Cina: Dual Circulation, la nuova strategia economica di Xi

Essendosi appena concluso a Pechino il plenum in cui sono stati affrontati i contenuti del quattordicesimo piano quinquennale (2021-2025), il segretario del Partito Comunista Cinese Xi Jinping ha preannunciato alcune linee guida che la Cina vorrà attuare in merito all’economia nazionale.

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Negli ultimi decenni lo sviluppo economico della Cina è stato strettamente vincolato ai mercati esteri, per quanto riguarda sia le importazioni sia le esportazioni. Infatti, con l’importazione di materiali grezzi e la loro successiva trasformazione ed esportazione sotto forma di prodotto ultimato, la Cina si è affermata nel panorama globale come territorio di produzione piuttosto che di consumo. Di conseguenza, nonostante i dettagli non siano ancora stati pienamente annunciati, ciò che è emerso con chiarezza dalle comunicazioni pubbliche è la volontà della Cina di svincolarsi dalle potenze economiche e tecnologiche straniere e promuovere la crescita di un mercato interno. Con la nuova strategia, che prende il nome di dual circulation, la Cina però non vuole convertirsi all’autarchia, bensì bilanciare la propria economia puntando a ridurre la vulnerabilità causata da possibili shock finanziari esterni.

Perché’ adesso?

La dual circulation si inserisce coerentemente in un contesto in cui la necessità della Cina di svincolarsi da altre potenze economiche era già stata programmata.

Infatti, la fragilità dell’economia di un paese sostenuto da esportazioni e la diretta dipendenza dai movimenti economici delle potenze straniere era già stata constatata durante la crisi del 2008. A questo shock globale, la Cina aveva dignitosamente risposto cercando di spingere sulla domanda interna e sull’innovazione tecnologica. Pertanto, durante l’ultimo decennio le politiche economiche si sono concentrate consistentemente sul tentativo di potenziare il mercato nazionale.

In tale scenario, alcuni fattori esterni hanno irrotto con prepotenza, perciò adottare una nuova politica economica si è rivelato urgente e necessario.

Nonostante la Cina sia l’unica grande potenza economica con una previsione di chiusura annuale in positivo, l’impatto che la pandemia da Covid-19 ha avuto sul Paese è notevole. Infatti, le misure cautelari e di chiusura dei paesi come risposta alla diffusione del virus, hanno fatto precipitare una già affaticata economia mondiale limitando la circolazione di prodotti esportati dal territorio cinese.

Un altro importante fattore che rende urgente la realizzazione di un mercato circolare interno è dato dalla frattura economica e politica con gli Stati Uniti. La Cina ha di fatto riposto la propria stabilità economica anche nell’importazione di prodotti high-tech di origine statunitense: la Cina fa infatti affidamento su semiconduttori importati per soddisfare oltre l’85% della domanda. Inoltre, la pressione adottata dagli Stati Uniti per quanto riguarda il settore tecnologico sta spingendo il paese ad investire in aziende cinesi che possano portare ad autosostentare la domanda di tecnologie chiave.

Circolazione interna

Lo scopo principale della dual circulation è, quindi, lo sviluppo di un mercato interno che possa trasformare il paese dal precedente stato di territorio di produzione ad un territorio di consumo interno in cui la società cinese gioca un ruolo fondamentale. Per aumentare la domanda nazionale è pertanto necessario provocare un circolo di capitale all’interno della società e permettere ai cittadini di partecipare attivamente all’economia del paese attraverso il consumo di beni nazionali. Tuttavia, l’urbanizzazione delle campagne cinesi avvenuta negli ultimi anni e la manodopera a basso costo volta all’incremento dell’esportazione dei prodotti, hanno visto una forte degradazione dello stile di vita dei lavoratori cinesi. Negli anni i lavoratori migranti hanno di fatti subito una forte marginalizzazione dal punto di vista sociale ed economico e ciò non ha permesso una partecipazione integrale di questi all’interno del mercato nazionale. Con lo scopo di migliorare la situazione, sono state varate riforme a favore delle condizioni dei lavoratori, come l’aumento del minimo salariale, che hanno ampliato la possibilità di consumo interno.  Infatti, il Paese comprende 400 milioni di lavoratori appartenenti alla classe media e, trattandosi di un valore in crescita, il potenziale di consumo interno è straordinario. Per aumentare maggiormente la domanda interna la Cina sarà pertanto chiamata a migliorare ulteriormente le condizioni sociali ed economiche dei nuovi lavoratori per aumentare la possibilità di un flusso interno di capitale e migliorare la circolazione nazionale.

