Le relazioni tra Cina e Myanmar nell’era di Aung San Suu Kyi

Dalla gestione dei ribelli Wa alla diga di Myitsone: gli elementi fondamentali del nuovo corso delle relazioni con Pechino nella storica giornata dell’insediamento del governo guidato dalla NLD.

Le relazioni tra Cina e Myanmar nell’era di Aung San Suu Kyi - GEOPOLITICA.info (cr: AFP)

La travolgente vittoria elettorale della National League for Democracy (NLD) dello scorso novembre ha generato un sentimento di grande speranza nel paese e ha attirato l’attenzione dei media mondiali. La vittoria del partito di Aung San Suu Kyi era prevedibile, ma i dati usciti dalle urne hanno sorpreso praticamente tutti gli analisti. Persino il risultato proveniente dalla nuova capitale Naypyidaw, abitata in prevalenza da burocrati e funzionari legati alla giunta militare, è stato positivo per NLD, mentre nelle regioni con una grande presenza di partiti etnici radicati sul territorio la tenuta del partito di Suu Kyi è stata ottima. I prossimi mesi costituiranno un momento importantissimo per il paese, la transizione non è affatto facile e molti sono i potenziali punti di scontro con le forze armate birmane.

La Tatmadaw (le forze armate birmane) ha governato il paese per più di sessanta anni, le strutture di potere e l’organizzazione statale è ancora saldamente in mano ai militari e la legge elettorale approvata nel 2012 riserva alle forze armate un notevole potere politico.  Il clima non sembra suggerire radicali sconvolgimenti, sin dalle prime dichiarazioni alla stampa Aung San Suu Kyi ha sottolineato la necessità di cambiamenti netti e decisi ma ha anche espresso la volontà di costruire un percorso unitario e comune. L’esigenza di una riconciliazione nazionale ha costituito il minimo comun denominatore di tutte le uscite pubbliche della indiscussa protagonista del cambiamento in Myanmar. La necessità di costruire una nuova relazione con la Cina è cruciale per garantire al paese lo sviluppo dell’economia e una stabilità internazionale, nonostante la recente apertura all’Occidente Pechino rimane il principale partner economico del Myanmar.

Le relazioni con la Cina saranno fondamentali per gestire le regioni del nord est, ancora saldamente in mano alle milizie militari e ai trafficanti di eroina. Gli Wa hanno una particolare relazione con la Cina, sin da quando il Partito Comunista cinese decise nel 1960 di fornire supporto incondizionato al Communist Party of Burma (CPB). La maggior parte dei guerriglieri del CPB era composto da Wa mentre i finanziamenti e la fornitura di armi era garantita da Pechino. Anche dopo l’armistizio del 1989 i rapporti con la Cina rimasero solidi e il supporto logistico continuò in forma diversa, più incentrato sulle necessità della popolazione. Gli Wa hanno costruito un rapporto privilegiato con la Cina, la struttura organizzativa a Pangkham, la capitale dello stato Wa, è stata pensata sul modello di quella cinese, con la presenza di un comitato centrale e di un partito che si occupa in toto della gestione della cosa pubblica. La capacità militare degli Wa è nettamente superiore a quella degli altri gruppi etnici ribelli, le forze armate birmane non hanno nessun tipo di controllo sulla regione abitata dagli Wa ma soprattutto nessun gruppo può far affidamento su un supporto economico come quello garantito da Pechino e sull’ingente flusso di denaro proveniente dal traffico di droga. I leader dello United Wa State Army (UWSA) hanno sinora rifiutato di incontrare ufficialmente i rappresentanti dello stato birmano insieme agli altri gruppi etnici ribelli, proprio per marcare la differenza tra il potenziale dei ribelli Wa rispetto agli altri gruppi. La strategia di negoziazione degli Wa è strettamente legata ad un filo diretto con Pechino e con tutta probabilità nel primo anno di governo Aung San Suu Kyi dovrà cercare un accordo con lo UWSA.

La situazione non è tuttavia di semplice lettura, numerosi fonti hanno riportato come la dirigenza dello UWSA abbia deliberatamente appoggiato i candidati della NLD durante le recenti elezioni in Myanmar. Le ragioni dietro questo supporto, ufficialmente non confermato ma evidenziato dai principali analisti, sono molteplici. Innanzitutto il successo di Aung San Suu Kyi e del suo partito sembrava scontato e incontrovertibile, quindi nessuno a Pechino e a Pangkham aveva ragione di ostacolare un risultato ormai sicuro. L’avvicinamento delle forze armate birmane agli Stati Uniti negli ultimi tre anni hanno poi decretato un costante allontanamento tra la Cina e la Tatmadaw. La posizione di Aung San Suu Kyi è ostacolata dalla costituzione, che riserva le decisioni su confini e politica estera alla Tatmadaw attraverso l’assegnazione d’ufficio dei rispettivi ministeri. La visita di Aung San Suu Kyi nel giugno del 2015 a Pechino ha mostrato come la leader della NLD abbia ben in vista la necessità di costruire delle solide relazione con l’ingombrante vicino.

La gestione dei territori abitati dagli Wa costituisce un importante punto dell’equilibrio con la Cina, da parte birmana la decisione sul futuro della diga di Myitsone sarà un altro importante fattore di bilanciamento. Il progetto, interamente finanziato da Pechino, su cui incombono le critiche unanimi degli ambientalisti fu bloccato dal presidente Thein Sein negli ultimi mesi del 2011, poco prima delle aperture verso il processo democratico che avrebbero portato alle elezioni suppletive del 2012 e allo straordinario successo della NLD nel 2015. Ora la responsabilità sulla scelta di proseguire con il controverso progetto della diga di Myitsone ricadrà sulle spalle della leader della NLD e sarà uno dei punti cruciali del nuovo corso di relazioni tra Myanmar e Cina e della pacificazione dei territori controllati dallo UWSA.

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