Cina-Africa: work in progress

Cina e Kenya sono due partner importanti nell’industria tessile mondiale. La prima per la produzione ed esportazione di prodotti finiti, la seconda per la produzione ed esportazione di cotone. Più recentemente la cooperazione in ricerca e sviluppo tra l’università keniana Moi e quella cinese Donghua sta avanzando anche nel settore del fashion design.

Cina-Africa: work in progress - GEOPOLITICA.info (cr. Reuters - Christopher-Herwi)

Le novità sui rapporti Cina-Africa e la visione occidentale

In Sudan, gli investimenti delle compagnie cinesi sono dominanti nel settore petrolifero, mentre in Niger il presidente Mahamdou Issoufou ha inaugurato il 2 agosto scorso un ospedale nella capitale Niamey, che è stato costruito e finanziato dalla Cina. Si tratta del più grande e moderno ospedale dell’Africa occidentale, costruito in uno dei paesi più poveri del continente, che consta di laboratori, centri di formazione e varie unità altamente specializzate. La cooperazione tra Cina e Niger è molto ampia e contempla progetti in tutti campi, dall’energia alla cultura, alla sicurezza, alle infrastrutture e allo sviluppo economico. In ambito turistico, il 2016 ha visto sinora un incremento del cinquanta per cento dei turisti cinesi in Sudafrica. Passando in rassegna le news sui rapporti tra Cina e Africa fornite dalle rispettive agenzie di stampa si evince ciò che è ormai noto: i rapporti cinesi col continente africano continuano a consolidarsi in ogni settore, economico, politico, culturale, energetico e socio-sanitario, nell’ambito delle decisioni prese nelle conferenze e riunioni del Forum on China Africa Cooperation e in seguito implementate a livello bilaterale.

Ciò nonostante, l’attitudine autoreferenziale dell’Occidente, nonché gli interessi strategici di Europa e Nordamerica, non aiutano l’opinione pubblica a cogliere oggettivamente i progressi tra Cina e Africa. Questa collaborazione continua a essere oggetto di forti critiche, che non di rado giudicano l’operato della Cina in chiave negativa, cioè caratterizzato da sfruttamento e oppressione. Secondo la ricostruzione di Asongu, Nwachukwu e Aminkeng (2014), gran parte dei media occidentali considera la presenza della Cina in Africa volta al solo conseguimento dei propri interessi, senza miglioramenti reali per l’Africa. L’approvvigionamento di materie prime e i nuovi sbocchi di mercato per i propri prodotti manifatturieri rappresenterebbero, secondo i detrattori, la cifra della presenza cinese in Africa, aumentando la dipendenza dei paesi africani dalla Cina ed impedendone la diversificazione economica (Maswana, 2015).

Al contrario, la Cina sostiene che la propria strategia verso l’Africa è di reciproco vantaggio: dove essa ottiene l’accesso alle risorse naturali e a nuovi mercati, l’Africa ottiene l’accesso agli investimenti, al commercio, agli aiuti e all’assistenza. Sulla base di vari studi di caso, si può dire che nell’ambito del partenariato sino-africano i pro superano i contro.

La strategia cinese

La strategia cinese verso l’Africa mira ad ottenere e consolidare l’accesso alle materie prime, alle risorse energetiche e a nuovi mercati. Allo stesso tempo, la Repubblica popolare vede l’Africa come un potenziale partner geoeconomico e geopolitico, e di conseguenza è interessata al rafforzamento dell’intero continente (Asongu, Nwachukwu, e Aminkeng, 2014). Per raggiungere tali obiettivi, la Cina ha sviluppato una strategia costituita da tre pilastri principali: la narrazione su una storia condivisa, la creazione di un’alleanza internazionale e lo scambio commerciale.

Primo pilastro. La narrazione storica viene utilizzata dalla Cina per guadagnare la fiducia e la preferenza dell’Africa rispetto all’Occidente. Non un modello da seguire, ma un partner con cui collaborare. La storia condivisa riguarda il comune passato di paesi colonizzati e lo status comune di paesi in via di sviluppo (Jackson, 2014). La cooperazione sud-sud, di ispirazione terzomondista, oggi può contare sulle risorse finanziarie, tecnologiche e politiche di un paese che, a parere di alcuni,  potrebbe diventare la prima potenza economica mondiale. Ancora una volta, in rappresentanza di quella parte del mondo che lotta da decenni per avere un peso maggiore sulla scena internazionale. Allo stesso modo, in base alla storia disastrosa del neoliberalismo nel mondo in via di sviluppo, la Cina offre all’Africa modalità di sviluppo e finanziamento alternative all’Occidente, senza interferenze nella politica interna e rispettosa della sovranità nazionale (contrariamente agli aiuti occidentali concessi in cambio di aggiustamenti strutturali talvolta dimostratisi disastrosi). Il modello cinese si concentra sui diritti economici, piuttosto che su quelli politici, sulla deregolamentazione graduale guidata dallo stato e ai fini di una maggiore concorrenza interna e, infine, sul contestuale impegno a investire nel settore pubblico, sotto forma di infrastrutture, sanità e istruzione (Cheru e Obi, 2011). Attraverso la narrazione sulla storia comune, la Cina sembrerebbe in grado di ottenere la fiducia dell’Africa e formare una partnership con cui sostenere un modello alternativo di sviluppo. Ciò dovrebbe sostenere l’ascesa cinese e servire da contrappeso al dominio occidentale.

