato continua ad essere il grande assente.

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Dati sulle favelas brasiliane

   Il Brasile è il secondo paese al mondo – dopo gli Stati Uniti – per numero di contagi da nuovo coronavirus, contando ad oggi più di 80.000 morti e più di due milioni di casi.

Le due principali raccomandazioni fornite dall’OMS e dalla comunità scientifica ai fini di contenere il virus sono di lavarsi frequentemente le mani e mantenere il distanziamento sociale. Ma per i più poveri in Brasile, seguire queste direttive pare pressoché impossibile. In alcune favelas brasiliane l’acqua è un lusso non sempre accessibile poiché il sistema di approvvigionamento – risultando sovraccarico – smette spesso di funzionare.  Così come i disinfettanti per le mani finiscono per essere un prodotto che possono acquistare solo i più abbienti. Secondo quanto viene affermato in un censimento dell’IBGE, l’Istituto Brasiliano di Geografia e Statistica, gli abitanti delle favelas in Brasile sono quasi 14 milioni e la maggior parte di essi vive in abitazioni composte da un’unica stanza dove risiedono tutti i famigliari e dove praticare il distanziamento sociale risulta alquanto difficile. Così, luoghi che già versavano in situazioni problematiche e di miseria estrema, dove l’incontro con lo Stato spesso si riduce a violente sparatorie tra forze dell’ordine e bande di narcotrafficanti, si trovano oggi ad affrontare drammatiche criticità a causa della pandemia di Covid-19, che non pare dare segni di rallentamento della sua forza di contagio all’interno del grande colosso latino americano.

Facilità di contagio

La grande vulnerabilità delle conurbazioni periferiche ai grandi centri abitati si accompagna inoltre alla costante violazione dei diritti fondamentali della popolazione che risiede in queste aree, la quale non ha sempre accesso né a beni di prima necessità né ad uno stile di vita dignitoso. Nelle favelas la gente vive ammassata, in case piccole, umide e poco areate, dove le malattie respiratorie e polmonari sono da sempre endemiche. La rapida propagazione del Covid-19 in tali luoghi è anche inevitabile portato della sociabilità tipica delle favelas, dove la strada è da sempre estensione dell’angusta abitazione ed è perciò difficile costringere gli abitanti a restare confinati nelle case. Inoltre, i favelados vivono perlopiù di un’economia di mera sussistenza basata sui magri incassi quotidiani ed essendo ad essi precluso ricorrere allo smart working a causa dell’assenza degli strumenti adeguati e a causa dell’incompatibilità delle proprie attività con il lavoro da remoto, risulta per loro necessario ed improrogabile uscire dalle proprie abitazioni per lavorare e così sostentarsi. Secondo uno studio dell’istituto di ricerca brasiliano Instituto Locomotiva/Data Favela, il 47% degli abitanti delle favelas sono lavoratori “autonomi”, privi di qualsiasi contratto e garanzia. Resta da chiarire che buona parte dei fattorini, degli inservienti, degli addetti alle pulizie di negozi e strade vengono dalle favelas; dunque farmacie, supermercati e servizi basici esigono il loro supporto lavorativo per continuare a funzionare. Per garantire all’élite e alla classe media brasiliana la possibilità di procurarsi beni di prima necessità, la favela è quindi costretta ad uscire di casa. Sarebbe opportuno che gli abitanti delle baraccopoli che vivono in condizioni economiche estremamente disagiate fossero tutelati e in grado di sopperire alle proprie esigenze grazie a sussidi statali. Tuttavia, gli scarsi sussidi ad ora previsti non risultano di facile accesso per coloro che si trovano ai margini della società; infatti a partire dallo scorso marzo lo Stato brasiliano ha predisposto ai cittadini in difficoltà a causa della pandemia un aiuto di 600 reais (poco meno di 100 euro) al mese per tre mesi, prorogabile per altri due mesi. Per richiedere questo finanziamento è però necessario disporre di accesso a internet e di dispositivo portatile, non sempre presenti e di difficile conseguimento in questi sobborghi delle città.

