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#USA2024Come funzionano le elezioni americane

Come funzionano le elezioni americane

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Per noi italiani, abituati ad un sistema elettorale completamente differente, il processo che porta all’elezione del Presidente degli USA risulta essere abbastanza difficile da comprendere; pertanto, in vista dell’election day a novembre, riteniamo sia molto utile fare chiarezza, tramite apposito articolo, sulle modalità di svolgimento delle elezioni presidenziali statunitensi. Le incongruenze tra il sistema americano e quello italiano sono dettate principalmente dalla diversa forma di governo dei due Paesi: l’Italia è una Repubblica parlamentare, mentre gli Stati Uniti sono una Repubblica presidenziale; ciò significa che il Capo di Stato, ovvero il Presidente, è anche a capo del Governo, quindi esercita sia potere esecutivo, che rappresentativo. Egli, ad esempio, oltre a comandare le forze armate ed essere il responsabile della politica estera, ha il diritto di nominare e coordinare una serie di ministri, che vanno a comporre il cosiddetto “Gabinetto” e sono posti a capo dei vari rami della Pubblica Amministrazione statunitense (agenzie governative).

Requisiti per la candidatura alla Presidenza 

Innanzitutto, ogni cittadino statunitense, residente nel Paese da più di 14 anni e con più di 35 anni di età, può candidarsi per un posto alla Casa Bianca. Inoltre, se il candidato in questione dovesse spendere o raccogliere più di 5000$ per la sua campagna elettorale dovrà registrarsi alla “Federal Election Commission”, nominando anche un comitato volto a gestire i fondi. Dopo la sentenza “Citizens United” del 2010 le modalità di raccoglimento dei fondi sono cambiate, e i vincoli in merito alle donazioni dei cittadini e, soprattutto, delle imprese sono diminuiti; come conseguenza sono nati dei comitati formalmente indipendenti detti “Super PAC”, i quali possono ottenere liberamente e senza vincoli di trasparenza, denaro da poter investire supportando indirettamente un candidato.

Come si svolgono le primarie

I due “Major Party”, cioè quello repubblicano e quello democratico, scelgono il candidato da presentare alle presidenziali attraverso il sistema delle elezioni primarie tenutesi in ciascuno dei 50 Stati, oltre che nei Territori Incorporati (Porto Rico, Isole Vergini, Samoa Americane, Guam e Isole Marianne settentrionali) e nel Distretto di Columbia. Le votazioni hanno luogo in giornate differenti, tra i sei ed i nove mesi prima dell’election day, ciò permette ai vari candidati di organizzare comizi ed eventi quasi in ciascuno dei vari Stati federati.

Lo svolgimento delle consultazioni elettorali può avvenire in due modalità diverse: come da tradizione, in alcuni Stati, al posto delle classiche votazioni segrete (Presidential Primaries), si organizzano i “caucuses”, cioè riunioni gestite dagli attivisti dei partiti politici in questione, che coinvolgono attivamente i cittadini, i quali si cimentano in dibattiti per supportare i propri candidati preferiti e racimolare i voti dei soggetti ancora indecisi. Ad esempio, il “caucus” dell’Iowa (tenutosi lo scorso 15 gennaio) da sempre inaugura le primarie e ricopre un’importanza fondamentale per capire le reali possibilità di vittoria di un concorrente.

Specificato ciò, ogni Stato federato, in base alle regole del Partito, adotta i propri criteri in merito a queste votazioni: esistono, infatti, le “open primaries” in cui non è necessario che gli elettori siano formalmente registrati al Partito per poter esprimere il proprio voto, e vi sono, poi, le “closed primaries”, alle quali possono partecipare solamente le persone iscritte a quello schieramento politico. Oltre a quelle già citate sono presenti altre modalità definite ibride; tuttavia, in nessun caso è previsto il voto disgiunto, cioè la possibilità di prendere parte alle primarie di entrambi i partiti.

In base al risultato del “caucus” o della “primary election” a ciascun candidato vengono assegnati un numero variabile di delegati (a seconda delle regole del partito a livello locale), i quali continueranno a rappresentare il loro Stato alla “Convention” nazionale del Partito, ovvero l’evento in cui si decreterà il nome che rappresenterà l’intera fazione alle presidenziali (approfondisci). Anche in questo caso, il criterio di assegnazione dei delegati varia da Stato a Stato: in alcuni si predilige il sistema proporzionale, in altri il maggioritario, anche detto “Winner takes all”, in altri ancora è presente un sistema ibrido, regolamentato dai singoli Partiti.

Che cos’è la “National Convention”?

Come già precedentemente accennato, la “National Convention” è l’evento in cui si decreterà il vincitore delle elezioni del Partito: programmata a luglio per i repubblicani e ad agosto per i democratici.