Secondo pilastro. L’Africa come alleato internazionale è un obiettivo pienamente integrato nella strategia globale cinese e richiede un’Africa forte, economicamente sviluppata e stabile. A tal fine la Cina promuove la democratizzazione del sistema internazionale attraverso la richiesta di due ulteriori seggi permanenti nel Consiglio di Sicurezza, in rappresentanza del continente africano. Inoltre, per aiutare l’Africa nel processo di internazionalizzazione politica, la Cina invita ogni anno i diplomatici africani per discutere e osservare il proprio percorso allo sviluppo. Il Forum on China Africa Cooperation (FOCAC) è rivolto proprio a creare le condizioni politico-diplomatiche e le linee guida per uno sviluppo cooperativo mutualmente benefico. Attraverso il FOCAC, la Cina ha stanziato miliardi di dollari per il finanziamento delle piccole e medie imprese africane e cinesi, per l’investimento in ospedali, scuole, infrastrutture e progetti di energia pulita. Inoltre, ha cancellato il debito di alcuni dei paesi più poveri dell’Africa. La Cina sta anche investendo nel capitale umano dell’Africa, offrendo borse di studio per periodi di formazione in Cina e investimenti per la costruzione di decine di Istituti confuciani in tutta l’Africa, che non solo permetterà a molti di ricevere un’istruzione, ma mira anche a costruire una élite sensibile alla cultura cinese.

Terzo pilastro della strategia della Cina verso l’Africa: lo scambio economico. Il primo aspetto da sottolineare è che in cambio dell’accesso a materie prime agricole, petrolio e nuovi mercati, la Cina fornisce investimenti, aiuti e assistenza allo sviluppo. Per tali finanziamenti, a basso o nullo tasso di interesse, la Cina utilizza la PBoC, la Exim Bank e la banca per lo sviluppo agricolo, fornendo incentivi fiscali, crediti per stimolare gli investimenti e sostegno alle imprese locali. Queste banche assegnano anche le risorse per il Fondo di sviluppo Cina-Africa, che finanzia progetti nel settore agricolo, manifatturiero e delle infrastrutture (Gu, Chuanhong, Vaz, e Mukwereza, 2016).

Per quanto riguarda l’accesso a nuovi mercati, la Cina prevede presidi locali e zone economiche speciali (ZES), che offrono una varietà di prodotti ai consumatori africani, nuove opportunità di business, come joint venture con aziende locali, e nuovi posti di lavoro. Per esempio, una delle più famose aziende automobilistiche cinesi, Automobile Co. Ltd, ha istituito una filiale locale in Egitto e dal 2011 la Cina ha istituito ZES in Algeria, Egitto, Etiopia, Mauritius, Nigeria e Zambia. Dunque, non solo sbocco di mercato per l’export cinese, ma anche nuovi spazi per investitori stranieri in Africa.

In merito alle materie prime agricole, invece, la Cina investe nelle coltivazioni di cui ha bisogno, come cotone grezzo, tabacco e semi oleosi, in modo da aumentarne i rendimenti, creare surplus per l’esportazione e la sicurezza alimentare dei paesi più deboli. La Repubblica popolare ha ad esempio creato 48 centri di tecnologia agricola in tutta l’Africa che forniscono assistenza tecnica e consulenza ai produttori locali nell’ottica del muto vantaggio. Per esempio, in Mozambico la Cina ha investito nella coltivazione del cotone, riso e mais. Mentre il cotone è rivolto all’esportazione, il riso e il mais hanno lo scopo di garantire la sicurezza alimentare. Parimenti, in Zimbabwe la Cina ha investito nella coltivazione del tabacco e riso, e ancora una volta il tabacco è destinato all’esportazione e il riso alla sicurezza alimentare del paese (Brautigam e Zhang, 2013).

Infine, c’è l’accesso al petrolio. La Cina utilizza imprese statali per offrire prestiti o progetti ai paesi ricchi di petrolio. Questo è il caso, tra gli altri, di Algeria, Angola, Sudan. In Algeria, la Cina ha stipulato un accordo che garantisce l’accesso al petrolio, prevedendo nel contempo la costruzione di uffici governativi, centri commerciali e scuole. In Angola, la Sinopec ha ottenuto l’accesso al petrolio fornendo prestiti a basso interesse e aiuti per lo sviluppo dei trasporti, delle costruzioni, dell’istruzione e dei servizi sanitari. In Sudan, la China National Petroleum Co. possiede il 40% delle azioni della Greater Nile Petroleum Co, investendo in infrastrutture e in una raffineria (Cheru e Obi, 2011).

La Cina è riuscita, coerentemente alla sua strategia di cooperazione, a conquistare la fiducia di molti paesi africani, dimostrando di conseguire condizioni reciprocamente vantaggiose per mezzo di investimenti, scambi commerciali, aiuti, assistenza per l’agricoltura, ecc. Nonostante alcuni casi minoritari per nulla edificanti, in cui la presenza cinese ha generato effetti negativi sull’economia locale (ad esempio, cattive condizioni di lavoro a detrimento dei produttori locali), nel complesso si può concludere che nelle relazioni contemporanee tra Cina e Africa i benefici reciproci sembrano prevalere. L’Africa è riuscita ad esempio guadagnare tecnologia, prodotti, competenze, posti di lavoro e imprese.

I critici sulla collaborazione sino-africana sono in generale fuorvianti perché la Cina non si limita a estrarre risorse, ma assicura la diversificazione economica e lavora per una graduale industrializzazione dell’Africa, attraverso investimenti in vari settori e la formazione congiunta delle professionalità tecniche e manageriali. Pertanto, sembra proprio che i vantaggi reciproci non siano solo retorica, ma la realtà prevalente nelle relazioni tra Cina e paesi africani.

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