Sistema sanitario

 I dati sull’elevato tasso di mortalità per Covid-19 nelle favelas brasiliane mostrano chiaramente l’incidenza delle diseguaglianze socioeconomiche sull’efficacia delle azioni di contrasto a un virus che colpisce tutti gli individui senza alcuna distinzione di classe o etnia, ma che è più facilmente affrontabile solo da coloro che godono delle condizioni economiche per pagarsi le cure in un paese il cui sistema sanitario pubblico non ha risorse sufficienti per accogliere tutti. A titolo di esempio, lo Stato di Rio de Janeiro conta 16,46 milioni di abitanti e dispone di 10000 posti in terapia intensiva. Solo 30% di questi posti sono però localizzati in ospedali pubblici, dove il 70% della popolazione di Rio de Janeiro è solita andare, poiché sprovvisti di assicurazione sanitaria.

L’organizzazione Rede Nossa São Paulo ha fatto una ricerca sulla distribuzione di posti letto nelle terapie intensive della capitale paulista. I posti in terapia intensiva sono presenti al 60% nei quartieri ove risiedono i cittadini più abbienti di San Paolo, mentre un’area composta da sette diverse baraccopoli della megalopoli non dispone nemmeno di un singolo posto. In conseguenza, 2,3 milioni di persone risiedenti in queste zone vengono private del diritto di ricevere prestazioni sanitarie urgenti. Risulta dunque chiaro come le condizioni per sopravvivere, per accedere al sistema sanitario e anche le condizioni di salute personali differiscano estremamente a seconda dello status socio-economico del cittadino.

Assenza dello Stato

A dimostrazione dell’incapacità dello Stato e del governo Bolsonaro di affrontare la crisi sanitaria e di intervenire nelle favelas e nelle periferie, le milizie brasiliane – gruppi armati che non rispondono ad alcuna autorità riconosciuta – ed i narcotrafficanti sono stati gli unici in grado di imporre il coprifuoco in tali zone. Secondo quanto riportato da alcuni media brasiliani, i narcotrafficanti si aggirano con altoparlanti per le strade delle favelas minacciando di morte chiunque fosse incontrato per strada dopo le 20 di sera. Inoltre, alcuni di loro hanno distribuito gratuitamente disinfettanti per le mani agli abitanti delle baraccopoli.


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Per far fronte alla costante assenza dello Stato e all’incoerenza tra i dati ufficiali relativi al propagarsi del SARS-CoV-2 nelle favelas e la ben più drammatica realtà dei fatti, gli stessi abitanti delle favelas si sono organizzati per ottenere e divulgare informazioni corrette sul virus. Nella favela do Borel per esempio, nella zona nord di Rio de Janeiro, volontari stanno svolgendo un censimento autonomo dei contagi e delle morti causate dal nuovo coronavirus. Altri volontari hanno provveduto a fornire ceste di alimenti e beni di prima necessità agli abitanti delle favelas che versano in pessime condizioni economiche.

 L’informazione è necessaria ed indispensabile affinché gli abitanti di queste regioni si rendano conto pienamente di quanto sta accadendo. Data la storica assenza dello Stato brasiliano nelle periferie e nelle favelas, tutto quello che gli abitanti di queste aree son riusciti ad ottenere negli anni è stato frutto di lotte ed iniziative autonome. Inoltre, l’emendamento costituzionale 95 approvato dal Governo Bolsonaro nel 2019 ha imposto un tetto massimo di spese per il SUS – il sistema sanitario brasiliano finanziato con soldi pubblici – limitando vieppiù le spese statali concernenti la salute e l’educazione. Gli effetti negativi di questi tagli mostrano le loro drammatiche conseguenze proprio in questi ultimi mesi, e le principali vittime sono gli abitanti delle favelas. Non c’è dunque da sorprendersi di quanto riportato dai dati ufficiali del SUS: la vittima più comune da Covid-19 in Brasile è l’uomo nero – pardo, che si traduce più precisamente con meticcio e rappresenta circa metà della popolazione brasiliana – povero e abitante della favela, abbandonato a sé stesso oggi più che mai.