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23/05/2025
Cina e Indo-Pacifico

Chittagong: la ‘perla’ cinese nel Bangladesh

di Leonardo Gioia

Con la Belt and Road Initiative (BRI), Pechino trasforma il porto di Chittagong in un hub strategico. Tra investimenti miliardari e la "Collana di Perle", il Bangladesh diventa un tassello cruciale nello scontro per il dominio delle rotte marittime e l’influenza globale.

Con la Belt and Road Initiative (BRI), Pechino trasforma il porto di Chittagong in un hub strategico. Tra investimenti miliardari e la “Collana di Perle”, il Bangladesh diventa un tassello cruciale nello scontro per il dominio delle rotte marittime e linfluenza globale.

L’interesse della Cina per la regione si inserisce in un disegno più ampio: il controllo delle rotte marittime e dei corridoi terrestri cruciali dell’Asia Meridionale. Pechino ha già investito su porti e corridoi terresti in tutta l’Asia meridionale, come il porto di Gwadar, il CPEC (Pakistan) e il porto di Hambantota (Sri Lanka), replicando a Chittagong un modello volto a consolidare la sua influenza economica. Questa espansione risponde a una duplice esigenza: contrastare il Pivot to Asia degli Stati Uniti e affermarsi come potenza egemone regionale. La modernizzazione della marina militare e della flotta commerciale cinese riflette una strategia di equilibrio interno-esterno, che combina sicurezza nazionale e proiezione economica. Attraverso l’accesso all’Oceano Indiano, Pechino applica la logica della String of Pearls, una rete di hub portuali pensata per dominare i litorali chiave e penetrare mercati emergenti. Il Bangladesh, con il suo porto di Chittagong, diventa così un tassello irrinunciabile per l’espansione commerciale cinese e il contenimento delle potenze rivali.

Storia delle relazioni internazionali Cina-Bangladesh 

Le relazioni internazionali tra Cina e Bangladesh affondano le radici nella guerra Indo-Pakistana del 1971. Pechino, alleata storica del Pakistan, inizialmente guardò con diffidenza alla nascita del Bangladesh, vista come un prodotto della sconfitta pakistana, ma quattro anni più tardi, nel 1975, avviò le prime relazioni diplomatiche, iniziando a costruire un rapporto basato sulla cooperazione economica. Per la Cina, il neonato Bangladesh divenne subito un punto d’appoggio strategico nell’Oceano Indiano, mentre per Dacca Pechino si rivelò un partner alternativo allIndia, con cui i rapporti rimanevano tesi. 

Dall’inizio del XX secolo, la Cina ha intensificato la cooperazione economica attraverso investimenti infrastrutturali. Il vero salto di qualità è avvenuto con l’annuncio della BRI nel 2013, che ha portato alla realizzazione di mega-progetti infrastrutturali nell’ecosistema di Chittagong. Oggi la Cina è il primo partner commerciale del Bangladesh, con cui ha persino realizzato una special trade regulamentation, riducendo del 97% i dazi degli articoli di esportazione del paese.

Gli investimenti cinesi in Bangladesh

Il Bangladesh ha adottato nel tempo una politica estera abilmente bilanciata, cercando di trarre vantaggio dalla BRI senza provocare eccessive preoccupazioni in India, con cui condivide un lungo confine. A partire dal 2016, Dhaka ha progressivamente intensificato la sua adesione alla BRI, attratta dalle opportunità di sviluppo infrastrutturale e dalla crescita economica. Questo approccio ha portato risultati tangibili: il Bangladesh ha mantenuto un tasso annuo di crescita del PIL superiore al 7% dal 2016, sostenuto dai corridoi commerciali come il BCIM (Bangladesh-Cina-India-Myanmar), fondamentali per potenziare le capacità di import-export del paese. Il Bangladesh, insieme al Pakistan, è l’unico Paese dell’Asia meridionale a ospitare sia la componente terrestre sia marittima della BRI. Non a caso, è il secondo maggior beneficiario di finanziamenti BRI nella regione, con progetti infrastrutturali da 10 miliardi di dollari. Tra questi spiccano il porto di Chittagong, snodo cruciale per il commercio regionale, e il porto di Payra Deep-sea, finanziato con un accordo da 600 milioni di dollari. Nonostante gli ingenti investimenti cinesi, il Bangladesh ha dimostrato una selettività strategica, allineando la BRI alle proprie priorità nazionali senza cedere a pressioni esterne. Tuttavia, per l’India il Bangladesh rimane un partner più vitale che per la Cina, data la vicinanza geografica e gli intrecci economici e di sicurezza. 

