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Il colpo di Stato in Burkina Faso e i prodromi dell’instabilità

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Roch Marc Christian Kaboré, il presidente del Burkina Faso, è stato arrestato il 24 gennaio 2022da un gruppo di militari. Agli arresti sono finiti anche il presidente del parlamento, Alassane Bala Sakandé, e alcuni ministri della compagine governativa. Ad oggi Kaboré è sotto stretta sorveglianza in una base militare nella capitale Ouagadougou. Il golpe è avvenuto a seguito di estese manifestazioni della popolazione per la mancanza di progressi nell’ambito securitario e un altissimo livello di corruzione. 

I golpisti hanno affermato di aver preso il controllo del paese, a causa dell’insoddisfazione per i fallimenti nel contenimento dell’ondata jihadista, ed hanno annunciato un periodo di transizione democratica. In particolare, i militari lamentano la mancanza dei mezzi necessari per il contrasto alle milizie islamiste e, data l’assenza di preparazione militare, l’avversione a nuove operazioni che comportino ulteriori perdite. 

La Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS) ha immediatamente condannato il tentativo di colpo di stato, chiedendo rassicurazioni sulla salute del presidente Kaboré e richiamando al dialogo tutte le forze in campo. L’Unione Africana, allo stesso modo, ha denunciato l’accaduto sottolineando la preoccupazione per il leader democraticamente eletto. L’Unione Europea, in apprensione per i possibili sviluppi sul piano politico, si è unita al coro con un comunicato dell’Alto Rappresentante Josep Borrell, che invita alla liberazione immediata dei rappresentanti dello Stato. 

Il Burkina Faso è uno dei paesi in prima linea contro il terrorismo di stampo islamico, presente dai primi anni ’90 soprattutto nella regione del Liptako-Gourma situata nel nord del paese. Durante la presidenza di Kaboré, iniziata nel novembre 2015 e confermata nelle elezioni del 2020, la minaccia è stata affrontata sia all’interno del paese sia di concerto con gli altri Stati saheliani. Lo stesso presidente, dopo la sua rielezione, aveva affermato come la situazione securitaria fosse la priorità del nuovo mandato governativo. Nonostante ciò, a seguito di un attacco jihadista il 14 novembre 2021 a Inata, in cui sono morte 53 persone, sono scoppiate numerose manifestazioni anti-governative che hanno portato alla situazione odierna. 

La condizione precaria del paese è peggiorata dall’instabilità securitaria, dovuta alla presenza dei gruppi estremisti particolarmente attenti a mantenere le loro posizioni di dominio in aree ricche di risorse naturali, come il nord del Burkina Faso. La presenza jihadista nell’area si è sviluppata secondo diverse direttive, spesso confliggenti tra loro, ma accomunate dall’odio verso l’autorità statale e le ingerenze internazionali. Inoltre, le milizie presenti sul territorio mantengono un legame molto stretto con le organizzazioni terroristiche centrali: Al-Qaeda e lo Stato Islamico. Nonostante le numerose operazioni a carattere militare, sia dei governi africani sia di alcuni attori internazionali, ancora oggi risulta problematico il contrasto ai gruppi jihadisti. 

Il golpe potrebbe anche avere delle preoccupanti ripercussioni sulla stabilità economica e sociale del paese, già delicata di per sé. Il Burkina Faso, secondo l’ultimo Indipendent Country Programme Evaluation dell’UNDP, è uno dei paesi più poveri al mondo: l’economia burkinabé è una delle più arretrate a livello globale. Il paese dipende largamente da un’agricoltura di sussistenza e da una pastorizia nomade, nonostante sia ricco di risorse naturali come oro, uranio e cobalto. Inoltre, il Burkina Faso presenta ad oggi una struttura economica che dipende da importazioni, finanziamenti diretti esteri e rimesse bancarie inviate dagli emigrati. 

In attesa dei prossimi sviluppi, sembra chiaro come l’instabilità del paese non derivi esclusivamente dalla presidenza di Kaboré, ma sia una situazione coerente con le preoccupanti criticità del paese saheliano. Il rischio di trovarsi ad affrontare delle sanzioni economiche da parte delle organizzazioni internazionali, a seguito del golpe, è una possibilità reale in un momento critico per la storia del Burkina Faso.

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