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Tra i fatti e le opinioni: come decifrare un conflitto ancora in corso

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Difficile offrire una valutazione obiettiva di un conflitto che non si è ancora concluso. Nessuno conosce con certezza gli obiettivi politici, quindi militari, del Cremlino. Le informazioni che riceviamo sono anch’esse vittime dello scontro tra i due schieramenti. Una miriade di variabili ricopre la guerra di una nebbia di incertezza che rende ogni evento potenzialmente soggetto a diverse interpretazioni. Il modo in cui Mosca ha impiegato le sue unità nella prima fase delle operazioni ha sorpreso anche gli analisti più esperti. Mentre Kiev resiste

Come leggere una guerra ancora in corso

La campagna russa in Ucraina, il cui inizio viene fatto risalire al 23 febbraio, giorno in cui Vladimir Putin ha annunciato l’avvio di una “operazione militare speciale” in Ucraina, è in corso ormai da più di tre settimane. Non conosciamo gli obiettivi politici di Mosca in questa fase, anche se la quantità delle forze impiegate e l’ampiezza dell’operazione fanno pensare che il Cremlino intenda raggiungere risultati molto ambiziosi. Non sapendo quali siano gli obiettivi politici della Russia, non è possibile giudicare in maniera obiettiva l’andamento della campagna. Come ci insegna Carl von Clausewitz nel suo “Della Guerra”, la guerra è un fenomeno caratterizzato da una duplice natura: considerata astrattamente, la guerra appare una scienza autonoma, cioè come fenomeno a sé stante (Krieg an sich), la cui essenza è l’uso della forza (“la guerra è un atto di forza per imporre la nostra volontà al nostro avversario”); in pratica, tuttavia, la guerra non è un atto isolato, ma è sempre subordinata agli obiettivi politici, i quali determinano la natura e la quantità di violenza da impiegare (“in questo modo, il campo della guerra non è più considerata soggetta solamente alla legge della forza”). La guerra allora “ha la sua grammatica, ma non la sua logica”, perciò non è possibile comprendere gli obiettivi militari se non si conoscono quelli politici. Seguendo questo ragionamento, la conquista di una città rappresenta un successo della campagna militare solamente se questo evento contribuisce a raggiungere gli obiettivi posti dalla politica. Allo stesso modo, distruggere l’esercito nemico potrebbe non significare il successo della campagna se gli obiettivi politici non sono stati raggiunti.

Vladimir Putin ha dichiarato che gli obiettivi di Mosca sono “demilitarizzare e denazificare” l’Ucraina, ma questi termini sono difficilmente interpretabili, e soprattutto potrebbero nascondere un fine diverso. Gli obiettivi politici, poi, e quindi quelli militari, sono soggetti a cambiamento. L’andamento delle operazioni può convincere il decisore politico che i suoi obiettivi politici sono irrealizzabili, e costringerlo a rivederli a ribasso. Allo stesso modo, un andamento molto favorevole delle operazioni può portare a un innalzamento del livello di ambizione degli obiettivi politici. Tutto ciò rende l’interpretazione dei fatti sul terreno ancora più difficile.

La guerra, poi, è il dominio dell’incertezza, un fenomeno il cui esito è influenzato da una miriade di variabili, molte delle quali incontrollabili. Per questo motivo Helmuth von Moltke diceva che “nessun piano sopravvive al contatto con il nemico” e che “la guerra è una questione di espedienti”. Un aspetto che Clausewitz non ha mancato di sottolineare, quando, nel suo trattato, introduceva il concetto – poi divenuto molto famoso, e a dir la verità anche molto abusato – della “nebbia della guerra”: “la guerra è il dominio dell’incertezza: tre quarti dei fattori su cui si basa la nostra azione sono immersi in una nebbia di incertezza (…). Nessuna attività umana è così influenzata dal caso (…)”. Un buon comandante allora è colui che ha “il potere dell’intelletto”, la capacità di esercitare un giudizio critico, di discriminare ciò che è vero da ciò che è soggetto all’interpretazione. Per questo motivo è vero quanto diceva Eisenhower, quando affermava che “pianificare è fondamentale, mentre i piani sono inutili”. Pianificare aiuta a comprendere le variabili che influiscono sulle operazioni, perciò è fondamentale per sviluppare la capacità di reagire all’incertezza, ma prevedere ciò che accadrà è impossibile. Allo stesso modo – soprattutto quando si parla di un evento in corso – è difficile per un osservatore identificare con precisione il nesso causale tra un evento che si è verificato sul campo e ciò che lo ha generato, vista la moltitudine di variabili che entrano in gioco. 

