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Colpo di Stato in Niger: sfide per l’Unione Europea nella gestione dei flussi migratori

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È mercoledì mattina del 26 luglio a Niamey, capitale del Niger, quando i soldati della guardia presidenziale hanno preso il controllo della residenza del presidente Bazoum, eletto democraticamente nel febbraio del 2021. Il Generale Tchiani è stato identificato come responsabile dell’azione volta a rimuovere il presidente Bazoum. Inoltre, il Generale ha dichiarato che l’esercito ha deposto il presidente Bazoum a causa del “deterioramento del malgoverno” nel Paese e dell’incremento della disapprovazione riguardo alla sua gestione delle questioni di sicurezza.

Non si tratta del primo coup nella regione: dal 2020 il Sahel ha registrato 5 cambi di regime, in Mali, Burkina Faso e Ciad. Il Niger, precedentemente uno dei pilastri democratici nella regione, è ora incluso nella “coup belt”, neologismo geopolitico moderno utilizzato attualmente per descrivere la regione del Sahel. Come riportato da Reuters, l’Unione Europea ha sospeso con effetto immediato il sostegno finanziario al Paese, insieme alla cooperazione in materia di sicurezza a seguito del colpo di stato militare. Gli sviluppi recenti portano a nuovi interrogativi, che vedono coinvolta l’UE in prima persona. Per l’Unione Europea, diverse questioni cruciali sono in gioco, tra cui l’approvvigionamento di uranio, le possibili influenze russe nella regione, e la gestione dei flussi migratori.

Il cambiamento dei flussi migratori nel Niger e il ruolo chiave di Agadez come ‘gateway to Africa’

Fino agli anni ’90, i flussi migratori nella regione non costituivano una preoccupazione politica rilevante per l’UE, tuttavia, a partire dagli anni duemila, la migrazione irregolare è diventata un tema cruciale nelle relazioni diplomatiche tra i governi subsahariani, nordafricani ed europei. In pochi anni, l’Unione ha rapidamente elaborato piani di natura diplomatica, militare, politica ed economica volti a rafforzare il dialogo politico e la cooperazione con il governo del Paese, riconoscendo il Niger come un punto cruciale per i flussi migratori diretti verso il Mediterraneo. In particolare, sono state intraprese azioni mirate verso la città di Agadez, conosciuta come “gateway to Africa”, ovvero la porta d’ingresso all’Africa, che collega la regione occidentale del continente al Sahara. 

Durante l’ultima metà del Novecento, la migrazione irregolare di cittadini subsahariani in Algeria e Libia è stata per lo più tollerata dalle autorità nazionali. Nel contesto della vitalità del commercio trans-sahariano per attraversare il deserto, le persone godevano di una certa libertà di movimento, potendo attraversare i posti di blocco ufficiali. Partendo da Agadez, i migranti principalmente intraprendevano viaggi su camion merci attraverso il deserto, negoziando prezzi convenienti direttamente con gli autisti. Questa dinamica era ampiamente tollerata e si accompagnava a un controllo sociale non ufficiale sul trasporto dei migranti. Pertanto, tale situazione consolidava il trasporto di passeggeri all’interno della sfera economica legittima.

La Presenza dell’Unione Europea: strategie e progetti 

L’Unione Europea ha sviluppato la propria presenza adottando una serie di strategie, finanziando progetti specifici e fornendo supporto per la creazione di istituzioni e iniziative multilaterali, nell’ottica dell’esternalizzazione delle frontiere esterne. Questa presenza si è basata principalmente su azioni nel campo della sicurezza, che comprende il contrasto al terrorismo e il controllo dei confini, e nell’ambito dello sviluppo socioeconomico, che coinvolge aiuti allo sviluppo e cooperazione. 

La strategia per il Sahel del 2011 è stata seguita dal Piano d’Azione Regionale per il Sahel del 2015, incentrato sulla prevenzione e il contrasto alla radicalizzazione, sul miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei giovani, riconoscendo l’importanza di fornire opportunità e sostegno per ridurre le vulnerabilità alla radicalizzazione e all’emigrazione irregolare; sul controllo e la gestione dei flussi migratori, della mobilità e delle frontiere, al fine di gestire meglio i movimenti delle persone e garantire una migrazione sicura e ordinata; sul contrasto ai traffici illeciti e alla criminalità organizzata, sforzandosi di combattere le reti criminali che sfruttano le rotte migratorie e mettono a rischio la sicurezza. 

Il piano è da leggersi congiuntamente alle azioni implementate dalla missione EUCAP Sahel Niger del 2012. missione di sostegno alle forze di sicurezza nigerine nella lotta al terrorismo e alla criminalità organizzata, in particolare nelle zone dei giacimenti di uranio. La missione ha previsto un budget annuale che è cresciuto da meno di 10 milioni di euro nel 2012 a 26 milioni di euro nel 2016, e ha stabilito una presenza permanente ad Agadez. Inoltre, nel 2015, l’UE ha di ampliato il mandato della missione, per includere azioni legate al controllo della migrazione. 

Inoltre, in occasione del vertice UE-Africa de La Valletta nel novembre 2015, è stata creata un’assistenza economica allo sviluppo regionale attraverso l’istituzione del Fondo fiduciario di emergenza dell’UE per l’Africa (EUTF). L’obiettivo dichiarato di questo fondo è affrontare le cause profonde delle migrazioni irregolari e contribuire a una migliore gestione dei flussi migratori. Il Fondo fiduciario è destinato a 26 Paesi suddivisi in 3 regioni: Sahel/Lago Chad, Corno d’Africa e Nord Africa. L’EUTF, che ha progetti per un valore di 253 milioni di euro in Niger, ha sostenuto gli sforzi anti-smuggling formando il personale di frontiera e offrendo progetti di piccole imprese agli ex contrabbandieri come alternativa di sostentamento. 

All’interno di questo contesto, va menzionata la Legge numero 36-2015, concepita con l’obiettivo di contrastare lo smuggling di migranti. Questo strumento proibisce il trasporto internazionale di migranti verso nord di Agadez, in direzione della Libia o dell’Algeria, e si propone di combattere ogni forma di traffico illecito di migranti. Nell’ambito del documento, il traffico di migranti è definito come “l’azione di agevolare, con finalità di lucro, l’ingresso illegale di una persona in un Paese dove essa non è cittadina né residente permanente”. Inoltre, i contrabbandieri sono individuati come coloro che facilitano illegalmente l’ingresso o l’uscita dal Niger di persone che non sono cittadini né residenti permanenti del Paese. Per questo reato, i contrabbandieri sono soggetti a una pena che varia da cinque a trent’anni di reclusione, oltre a una multa fino a 30 milioni di franchi CFA e al sequestro del veicolo utilizzato per il trasporto dei migranti. Sebbene la legge sia stata ampiamente elogiata, studi hanno evidenziato l’impatto della stessa sulla migrazione nella regione e sul benessere della popolazione locale, ponendo attenzione sulla possibile futura destabilizzazione della zona. In questo senso, in seguito al colpo di Stato nel Paese, gli accordi di cooperazione tra il Niger e l’Unione Europea in materia di migrazione potrebbero venire messi in discussione. In particolare, alla luce della decisione da parte della giunta del Niger di revocare giovedì 3 agosto una serie di accordi di cooperazione militare con la Francia.

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