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27/06/2025
Europa

L’ultima chiamata per Cipro: tra diplomazia europea e realpolitik regionale

di Nicolas Piazza

La nomina di Johannes Hahn come inviato speciale UE per Cipro rappresenta un tentativo cruciale di sbloccare una questione che da cinquant'anni condiziona gli equilibri del Mediterraneo orientale. Mentre Ankara intensifica la sua retorica sui "due Stati", l'Europa si trova di fronte alla sfida di mediare tra aspirazioni federaliste greco-cipriote e nuove dinamiche geopolitiche regionali.

La nomina di Johannes Hahn come inviato speciale UE per Cipro rappresenta un tentativo cruciale di sbloccare una questione che da cinquant’anni condiziona gli equilibri del Mediterraneo orientale. Mentre Ankara intensifica la sua retorica sui “due Stati”, l’Europa si trova di fronte alla sfida di mediare tra aspirazioni federaliste greco-cipriote e nuove dinamiche geopolitiche regionali.

L’isola di Cipro, divisa da oltre mezzo secolo, si trova oggi a un bivio decisivo. La recente nomina di Johannes Hahn come inviato speciale dell’Unione Europea per la questione cipriota rappresenta il tentativo più concreto degli ultimi anni di sbloccare una situazione che continua a condizionare gli equilibri geopolitici del Mediterraneo orientale. Una questione che, come sottolineava Elena Baracani, rappresenta un perfetto esempio di linkage politics a tre livelli: quello delle due comunità, quello regionale e quello internazionale.

La complessità della situazione attuale emerge chiaramente dai recenti sviluppi del 2025. Mentre il presidente greco-cipriota Nikos Christodoulides auspica l’ingresso di Nicosia nell’area Schengen già nel 2026, la Turchia ha reagito alla nomina di Hahn definendola una “questione interna” e ribadendo che non si tratta di negoziati tra due comunità, ma tra due stati con pari sovranità.

La sfida della mediazione europea

L’Unione Europea si trova oggi di fronte a una sfida diplomatica complessa. L’ex commissario austriaco Johannes Hahn, accolto positivamente da Christodoulides come un passo di “grande importanza concreta”, dovrà operare in un contesto profondamente mutato rispetto ai tentativi di mediazione precedenti. Come denunciato da Ankara, infatti, Bruxelles avrebbe perso da anni la propria neutralità, riconducendo il tutto all’ingresso di Cipro nell’Unione nel 2004, quando l’intero territorio dell’isola è diventato formalmente parte della Comunità, nonostante il controllo effettivo del governo di Nicosia si estenda solo alla parte meridionale.

Questa asimmetria ha creato una situazione paradossale: i turco-ciprioti del nord, pur essendo cittadini europei de jure, si trovano spesso privi di aiuti economici diretti dall’Unione Europea, che mantiene rapporti ufficiali solo con il governo di Nicosia Sud. La cosiddetta “Linea Verde” non rappresenta una frontiera esterna per l’UE, ma nella pratica costituisce una barriera economica e amministrativa significativa.

I colloqui di Ginevra del marzo 2025, mediati dal Segretario Generale dell’ONU Antonio Guterres, hanno evidenziato la persistenza delle posizioni tradizionali: Nicosia continua a insistere sulla storica posizione di mantenere l’isola come federazione bi-zonale e sull’obiettivo di riprendere i negoziati ufficiali, mentre la parte turco-cipriota, sostenuta da Ankara, considera ormai la soluzione dei due Stati come l’unica risoluzione possibile della questione. Come sintetizzato efficacemente, “i colloqui sono ripartiti, ma nessuna delle due parti si aspetta una svolta decisiva”

Nonostante Guterres abbia definito l’incontro “costruttivo” e sia stato concordato un nuovo round di colloqui per la fine di luglio, l’impossibilità di annunciare progressi concreti riflette la natura strutturale dello stallo. Il fallimento del Piano Annan del 2004, quando la maggioranza dei greco-ciprioti votò contro una proposta federale già accettata dai turco-ciprioti, rimane un precedente che condiziona pesantemente le aspettative attuali. Questo irrigidimento delle posizioni rende particolarmente arduo il compito di Hahn.