Facciamo chiarezza sul suo funzionamento e sul ruolo dei delegati: questi ultimi sono attivisti locali affiliati al partito, senatori e membri del congresso, il cui ruolo è quello di votare il candidato che rappresentano. Ricordiamo infatti che questi soggetti sono “agganciati” a un determinato concorrente poiché a monte rappresentano tutti quei cittadini che hanno votato per lui alle primarie.

Un candidato, ovviamente, per vincere deve ottenere la maggioranza dei delegati. Ma se essi rispecchiano l’andamento generale delle primarie e votano per il soggetto che rappresentano, per quale motivo è necessaria una nuova votazione alla “Convention”?

Perché durante questa nuova consultazione elettorale si inseriscono anche i “super delegati”, cioè personalità importanti all’interno del Partito che possono votare per chiunque vogliano, ribaltando a volte la situazione.

In caso di parità si assiste al raro caso di “Brokered Convention” e solamente in tal caso i delegati possono votare, in un “round” successivo, un concorrente a loro piacimento al fine di spezzare l’equilibrio. Si possono verificare, poi, altre situazioni particolari regolate attraverso delle norme decise dal singolo Partito: può accadere, infatti, che il numero di voti, seppur in maggioranza, non sia sufficiente per garantirne la nomina.

Come funzionano le elezioni presidenziali generali?

Pochi mesi dopo la “Convention”, una volta individuate le nomine ufficiali del partito democratico e di quello repubblicano per il ruolo di Presidente e Vicepresidente (il cosiddetto ticket), si procede alle elezioni generali.

Oltre ai 2 “Major Party” i cittadini possono votare anche per il “Third Party” che raggruppa partiti minori (partito libertario, ambientalista…) e candidati indipendenti (vedi il caso di Robert Francis Kennedy Jr), i quali al fine di soddisfare i requisiti di ammissibilità devono raccogliere un preciso numero di firme in ogni Stato attraverso una petizione. 

Come da tradizione le elezioni si terranno nella quasi totalità degli Stati il martedì successivo al primo lunedì di novembre. Tutti i cittadini americani hanno il diritto di prendere parte al voto schierandosi con il candidato che preferiscono, anche nel caso in cui abbiano votato alle primarie del Partito rivale. Bisogna precisare che queste votazioni sono indirette, ciò significa che gli elettori non votano direttamente per il concorrente, bensì per un suo rappresentante, anche chiamato, “grande elettore”

La maggior parte degli Stati usa il sistema maggioritario, ciò significa che il candidato, in caso di vittoria nella regione in questione, otterrà tutti i grandi elettori associati ad essa. Come nel caso dei delegati, questi speciali rappresentanti sono delle persone affiliate ad un Partito (attivisti, ex membri, ecc) o ad un candidato in particolare, tuttavia non mancano senatori e governatori. Per legge queste persone devono essere formalmente nominate dal Partito o dal determinato concorrente.

Essi sono 538 in totale, ovvero tanti quanti il numero dei membri al Congresso più tre ulteriori rappresentanti del distretto di Washington e sono distribuiti nei vari Stati in base al numero di abitanti che vi risiedono. Per fare un esempio, il numero di grandi elettori dell’Iowa sarà minore rispetto a quelli del Texas.

Successivamente, questi speciali elettori andranno a comporre il collegio elettorale del proprio Stato che, a metà dicembre, si riunirà per la votazione del Presidente degli Stati Uniti.

I “grandi elettori”, al giorno d’oggi, nella maggior parte dei casi, si limitano a votare il candidato a cui sono legati; tuttavia, la vecchissima Costituzione americana non lo impone: per tutto il ‘700, e per buona parte del ‘800, queste persone ricoprivano un ruolo molto più incisivo, poiché agendo senza vincolo di mandato, erano legittimati a votare per qualsiasi soggetto volessero.

Infine, ai primi di gennaio, il Congresso, riunito in seduta comune, sarà incaricato di conteggiare i voti: questa fase è fondamentale perché il Capo di Stato può essere regolarmente eletto solamente nel caso in cui si aggiudichi il voto di almeno 270 “grandi elettori”; nel remoto scenario in cui questa situazione non si verifichi sarà il Congresso a nominarlo ed eleggerlo.

Questo complicato processo caratterizzato da rappresentanti e varie elezioni, ad oggi può sembrare anacronistico, però, nel ‘700 un meccanismo tale permetteva un buon equilibrio tra il voto popolare e quello del Congresso (i grandi elettori nel ‘700 erano per lo più senatori e deputati). Il modo di fare politica all’epoca era completamente diverso da oggi e, in un territorio così vasto, l’unico modo per coinvolgere la popolazione e garantire la democrazia era quello di utilizzare un complicato ma efficace meccanismo di rappresentanti, ritenuti maggiormente indicati a scegliere l’importantissima figura del Presidente.

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