Cina: il terrorismo islamico, il separatismo etnico e i limiti della censura

I musulmani sono presenti in Cina fin dal VII secolo d.C. e sebbene la Costituzione della Repubblica Popolare Cinese riconosca alle minoranze delle tutele, le stesse lamentano una forte discriminazione. Tra queste vi è l’etnia uigura, turcofona, musulmana sunnita e di origine altaica che si trova nella regione autonoma dello Xinjiang, nell’estremo occidentale della Cina. Le lotte tra questa minoranza e la maggioranza Han si susseguono da secoli, recentemente, però, questi attacchi sono avvenuti nel cuore stesso della Cina interna e fanno pensare a un gruppo terroristico organizzato.

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Nei media internazionali si è recentemente iniziato a parlare degli attentati islamici in Cina: questi attacchi non sono però novità, infatti analizzando le fonti storiche si scopre che gli attacchi alla popolazione Han nella regione autonoma dello Xinjiang iniziarono con una certa frequenza negli anni novanta. La particolarità di questi attacchi era sempre stata quella di scatenarsi entro i confini della regione e quasi sempre contro amministrazioni locali o rappresentanze del Partito al potere. Un modus operandi che rientrava nelle rivendicazioni di autonomia perpetrate da parte delle minoranze etniche della regione.
Molti degli attacchi nascono come rivolte estemporanee contro gli abusi subiti dalle minoranze da parte delle forze dell’ordine nel quotidiano. Con la neo presidenza di Xi Jinping nel 2013, si è fatto un maggiore ricorso alle armi da parte della polizia e dei corpi militari nei centinaia di scontri avvenuti nel 2013 nello Xinjiang sono morte 219 persone la quasi totalità tra la minoranza uigura e i civili, mentre un decimo delle vittime era fra le forze dell’ordine.

Sono due gli attacchi che manifestano, però, l’affermarsi di un terrorismo strutturato di matrice islamica in Cina: il primo è avvenuto a fine ottobre 2013 in piazza Tienanmen, quando un 4×4 ha attraversato la piazza piena di turisti prima di schiantarsi e andare a fuoco vicino al ritratto di Mao Zedong. I tre uomini presenti nell’auto e due turisti sono morti mentre decine sono stati i feriti. L’attentato suicida, che è avvenuto pochi giorni prima della terza sessione plenaria del XVIII Congresso del Comitato Centrale del Partito Comunista, è stato rivendicato dall’ETIM, il Movimento Islamico del Turkestan orientale, movimento presente nella lista delle formazioni terroristiche stilata dal Congresso USA a seguito degli attacchi dell’undici settembre.

Il secondo attacco terroristico è avvenuto il primo marzo 2014 nella stazione ferroviaria di Kunming, nello Yunnan, regione nella parte meridionale della Cina. Otto persone armate di coltelli e coltellacci hanno attaccato i viaggiatori in attesa nella stazione. Prima di essere fermati dalla polizia (quattro sono stati uccisi e gli altri quattro arrestati), quelli che sono stati identificati come uiguri dello Xinjiang sono riusciti a uccidere 29 persone. Anche questo secondo attentato è avvenuto poco prima dell’apertura di due importanti eventi politici, la dodicesima Assemblea Nazionale del Popolo (il Parlamento cinese, NdR) e la Conferenza politica consultiva del Popolo cinese.

Rispetto ai precedenti attacchi questi si caratterizzano per l’essere stati attuati al di fuori dello Xinjiang e contro obiettivi civili. Questa novità ha fatto definire l’ultimo attacco come l’”11/9 cinese” e il Presidente Xi Jinping ha annunciato delle «severe ripercussioni» nei confronti dei separatisti. La crescente ‘popolarità’ della questione ha portato i media internazionali a interessarsi alla situazione nello Xinjiang. Il 22 maggio scorso la notizia dell’attentato esplosivo in un mercato della Regione uigura è comparsa nelle testate mondiali, prima era successo solamente durante la sommossa di Urumqi nel 2009. Sebbene i media internazionali e, molti analisti riportino le notizie di questi attentati e di altri minori, non sono però in tanti a porsi due questioni.