A tutto ciò occorre aggiungere un ulteriore elemento di disturbo, questo valido soprattutto per chi non partecipa alle operazioni, ovvero per coloro che devono ricevere le informazioni in maniera indiretta, da qualcun altro. In guerra, anche l’informazione diventa un utile strumento per colpire il nemico. Per cui, effettivamente, risulta difficile ottenere uno sguardo obiettivo di quello che accade sul campo, consapevoli che noi stessi, gli osservatori, rappresentiamo un obiettivo per chi si confronta sul terreno. Ogni cosa va letta dunque col beneficio del dubbio. Gli smartphone e i social media, effettivamente, consentono di diffondere video e immagini di ciò che accade sul terreno, spesso quasi in diretta, e questo permette di fare alcune valutazioni almeno sul livello tattico delle operazioni. Ma anche queste fonti, se lette senza spirito critico – e soprattutto senza una certa competenza, fondamentale per comprendere ciò che si osserva –, rischiano di condurre a conclusioni errate. 

In conclusione, quindi, cosa si può dire sulla guerra? Se è certamente vero che è presto per arrivare a conclusioni definitive su quanto accade sul campo, e che occorrerà del tempo per giudicare con una certa obiettività cosa è accaduto durante la guerra cui stiamo assistendo, è possibile trarre alcune conclusioni molto generali in base a quanto sappiamo con certezza fino ad oggi. 

Un’offensiva dalla natura inaspettata

La campagna russa in Ucraina, soprattutto all’inizio, si è sviluppata in maniera atipica. Con il termine “atipica” si vuole intendere, in questo caso, che le operazioni non sono state condotte come si aspettavano i principali centri di analisi militare occidentali, in particolare americani, quelli che oggi determinano in misura maggiore la narrazione degli aspetti militari del conflitto – il numero di centri studi e di analisti di questioni militari negli Stati Uniti è nettamente superiore a quello che abbiamo in Europa, dove l’analisi militare è molto poco sviluppata – come in Italia –, con qualche eccezione in Francia e nel Regno Unito

I principali analisti avevano a più riprese sottolineato come la possibilità di un’offensiva russa su grande scala fosse da ritenere un’ipotesi molto concreta, se non addirittura probabile, ma la maggior parte di essi ha fallito nel tentativo di delineare quelle che sarebbero state le mosse russe durante l’operazione.  

Ciò che ci si aspettava, infatti, era un tipo di combattimento che esaltasse le capacità militari delle forze russe, le quali eccellono in quello che negli Stati Uniti viene definito combattimento “combined arms”, ovvero pluriarma. Questo tipo di combattimento prevede un impiego combinato e sinergico di diverse tipologie di unità in grado di esprimere molteplici capacità per raggiungere un vantaggio fisico, temporale o psicologico sul nemico. La pedina centrale di questo tipo di combattimento è il Battalion Tactical Group, o Gruppo Tattico di Battaglione. Si tratta di una formazione altamente flessibile, strutturata intorno a una base composta da un’unità di manovra a livello battaglione, opportunamente rinforzata con assetti di supporto di quantità e tipologia variabili in funzione della missione assegnata. La consistenza numerica varia generalmente dalle 800 alle 1.000 unità. Le formazioni pluriarma russe, a differenza di quelle occidentali, fanno un larghissimo uso del fuoco d’artiglieria in combinazione con la manovra delle truppe corazzate. La componente terrestre è sostanzialmente formata da uno straordinario parco di artiglierie di vario tipo e da una grande massa di veicoli corazzati, al contrario di quelle occidentali, che dalla fine della Guerra Fredda hanno dismesso un numero sempre maggiore di questi sistemi.