Il punto di svolta nelle relazioni bilaterali è avuto con la visita di Xi Jinping nel 2016 che ha portato alla firma di accordi per 21,5 miliardi di dollari, tra cui sovvenzioni, prestiti e progetti infrastrutturali. Tra i più significativi: il Padma Bridge Rail Link, collegamento ferroviario strategico tra la capitale e il sud del Paese; la zona industriale di Anwara, polo per gli investimenti manifatturieri cinesi; la centrale elettrica di Payra, realizzata con partner sudcoreani; la modernizzazione del porto di Chittagong, con terminal per megacontainer finanziati da Pechino. 

Mentre l’India ha scelto di prendere le distanze dalla BRI, in Bangladesh l’iniziativa è vista come un’“opportunità doro”, tanto che Dhaka ha saputo sfruttarne i benefici senza allinearsi automaticamente alla politica cinese. Progetti come il ponte Padma sono diventati simboli di questa collaborazione, ma anche potenziali tasselli della String of Pearls cinese nell’Oceano Indiano.

L’ecosistema di Chittagong

Chittagong rappresenta un modello unico nell’espansione cinese in Asia meridionale: non è un singolo progetto isolato, piuttosto un polo multifunzionale che combina logistica, industria, energia e tecnologia in un unico sistema strategico. Al centro di questo ecosistema c’è il porto di Chittagong, potenziato dalla Cina ma gestito dall’autorità portuale bangladese, che funge da snodo cruciale per il corridoio China-Myanmar-Bangladesh-India (BCIM). La sua importanza va oltre il commercio: insieme ai collegamenti ferroviari finanziati da Pechino, come la linea Chittagong-Cox’s Bazar, l’hub di Chittagong permette alla Cina di accedere al Golfo del Bengala aggirando lo strategico Stretto di Malacca. Attorno al porto si è sviluppato un complesso industriale integrato, dominato dalla Chinese Economic and Industrial Zone di Anwara, dove operano fabbriche cinesi specializzate in tessili, acciaio ed elettronica, che sfruttano la manodopera a basso costo per esportare verso UE e Asia. L’ecosistema include anche una componente energetica, con centrali a carbone come quella di Payra, e una dimensione tecnologica, con Huawei impegnata a implementare sistemi di “smart port” e sorveglianza digitale. Chittagong è di conseguenza una rete resiliente: se un settore vacilla, gli altri compensano. Questo “ecosistema” riduce i rischi della BRI e consente alla Cina di radicare la sua influenza non solo attraverso infrastrutture, ma con una presenza economica e strategica multistrato.

L’ecosistema di Chittagong oggi: tra crescita economica e nuove sfide

La partecipazione del Bangladesh alla BRI ha registrato una significativa accelerazione a partire dal 2016. In un’intervista esclusiva a China Daily, il presidente della Federazione delle Camere di Commercio e Industria del Bangladesh (FBCCI) ha evidenziato come i progetti BRI nel Paese, valutati 10 miliardi di dollari, siano destinati a favorire lo sviluppo industriale e aumentare l’attrattività domestica per gli investitori stranieri. La Cina è oggi il maggiore partner commerciale del Bangladesh, mentre quest’ultimo è diventato il secondo partner cinese in Asia meridionale, con un volume di scambi bilaterali superiore a 12 miliardi di dollari.