La prima questione è una critica sull’attendibilità delle informazioni presentate. Avvenendo in luoghi pubblici gli attacchi ricevono una copertura da parte dei cittadini che potrebbero contribuire alla diffusione delle informazioni tramite il citizen journalism oggi sempre più diffuso grazie alle fotocamere dei telefonini, ma intervenendo la nota censura cinese, a seguito di ogni attentato viene fatta piazza pulita dei vari scatti. Inoltre la presenza come uniche fonti dei comunicati del Governo e dell’Agenzia stampa di governo, la Xinhua, nonché il contenimento dei media stranieri limitano molto la credibilità della ricostruzione degli eventi e soprattutto le sicure e repentine accuse verso la minoranza uigura.
La seconda questione riguarda i motivi di questi attacchi terroristici. La minoranza uigura e i musulmani in Cina vantano una presenza millenaria nella storia cinese. I mercanti arabi avevano relazioni con la Cina da prima della nascita di Maometto e dopo la conversione all’Islam la presenza dei musulmani nei ruoli chiavi militari, amministrativi e del commercio nelle differenti Dinastie è indiscutibile. Sebbene avessero delle limitazioni religiose questi si erano sempre dimostrati fedeli ai regnanti fino all’arrivo della Dinastia Qing (l’ultima Dinastia cinese che regnò dal 1644 al 1911) contro cui si schierarono in favore dei predecessori, i Ming. Con la Dinastia Qing molti musulmani videro un aumento delle discriminazioni mentre altri furono costretti a ‘cinesizzarsi’ abbandonando l’uso della lingua e venendo forzati alle relazioni miste. I loro discendenti sono oggi conosciuti come esponenti della minoranza Hui, distinguibile dagli Han solo per la professione religiosa, sebbene non ortodossa, e per il mantenimento di alcuni abiti tradizionali.
Nelle zone periferiche come lo Xinjiang (che significa letteralmente nuova frontiera), le minoranze etniche rimasero maggioritarie. La Dinastia Qing come anche il Governo repubblicano sorto nel 1949 attuarono a più riprese delle migrazioni pianificate per portare gli Han nelle regioni periferiche, e questo fu fatto per favorire il controllo ‘cinese’ nelle “zone cuscinetto”, ovvero quelle zone che dovevano difendere la Cina interna da eventuali attacchi.

Dopo la fine della Dinastia Qing, nel 1911, il controllo dello Xinjiang passò a dei signori della guerra che alternavano le loro alleanze tra la Cina e l’Unione Sovietica, e questo permise la creazione di due Repubbliche Indipendenti del Turkestan Orientale, che malgrado la loro breve vita riuscirono a dare un forte slancio morale alla minoranza uigura. Questa nei negoziati di riunificazione della Repubblica Popolare del 1949 riuscì a guadagnare la concessione dell’autonomia della Provincia da parte del Governo centrale (Autonomia che però non si è realizzata de facto, essendo il Governo Centrale a porre il veto sia in materia legislativa che finanziaria).

Le campagne degli anni ’50 e la Rivoluzione Culturale portarono poi alla carcerazione degli intellettuali uiguri, dei filo-sovietici (veniva accusato di essere filo-sovietico chiunque movesse la più piccola critica verso le azioni del governo centrale) e alla dissacrazione dei luoghi di preghiera (molte moschee furono trasformate in porcilaie durante la Rivoluzione culturale). L’arrivo di Deng Xiaoping nel 1979 portò a una mitigazione delle politiche discriminatorie e all’apertura all’Occidente. Molti politici e pensatori cinesi ritengono questo ‘rilassamento’ la causa principale della nascita della minaccia separatista, mentre le cause principali sono la povertà in cui versano gli Uiguri e i privilegi offerti agli Han per stabilirsi nella regione.

La politica cinese ha inoltre posto il separatismo, l’estremismo religioso e il terrorismo sullo stesso livello, definendoli i “Tre Mali” da eradicare e punire con pene severe, inclusa la pena di morte. L’apice della lotte ai separatisti è arrivato a seguito degli attacchi alle Torri gemelle del 2001 quando il governo cinese si è subito schierato al fianco degli Stati Uniti nella lotta al terrorismo mondiale e a quello domestico dichiarando ogni movimento separatista come movimento terroristico. Il governo statunitense, sebbene abbia mantenuto nella lista due movimenti terroristici legati agli uiguri (uno è il sopraindicato ETIM) riprende spesso il Governo cinese contro le violazione dei diritti umani commesse nei confronti degli Uiguri e ha concesso asilo politico a molti intellettuali uiguri ritenuti separatisti/terroristi dal governo cinese.

I piani del governo cinese sembrano condurre verso un completo annichilimento delle minoranze, lo Xinjiang non è come il Tibet dove i tibetani mantengono una percentuale schiacciante nei confronti dell’etnia Han. Solo nella parte sud-occidentale della regione autonoma dello Xinjiang, gli uiguri conservano una percentuale maggioritaria. Purtroppo, però, queste zone sono anche le più povere e sottosviluppate.