Nel caso di un’operazione militare su vasta scala, nella prima fase del combattimento ci si aspettava che le forze russe investissero le forze ucraine tramite un fuoco a lungo raggio proveniente da assetti navali e terrestri, ma anche tramite l’azione dell’aviazione, per colpire difese antiaeree, stazioni radar, velivoli, assetti navali, stazioni di comando e controllo, sistemi di guerra elettronica, ponti, aeroporti, basi aeree. Per condurre una massiccia operazione terrestre pluriarma, la supremazia aerea sarebbe stata un obiettivo fondamentale.  

A tre settimane dall’inizio del conflitto, è chiaro che l’approccio russo, almeno nei primi giorni, non è stato quello che ci si aspettava. La campagna aerea o è fallita, o non è stata condotta con lo scopo di ottenere la supremazia aera. Qualcosa non ha funzionato, perché le forze ucraine dispongono ancora della capacità di impiegare assetti aerei e le forze di Mosca continuano a perdere velivoli. Quanto alla manovra terrestre, le forze russe non hanno mosso come ci si aspettava: le fonti OSINT sul terreno continuano a mostrare immagini e video di formazioni corazzate che agiscono in maniera isolata, senza un massiccio supporto dell’artiglieria e senza la presenza di formazioni di fanteria meccanizzata al loro seguito. 

Perché tutto questo? Non si può fornire una risposta certa. Ci sono alcune ipotesi a riguardo. Alcuni dicono che l’intendo di Mosca non era condurre un’operazione convenzionale con il classico approccio della manovra pluriarma in Ucraina. La mattina del 24 febbraio i russi avrebbero tentato un blitz con delle truppe aeromobili presso l’aeroporto di Hostomel, vicino Kiev: catturato l’aeroporto, Mosca avrebbe potuto inviare migliaia di unità direttamente presso la capitale e causare un collasso del regime. Alcune fonti, come il Wall Street Journal, affermano che grossi aerei cargo russi pieni di truppe erano già partiti, quando i fanti aeromobili russi hanno dovuto abbandonare l’aeroporto sotto la pressione ucraina. A giudicare da quanto riportato dal quotidiano americano, i generali russi avrebbero dunque puntato alla leadership politica di Kiev, cercando di risparmiare la popolazione ucraina, per quanto possibile. Ovviamente queste sono speculazioni, la cui veridicità potrà essere confermata solo col tempo. 

L’approccio meno violento e più moderato delle truppe russe potrebbe essere dettato dal tipo di obiettivi politici imposti dal Cremlino, che non vuole attirarsi l’odio della popolazione ucraina, quando, un domani, dovrà trattare la pace. La moderazione potrebbe essere anche causata dal basso morale delle unità russe, che non sarebbero disposte a un eccessivo numero di morti in Ucraina. Numerose fonti OSINT riportano video e immagini di formazioni russe arrestate da gruppi di civili ucraini. Un’altra spiegazione potrebbe essere semplicemente l’incompetenza delle forze di Mosca, la cui efficacia militare sarebbe stata troppo a lungo esagerata anche da parte dell’Occidente. Anche questa ipotesi è una speculazione.

La resistenza ucraina

È possibile fare un’altra considerazione obiettiva. Dopo tre settimane di guerra, pare chiaro che l’Ucraina è in grado di opporre una resistenza notevole alle forze russe. L’esercito di Kiev, prima dell’inizio delle operazioni, non versava in un buono stato. Sebbene dal 2014 esso avesse implementato diverse riforme, soprattutto grazie all’input della società civile, stanca della corruzione che caratterizzava il rapporto tra la classe dirigente e i vertici militari, e più attenta alle questioni militari, le forze ucraine erano lungi dall’essere uno strumento militare moderno ed efficace. Le spese non erano affatto comparabili con quelle russe, così come l’esperienza sul campo. La guerra del Donbass, iniziata nel 2014, è stata una guerra di trincea, nulla a che vedere con le operazioni a cui assistiamo oggi. L’aiuto americano, poi, è stato molto ridotto, e solo nel 2017 Trump ha cominciato a fornire materiale militare letale, con l’invio di qualche centinaio di missili Javelin. 

