Colombia, Cuba e Venezuela: l’attività dell’ELN, i negoziati di pace e l’aggravarsi delle tensioni regionali e globali

La Colombia è stata per anni soggetta a un violento conflitto interno che ha visto protagonisti diversi gruppi guerriglieri, fazioni paramilitari e gruppi narcotrafficanti. Nonostante l’accordo di pace firmato nel novembre 2016 con gli alti comandi delle Forze Armate Rivoluzionarie Colombiane (FARC), la Colombia risulta ancora essere uno dei paesi maggiormente a rischio di potenziale conflitto secondo l’Armed Conflict Location and Event Data Project (ACLED). Questo rischio è dato in parte dalla presenza guerrigliera dell’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) che ha recentemente esacerbato le relazioni diplomatiche tra Colombia e Cuba, e aggravato le tensioni nelle zone di confine con il Venezuela.

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Le prime tensioni diplomatiche: Cuba, Colombia e ELN

L’ELN, o Ejército de Liberación Nacional (Esercito di liberazione nazionale), è una guerriglia colombiana di impronta marxista-leninista e cristiana attiva dagli anni Sessanta. Nonostante il governo colombiano e l’ELN avessero dato avvio a negoziati di pace nel 2002 e nel 2017 a Cuba, i colloqui si sono fermati bruscamente nel 2019 a causa di un’autobomba esplosa a Bogotá che uccise 21 persone e ferendone circa 70. L’ELN – che rivendicò la responsabilità dell’attacco – confermò quanto il bombardamento fosse stato una risposta agli attacchi dell’esercito colombiano avvenuto durante un precedente cessate il fuoco. Il presidente colombiano Ivan Duque (2018-oggi), già contrario all’accordo di pace raggiunto con le FARC nel 2016, sospese così tutti i colloqui di pace con l’ELN. Gli alti comandi della guerriglia che dirigevano i negoziati rimasero però all’Avana.

Dopo l’attacco, il presidente Duque chiese l’estradizione dei leader dell’ELN da Cuba. Tuttavia, ad oggi il paese non ha estradato i membri dell’ELN né ha risposto a un avviso rosso dell’Interpol (che richiederebbe il rintracciamento e l’arresto dei ricercati) contro il comandante guerrigliero Nicolas Rodriguez. Secondo il Ministro degli Affari Esteri cubano, il paese avrebbe agito in modo tale da rispettare i protocolli firmati con la precedente amministrazione di Juan Manuel Santos (2010-2018), che stabiliscono le “regole di gioco” delle due parti durante i negoziati di pace e prevedono la protezione del comitato di negoziazione.

l’11 gennaio 2021, quasi due anni dopo l’accaduto, gli Stati Uniti hanno inserito Cuba nella lista nera degli Stati che sostengono il terrorismo per via dell’attentato a Bogotà. Alcuni esperti ritengono che le sanzioni avvicinino Cuba e Venezuela, portando ad un aumento delle tensioni nella regione e la consolidazione di simpatie internazionali.

Recentemente, l’8 febbraio, l’ambasciatore cubano in Colombia ha avvertito il governo colombiano di un possibile piano dell’ELN per attaccare Bogotá. La missiva parla di un attacco “militare” – e non “terroristico” – nella capitale. Poiché le relazioni tra Cuba e la Colombia sono in una fase di stallo dal 2019, il gesto ha implicazioni geopolitiche più ampie: potrebbe essere una dimostrazione di volontà di cooperare del governo cubano o una strategia per lasciare la lista nera degli Stati Uniti il più velocemente possibile.

Tensioni aggravate: l’ELN e il Venezuela

Mentre le relazioni tra Cuba e Colombia si incrinano attorno alla controversa presenza dell’ELN, secondo alcuni studi la stessa guerriglia ha sviluppato un legame con esponenti del governo venezuelano. Un’indagine condotta da InSight Crime nel 2018 ha rilevato la presenza dell’ELN in dodici stati venezuelani ed ha fatto luce sugli scontri tra guerriglieri e militari, a volte anche civili, che si sono verificati. Tuttavia, il governo di Nicolas Maduro ha sempre rifiutato di riconoscere la presenza della guerriglia nel suo territorio o di rispondere adeguatamente ai suoi attacchi. Già nel 2018, l’ELN sarebbe stata in collusione con parte delle Forze Armate Nazionali del Venezuela, godendo di protezione al difuori dei confini colombiani.