Nuove dinamiche regionali e isolamento turco

Un elemento significativo del panorama geopolitico attuale riguarda i tentennamenti degli alleati storici della Turchia. I Paesi dell’Asia centrale (Kazakistan, Uzbekistan, Turkmenistan e Kirghizistan) hanno firmato ad aprile un documento di parternariato strategico con l’Unione Europea nel primo summit EU-Asia Centrale. Questo documento, che cita espressamente il rispetto delle frontiere e dell’integrità territoriale, rappresenta un sconfessamento indiretto della posizione di Ankara su Cipro del Nord.

Questo sviluppo è particolarmente significativo considerando che questi Paesi, insieme all’Azerbaijan, hanno tradizionalmente sostenuto la posizione turca. L’isolamento crescente della Turchia sulla questione cipriota riflette dinamiche geopolitiche più ampie, legate all’evoluzione dei rapporti tra Asia centrale ed Europa, ma anche alle trasformazioni interne della politica estera turca sotto la leadership di Erdoğan.

La questione energetica del Mediterraneo orientale aggiunge un ulteriore livello di complessità. I giacimenti di gas naturale scoperti nelle acque cipriote hanno trasformato l’isola da problema regionale a asset strategico, intensificando l’interesse di potenze esterne e complicando ulteriormente le dinamiche di risoluzione del conflitto. Le dispute sulle zone economiche esclusive tra Grecia, Cipro e Turchia hanno assunto dimensioni che trascendono la questione cipriota, coinvolgendo direttamente gli interessi energetici europei e la sicurezza degli approvvigionamenti.

Il progetto del cavo elettrico sottomarino che dovrebbe collegare Grecia, Cipro e Israele rappresenta un caso emblematico di come l’energia stia ridefinendo le alleanze regionali. La Turchia ha minacciato di ostacolare questo progetto, considerandolo una violazione dei propri diritti marittimi, mentre l’UE lo vede come un’opportunità per diversificare le fonti energetiche e rafforzare la connettività strategica del Mediterraneo orientale. Questa tensione evidenzia come la questione cipriota sia ormai indissolubilmente legata alle dinamiche energetiche regionali e alle strategie di sicurezza dell’Unione Europea.

Prospettive e scenari futuri

L’orizzonte temporale fissato dal presidente Christodoulides per l’ingresso nell’area Schengen entro il 2026 rappresenta sia un’opportunità che un rischio calcolato. Da un lato, l’integrazione maggiore con l’Europa potrebbe rafforzare la posizione negoziale greco-cipriota; dall’altro, potrebbe irrigidire ulteriormente la posizione turca, che già considera l’Unione Europea una parte non neutrale nel conflitto.

La strategia di Ankara sembra ormai orientata verso il consolidamento dello status quo attraverso il riconoscimento internazionale della Repubblica Turca di Cipro del Nord. Tuttavia, l’isolamento diplomatico crescente e le pressioni economiche potrebbero spingere la Turchia verso una maggiore flessibilità, specialmente considerando le sue aspirazioni europee mai completamente abbandonate.
Il successo della missione di Johannes Hahn dipenderà dalla sua capacità di riconciliare posizioni apparentemente inconciliabili in un contesto regionale in rapida evoluzione. La questione cipriota, che ha resistito a cinquant’anni di tentativi di risoluzione, si trova oggi di fronte a quello che potrebbe essere l’ultimo tentativo serio di mediazione europea prima che le dinamiche geopolitiche regionali rendano ancora più complessa una soluzione negoziata. L’isola che per secoli è stata crocevia di civiltà e culture potrebbe finalmente trovare una via verso la riconciliazione, oppure cristallizzare definitivamente la sua divisione in uno scenario di due Stati separati che cambierebbe per sempre gli equilibri del Mediterraneo orientale.

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