Un altro aspetto essenziale che interessa la dual circulation è lo sviluppo di una catena di approvvigionamento del Paese, così da evitare la dipendenza dalle importazioni. Le preoccupazioni riguardo al futuro della supply chain cinese interessano principalmente tre diversi settori, ovvero quello tecnologico, energetico e alimentare.

Il settore tecnologico è stato definito il settore trainante di questa nuova strategia economica. Diminuendo fortemente la dipendenza da paesi occidentali per la produzione di strumenti di alta tecnologia, la Cina intende istituire un ecosistema tecnologico nazionale con nuove risorse di investimento come intelligenza artificiale e circuiti integrati. Seguendo quindi un modello rivolto all’innovazione, la Cina riuscirebbe a raggiungere uno sviluppo di alta qualità, mantenendo autosufficienza per molto tempo. 

Per quanto riguarda il settore energetico, la Cina nel 2019 ha importato quasi l’85% di petrolio consumato e oltre il 40% di gas. Tuttavia, le recenti tensioni geopolitiche hanno manifestato problematiche su possibili interruzioni di rifornimenti di energia e la Cina ha quindi deciso di puntare su alternative sostenibili ed energie rinnovabili, oltre alla diversificazione delle relazioni internazionali per quanto riguarda il settore energetico.

L’ultimo settore è quello alimentare in quanto si prevede che nei prossimi anni la Cina possa subire un deficit di produzione di cereali. Infatti, con l’urbanizzazione avvenuta negli ultimi decenni molti abitanti delle zone rurali hanno abbandonato le campagne per essere assunti nelle fabbriche cittadine, provocando mancanza di manodopera per le attività agricole. La preoccupazione si estende quindi alla stabilità sociale in quanto se effettivamente si verificasse una carenza alimentare ciò andrebbe ad incidere sui prezzi dei prodotti, causando carestie.


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Ripercussioni internazionali

Nonostante si voglia spingere sulla crescita del mercato interno, non si tratta tuttavia di un processo di de-globalizzazione, in quanto la Cina non ha manifestato l’intenzione di tagliare completamente i rapporti con il mercato internazionale. Si tratta piuttosto di un nuovo modello di sviluppo economico in cui circolazione interna ed esterna coesistono e si completano a vicenda. Infatti, Pechino ha ampliato la possibilità di entrare nel mercato cinese agli investitori stranieri che possono beneficiare di maggiori opportunità di investimento, di politiche più aperte e di più ampia copertura degli strumenti finanziari. Ciò che appare più probabile è che società straniere dirigeranno il proprio capitale verso attività denominate in renminbi e assumeranno la maggioranza delle joint-venture cinesi, aumentando gli investimenti in Cina.

Nel frattempo, la Cina continuerà a proporre iniziative che sostengono globalizzazione e multilateralismo, come ad esempio la Nuova Via della Seta volta al miglioramento di una connessione internazionale con i paesi euro-asiatici.

Nonostante non sia ancora stato rivelato un piano dettagliato di questa nuova strategia e ci siano ancora alcuni punti interrogativi, appare evidente che la Cina si senta ancora più pronta ad avere un ruolo attivo e fondamentale nell’assettamento economico globale dei prossimi anni.