Oggi gli ucraini resistono e si battono con audacia. Anche questo rappresenta un elemento di sorpresa, non solo per l’occidente. Molti analisti sono concordi nel dire che tra i fattori che hanno determinato quello che secondo loro è un pessimo andamento delle operazioni da parte di Mosca, l’errore di sottovalutazione delle forze ucraine da parte dell’intelligence militare russa sarebbe uno dei più importanti. Si tratta di un’ipotesi, che però ha notevoli punti a suo favore. Questa tesi spiegherebbe anche il perché dell’atteggiamento talvolta ambiguo dei militari russi nei confronti dei civili ucraini. 

Gli analisti americani concordavano nel dire che difficilmente le forze ucraine avrebbero avuto una possibilità. Oggi, la resistenza di Kiev sorprende. A dimostrazione di come l’equazione che determina l’efficacia di uno strumento militare sia una delle operazioni più difficili che si possano fare, dato che essa non tiene conto solamente dei fattori quantitativi – come continuiamo a fare in Occidente, dove valutiamo l’efficienza militare calcolando le spese per la difesa il numero di caccia di quinta generazione – facilmente calcolabili, ma anche di tanti altri, tra i quali, solo per fare un esempio, l’addestramento, la capacità di adattamento, il morale, la qualità del corpo degli ufficiali, l’esperienza sul campo. L’Ucraina sta ricevendo molto supporto dall’Occidente, e questo supporto è importante e molto utile per la condotta delle operazioni. Per ora, si tratta di missili e razzi anticarro, soprattutto Javelin e NLAW, la cui efficacia è risultata, secondo le fonti OSINT, veramente sorprendente. 

La manovra russa

Infine, un altro dato che ormai può essere considerato con certezza è l’articolazione delle direttrici di attacco dei russi. Non si conoscono gli obiettivi assegnati alle forze russe sui vari fronti, né pare possibile definire con certezza qual è il fronte su cui Mosca punta di più. Quel che si sa, è che la manovra russa si articola su tre fronti: a nord, a est e a sud. A ovest, la manovra sembra concentrarsi su Kiev, anche se non si può affermare con chiarezza se l’obiettivo reale è circondarla. I russi potrebbero avere altri piani in mente, per cui, guardando con occhio critico alle operazioni, quella su Kiev potrebbe essere anche un’azione volta a distrarre l’attenzione di Kiev. Ad oggi la città resiste e il fronte sembra in fase di stallo: se l’obiettivo dei russi fosse accerchiare la capitale, il loro tentativo non sembra stia riuscendo. A est i russi avanzano lentamente, ma gli obiettivi sono poco chiari. Le forze russe sembrano puntare su Kharkiv, la seconda città più importante del Paese, e su Mariupol, dove in questi giorni si assiste a violenti combattimenti urbani. 

A sud, l’azione condotta dalla Crimea sembra essere quella che ha ottenuto maggiore successo. I russi proseguono dal mare d’Azov verso nord, lungo il fiume Dniepr. Non si conoscono le ragioni di questo successo: i russi potrebbero aver incontrato meno resistenza, oppure potrebbero aver concentrato su quel fronte le truppe più esperte. In ogni caso, qui la penetrazione è stata profonda e ora non è chiaro se il prossimo obiettivo sia Odessa, più a ovest, o un tentativo di chiudere in una sacca l’esercito ucraino nel Donbass. Nel caso fosse il secondo, sembra stia funzionando. 

Il tempo consentirà di valutare con maggiore chiarezza e obiettività quanto sta accadendo sul terreno, quali sono gli obiettivi di Mosca e quali siano le principali difficoltà che stanno incontrando i russi. Nel frattempo, la guerra resta il regno dell’imprevedibilità e dell’incertezza. Credere che i social media abbiano rimosso la nebbia della guerra dal campo di battaglia non tiene conto che anche l’informazione è vittima della guerra. Per questo motivo, chi osserva le operazioni sul campo deve osservare quanto accade con uno spirito critico, valutando con attenzione ciò che osserva e giudicando con cautela. 

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