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TematicheCina e Indo-PacificoLa Cina approda nelle Isole Salomone

La Cina approda nelle Isole Salomone

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Una notizia passata in sordina, ma che presenta implicazioni tutt’altro che secondarie (almeno nel lungo periodo), è la firma di un patto bilaterale di sicurezza tra la Repubblica Popolare Cinese e le Isole Salomone. Quest’ultimo Stato, sconosciuto ai più, si trova in una posizione geografica strategica nello scenario indo-pacifico. Vicino alle coste australiane, oltre la prima linea di isole (Taiwan, Giappone, Indonesia, Filippine, Malesia) delegate da Washington di contenere la hybris espansiva cinese. Mossa tattica astuta, che scavalca il fronte per situarsi nelle retrovie nemiche.

Analizzando più da vicino lo Stato insulare (circa mille isole), notiamo come sia uno dei tanti Stati con cui Pechino tesse trame economico-politiche da ormai molti anni; in genere stati relativamente poveri, di medio-piccole dimensioni territoriali, in cerca di finanziamenti o investimenti sul proprio territorio. Vittime ingenue di un gioco politico più grande di loro, di cui spesso entrano a far parte senza volerlo realmente. Lo dimostrano le parole di Manasseh Sogavare, primo ministro delle isole salomone, di fronte al parlamento: ”Non abbiamo intenzione di farci coinvolgere in una lotta di potere a carattere geopolitico” e Honiara, la capitale del paese, non è disposta a “schierarsi”.

Celeri le reazioni dei governi che hanno interessi strategici nella regione. Hanno espresso maggiore preoccupazione i vari portavoce di Giappone, Nuova Zelanda e Australia. Particolarmente gli ultimi due, che considerano le Isole Salomone come il loro “cortile di casa”. Infine, neanche a dirlo, Gli Stati Uniti, che hanno addirittura inviato nello stato arcipelago una delegazione composta da Kurt Campbell (coordinatore del consiglio di sicurezza nazionale per l’Indo-Pacifico) e Daniel Kritenbrink (assistente segretario di stato USA per gli affari dell’Asia orientale e del Pacifico) con lo scopo, si dice, di impedire la firma del documento.

Come mai tutta questa preoccupazione e, principalmente, cosa prevede o potrebbe implicare questo accordo bilaterale, apparentemente innocuo? Formalmente il patto prevede, in base a una bozza circolante su internet un mese fa, l’intervento Cinese, su richiesta di Honiara, con soldati dell’Esercito popolare di liberazione per “mantenere l’ordine sociale”. Pechino nega qualsiasi secondo fine. Non d’accordo Stati Uniti e alleati regionali, seriamente preoccupati che in futuro possa sorgere nell’arcipelago una base militare dell’Epl. Ad oggi non ci sono dichiarazioni o prove di questa intenzione. Avvertono però gli USA che, se la previsione dovesse avverarsi, agirebbero di conseguenza.

La mossa della Repubblica Popolare ha un proposito strategico. La regione Indo-Pacifica, ad oggi, è  causa delle maggiori preoccupazioni Statunitensi. L’intenzione di frenare l’espansionismo Cinese nell’area è stata accompagnata dalla firma di due trattati di fondamentale importanza per gli sviluppi geopolitici: QUAD (2017 – alleanza strategica tra India, Giappone, USA e Australia) e AUKUS (2021 – accordo di sicurezza trilaterale tra USA, UK, e Australia per lo sviluppo di sottomarini nucleari da parte di Canberra). 

Di fronte a questo scenario ostile la Cina opera di conseguenza, provando a riempire gli spazi vuoti lasciati dagli Stati Uniti. Strumenti d’azione sono il suo crescente soft-power e il suo, ormai affermato, potere economico. L’Oceania è un continente diviso in quattro regioni: Australia, Melanesia, Micronesia e Polinesia. Nelle ultime tre regioni è presente il più alto numero di Stati insulari al mondo. Solo per citarne qualcuno: Vanuatu, Figi, Palau, Kiribati, Stati Federati di Micronesia, Isole Marshall, Samoa, etc… Alcuni tra questi stati hanno già scelto a quale superpotenza afferire, altri no. Ecco l’esempio delle Isole Salomone. 

Può quindi essere questa la tattica Cinese nel prossimo futuro: proiettarsi oltre la prima catena di isole ostili, attraverso accordi securitari con i vari Stati insulari ancora neutrali, che le garantiscano punti di appoggio militare nella regione, aggirando parzialmente il contenimento e mettendo pressione agli avversari. Un disegno tattico che potrebbe acuire ulteriormente le tensioni nella regione e accelerare la resa dei conti finale tra Washington e Pechino. Ovviamente le questioni riguardanti Taiwan e il mar cinese meridionale restano centrali nell’agenda della Repubblica Popolare, cosciente che le dispute in quelle zone siano imprescindibili per raggiungere l’egemonia regionale prima e globale poi.

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