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Nuovo colonialismo digitale: chi può utilizzare gli indirizzi assegnati al continente africano?

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Tra il 2013 e il 2016 Lu Heng, uomo d’affari di Hong Kong, ha ottenuto, in circostanze controverse, oltre 6,2 milioni di indirizzi IP (cioè un numero identificativo di Internet Protocol) da AFRINIC, l’African Network Information Centre competente per l’allocazione e la gestione degli indirizzi IP assegnati al continente africano. Iniziata come disputa commerciale tra AFRINIC e Lu Heng, ora la Corte Suprema di Maurizio, ovvero la corte più alta dello stato in cui ha sede AFRINIC, è stata chiamata a decidere chi ha il diritto di utilizzare gli indirizzi IP riservati all’Africa.

Tramite diverse compagnie come la “Cloud Innovation” registrata nelle Seychelles, Lu Heng, un intermediario finanziario cinese basato a Hong Kong, ha ottenuto oltre 6 milioni indirizzi IP africani per un valore di 150 milioni di euro. Questo corrisponde al 5% di tutti gli indirizzi disponibili sul continente. A giugno 2020 AFRINIC ha lamentato che “Cloud Innovation” era in violazione del Registration Service Agreement in quanto le risorse non erano state utilizzate ai fini dichiarati nella domanda di assegnazione. In particolare, AFRINIC ha constatato che “Cloud Innovation”, seppur registrata nelle Seychelles, era legata all’azienda “Larus Ltd” basata a Hong Kong e che impiegava gli indirizzi IP ottenuti da AFRINIC principalmente per attività in Cina piuttosto che in Africa. Scaturita come disputa commerciale, ora la Corte Suprema di Maurizio dovrà risolvere se “Cloud Innovation” è tenuta ad utilizzare gli indirizzi IP di AFRINIC esclusivamente per affari in Africa.

Che cos’è un indirizzo IP e qual è il suo valore geopolitico?

La crescita dell’Internet ha esacerbato la domanda per gli indirizzi IP, cioè i numeri di Internet Protocol. La generazione degli indirizzi IP che ad oggi continua a supportare la maggior parte del traffico Internet è la “Versione 4”, ovvero “IPv4”. Questi numeri sono necessari per l’identificazione di ogni dispositivo a Internet e quindi per rendere possibile all’utente l’accesso a siti e altri servizi. La loro disponibilità globale però è limitata a quasi 4 miliardi indirizzi IP e quindi il prezzo di mercato di ciascuno di essi è aumentato da circa 8 dollari nel 2017 a 30 dollari nel 2021.

Chi gestisce la distribuzione di questi indirizzi nel mondo? 

L’allocazione e la gestione degli indirizzi IP competono ai cinque Regional Internet Registries (RIR), cioè degli enti regionali non-governativi con diversi volumi di indirizzi sotto la propria amministrazione. Il registro dell’America del Nord (ARIN) gestisce il 40% di tutti gli indirizzi disponibili a livello mondiale, seguito dal registro dell’Asia-Pacifico con il 21% e il 18% allocato all’Europa e Medio Oriente. AFRINIC, il registro regionale per il continente africano, gestisce soltanto il 2% del totale degli indirizzi IP. Tuttavia, mentre il registro dell’Asia-Pacifico ha già esaurito tutti gli indirizzi IPv4 nel 2011 sono ancora disponibili quasi 2 milioni indirizzi gestiti da AFRINIC.

Quali implicazioni per lo sviluppo digitale in Africa?

La controversia tra AFRINIC e Lu Heng può sembrare molto tecnica, ma tocca una domanda fondamentale: chi è legittimato ad utilizzare gli indirizzi IP dedicati al continente africano? Da un lato c’è chi ritiene che chiunque acquisti un blocco di indirizzi IP può ridistribuirlo liberamente e quindi il registro regionale ricoprirebbe un semplice ruolo contabile; dall’altro lato ci sono coloro che aspirano ad una distribuzione equa, affidata ad un regolatore con competenze più ampie. La decisione della Corte Suprema stabilirà se gli indirizzi IP di AFRINIC sono riservati agli affari sul continente africano o meno.

Stephanie Arnold,
Università di Bologna – Geopolitica.info

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