D’altro canto, da questa relazione le Forze Armate del Venezuela potrebbero ricavare certi benefici quali avere accesso al traffico di droga e usufruire di un certo grado di sostegno militare lungo le aree di confine. Già nel 2019, un reportage di The Telegraph metteva in guardia sulla volontà dell’ELN di proteggere il presidente venezuelano in caso di invasione degli Stati Uniti. Nel settembre dello stesso anno, Duque aveva già denunciato il governo di Maduro per la sua volontà di attaccare i territori colombiani con l’ELN. 

A conferma di questi sospetti, nel febbraio 2021, Caracol News ha rivelato una serie di video ed e-mail che indicano la presenza di gruppi guerriglieri colombiani che godono della protezione di alcuni settori del governo venezuelano. In particolare, è stato menzionato anche il nome del ministro della Difesa venezuelano Vladimir Padrino López. Secondo Caracol, le dissidenze delle FARC avevano contattato i funzionari del governo russo in Venezuela per acquistare armi, mentre l’ELN aveva contatti con l’attuale ambasciatore venezuelano in Messico.

Tale vicinanza dell’ELN con le forze armate venezuelane non fa che aggravare la preesistente ostilità tra i Colombia e Venezuela, che seppur condividendo un confine di più di duemila chilometri al momento non hanno relazioni diplomatiche, rendendo la possibilità di un conflitto armato tutt’altro che remota.

Ripercussioni sulla scena geopolitica globale

La delicata situazione creatasi tra Colombia, Venezuela e Cuba, che vede tensioni scaturite dalla presenza della guerriglia colombiana dell’ELN, tende ad esacerbare un quadro di tensione legata ai rapporti che questi paesi mantengono con Russia e Stati Uniti. Con le forti sanzioni imposte a Mosca da Washington e Bruxelles negli ultimi anni, l’attenzione del Cremlino si è spostata sull’America Latina, concentrandosi principalmente sulla vendita di armi, accordi commerciali e sensibilizzazione politica. Similmente, le sanzioni contro Cuba sembrano aver rafforzato i rapporti del Paese con la Russia. Come ben noto, la cooperazione militare dei due paesi risale all’era sovietica; adesso Russia e Cuba cooperano specialmente nel settore energetico e delle comunicazioni, tanto che i media russi, come RT e Sputnik, sono sempre più usati come fonti principali dai media cubani.

La Russia ha inoltre forti legami con il Venezuela, che si sono rafforzati con la presidenza di Chávez e sono proseguiti con Maduro. A causa della crisi economica che sta attraversando il paese il Venezuela è diventato sempre più dipendente dal sostegno russo; Mosca ha sempre investito nel settore petrolifero venezuelano, nonostante le inefficienze e le continue perdite finanziare fatte registrate da esso. Con il possibile avvicinarsi di Venezuela e Cuba causato dalle sanzioni statunitensi e l’aggravarsi delle relazioni tra quest’ultima e la Colombia, un netto fronte con il supporto di Mosca potrebbe delinearsi nel tal caso un conflitto armato emerga nella regione.


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D’altro canto, gli Stati Uniti hanno storicamente mostrato un grande sostegno ai diversi governi colombiani, soprattutto durante la presidenza di Uribe (2002-2010). Durante l’amministrazione Trump, il rappresentante speciale degli Stati Uniti per il Venezuela Elliott Abram ha affermato che gli Stati Uniti sosterrebbero la Colombia se scoppiasse un conflitto armato tra essa ed il Venezuela. L’amministrazione di Biden, anch’essa contraria al regime di Maduro, continua a riconoscere Juan Guaidó come presidente legittimo, mantenendo una politica di non-negoziazione simile a quella del suo predecessore. Non sarebbe quindi impossibile che in un’eventuale escalation tra i due paesi Sudamericani gli Stati Uniti continuino a favorire la Colombia contro un Venezuela spalleggiato da Putin. 

Alessia Cappelletti e Anastasija Kuznecova

Articolo originariamente pubblicato in inglese su Dyami Strategic Security Solutions