Dal 2019, l’Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB) ha ampliato il suo impegno nell’investimento infrastrutturale in Bangladesh, valutando il finanziamento di quattro nuovi progetti: l’espansione della rete elettrica di Dhaka, il miglioramento del sistema idrico della capitale, la costruzione del ponte di Kewatkhali e l’ammodernamento della strada Sylhet-Tamabil. Nel febbraio 2020, un passo significativo è stato compiuto con la creazione del Dhaka Elevated Expressway, il primo grande progetto infrastrutturale del Bangladesh realizzato con un modello PPP (Public-Private Partnership). Il consorzio First Dhaka Elevated Expressway Company ha ottenuto finanziamenti per 861 milioni di dollari dalla China EXIM Bank, con un contributo aggiuntivo del governo bangladese. Nel 2022, un altro tassello si è aggiunto alla collaborazione bilaterale con la firma di un protocollo dintesa tra la Bangladesh Economic Zones Authority (BEZA) e la cinese China Road and Bridge Corporation (CRBC) per sviluppare una zona economica dedicata agli investitori cinesi vicino a Chittagong.

Il 29 novembre 2022 ha segnato una pietra miliare per il Bangladesh con il completamento dei lavori civili del Bangabandhu Sheikh Mujibur Rahman Tunnel, il primo tunnel sottomarino dell’Asia meridionale. Realizzato dalla cinese China Communication Construction Company (CCCC) con un finanziamento di 689 milioni di dollari dalla China Exim Bank, l’infrastruttura si estende per 9,3 km sotto l’estuario del fiume Karnaphuli, collegando le due sponde di Chittagong. I lavori sono stati ufficialmente conclusi il 29 febbraio 2024. Il 30 maggio 2023, la China Exim Bank ha firmato un accordo di prestito con il Bangladesh per finanziare l’impianto di trattamento delle acque di Rajshahi, sostenuto dalla banca cinese nel Paese. Nel novembre 2023, l’inaugurazione della ferrovia Dohazari-Cox’s Bazar ha celebrato un altro successo della partnership Cina-Bangladesh. Costruita da due compagnie cinesi, la linea riduce il viaggio tra Chittagong e Cox’s Bazar, promuovendo il commercio. Il progetto è anche un tassello del corridoio BCIM (Bangladesh-Cina-India-Myanmar), evidenziando il modello BRI di “consultazione congiunta e benefici condivisi”. Nel dicembre 2023, il porto di Chittagong ha inaugurato il primo sistema integrato mare-terra per lo stoccaggio e trasporto di petrolio del Bangladesh, progettato dalla cinese China Petroleum Pipeline Bureau (CPP). Questo impianto, finanziato dalla China Exim Bank, permette per la prima volta alle petroliere di scaricare greggio direttamente offshore, superando i limiti di profondità del porto.

Più recentemente, il 28 marzo 2025, Xi Jinping ha incontrato a Pechino Muhammad Yunus, consigliere capo del governo ad interim del Bangladesh, in occasione del 50° anniversario delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi. Nel colloquio, il Capo di stato cinese ha ribadito l’impegno a sostenere il Bangladesh nello sviluppo economico, sottolineando la volontà di elevare la cooperazione BRI in settori come digital economy, infrastrutture verdi e gestione idrica. Muhammad Yunus, da parte sua, ha confermato l’adesione del Bangladesh al principio di “One China” e l’interesse ad attrarre ulteriori investimenti cinesi, soprattutto per la transizione energetica e la trasformazione industriale. In conclusione, la partnership tra Cina e Bangladesh rappresenta oggi un caso emblematico di cooperazione Sud-Sud, in cui gli ingenti investimenti infrastrutturali si intrecciano con una visione diplomatica condivisa. Come sottolineato dall’economista Rashed Al Mahamud Titumir (Università di Dhaka), capace di promuovere un multilateralismo rinnovato di fronte al crescente protezionismo e alle tensioni geopolitiche. Con il 50° anniversario delle relazioni diplomatiche (2025) e il lancio di nuovi progetti nell’economia verde e digitale, i due Paesi sembrano pronti a scrivere un nuovo capitolo di questa partnership, che potrebbe diventare un blueprint per la cooperazione tra Asia e Global South.

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