Chinese Dream: in vigore il primo Codice civile della Repubblica Popolare Cinese

È in vigore il primo Codice civile della RPC: si apre così un anno importante per il gigante asiatico, a cento anni dalla nascita del più longevo partito comunista. Approvato il 28 maggio 2020, il Codice è un traguardo del progetto politico di Xi Jinping, il Chinese Dream, volto a rendere la Cina un paese avanzato in ogni settore, tra cui il diritto, spina dorsale della società. Ma non solo: il Codice segna il compiersi di un disegno concepito più di un secolo fa e la storia ne rivela la portata, politica e culturale.

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Dall’Impero ad oggi: il percorso del diritto civile cinese

Il diritto civile, concettualmente e terminologicamente, arriva in Cina nel XIX secolo, portato dall’imperialismo occidentale che riduce buona parte del territorio sinico in zone coloniali, amministrate da leggi straniere. È il periodo chiamato dai cinesi Secolo dell’Umiliazione quando, costretto a rompere l’isolamento e a stravolgere la propria visione sinocentrica, l’Impero Celeste si trasforma, iniziando a riformare il sistema giuridico nel tentativo di salvarsi. Qui entra in gioco la categoria del diritto civile, estranea al diritto cinese tradizionale che non distingueva tra penale e civile, ma tra li, 禮, insieme di riti, consuetudini e tradizione di matrice confuciana, e fa,法, il diritto scritto dei codici dinastici, strutturato sul binomio violazione-sanzione. Le poche questioni civili erano regolate dal codice con la sola indicazione della sanzione, mentre l’aspetto orizzontale del diritto privato, dedicato ai rapporti di natura patrimoniale, familiare e personale tra consociati, era in mano alle formazioni sociali (corporazioni, clan, villaggi, famiglie) che principalmente attingevano al li.

L’arrivo occidentale sovverte la struttura giuridica e modernizzazione diventa imperativo categorico; la riforma  introduce nuovi concetti, costruisce un nuovo linguaggio e crea le fondamenta che hanno sorretto lo sviluppo del diritto civile fino ad oggi. Il tutto si condensa nella bozza del 1911 che, però, non diventa codice, fermata dalla caduta dell’Impero e dalla fondazione della Repubblica di Cina. Il periodo nazionalista, a guida Kuomintang, riprende il lavoro e, consolidando la transizione verso un ordinamento moderno, promulga nel 1931 il primo Codice civile, in vigore in Cina fino al 1949 e tuttora a Taiwan.  La nascita della RPC, ad opera del Partito comunista, rompe con il passato e anche il diritto ne è colpito: abrogati tutti gli atti legislativi, ci si ispira all’URSS per un nuovo sistema basato sul pensiero marxista-leninista. Concepito come strumento funzionale alla politica, il diritto rimane elemento importante e Mao stesso riconosce la necessità di un codice civile. Un progetto esiste, 263 articoli per un codice socialista a caratteri cinesi che, tuttavia, non resiste al vortice anarchico e antilegalista della Rivoluzione Culturale. Arriva il 1979 e Deng Xiaoping, leader de facto, intraprende la politica della porta aperta e le riforme che cambieranno per sempre il volto del Paese. Il progetto di un codice, emblema della modernizzazione, ritorna tra gli obiettivi della politica, ma i tempi non sono maturi e l’avanzare dell’economia e la nuova posizione internazionale reclamano norme tempestive: si adotta una strategia di singole leggi settoriali (per es.: Legge sui contratti nel 1999, Legge sui diritti reali nel 2007), mentre permane, talvolta latente talvolta esplicito, il desiderio di un corpo organico e completo di norme civilistiche. 

È sotto la leadership di Xi Jinping che vengono ripresi i lavori: il documento programmatico del Comitato Centrale del Partito nel 2014 annuncia ufficialmente l’arrivo di un Codice civile che, non più debitore dei modelli stranieri, imperniato su una tradizione giuridica lunga un secolo, sistematizzerà le leggi vigenti e avrà caratteri cinesi.

Il Codice civile cinese 2020: elementi di interesse

1.260 articoli, suddivisi in sette libri, il Codice è il prodotto organico dell’aggregazione di precedenti leggi civili e commerciali che accresce il sistema in coerenza, accessibilità e uniformità e vi introduce nuovi elementi. Sette sono alcuni punti significativi per connotazione politica ed implicazioni sociali ed economiche: la posizione del libro sui diritti reali, subito dopo la parte generale, che afferma la centralità della proprietà, intesa quale diritto non assolutistico, calato in una dimensione sociale e triplice (pubblica, collettiva e privata); un libro dedicato ai diritti della personalità, per una più comprensiva protezione della dignità della persona (inseriti il diritto alla privacy e la protezione dei dati personali) e letto quale realizzazione dei diritti umani in ambito civile; il diritto di abitazione che assicura essenziali condizioni di vita ai meno abbienti con la protezione del luogo di residenza; nuovi strumenti finanziari e tipologie di contratto rispondenti alle esigenze di un’economia più complessa e internazionalizzata; il criterio di ragionevolezza, heli (合理), nato nella tradizione, che pervade l’intera materia civile ed è segno della presenza di elementi tipicamente cinesi attraverso cui la Cina afferma la sua unicità e indipendenza anche nel diritto; il Principio Verde dell’articolo 9 per cui le attività civili devono contribuire alla conservazione delle risorse e alla protezione dell’ambiente, combinando sviluppo economico a salvaguardia ambientale nel segno della sostenibilità e della costruzione di una “società ecologica”; l’articolo 1010, rilevante passo avanti contro le molestie sessuali, che prevede, oltre alla loro definizione e alla responsabilità civile, l’obbligo per enti pubblici e privati di adottare misure preventive e d’intervento verso i casi interni. 

Il Codice civile nel Chinese Dream

Già nel 2012, appena diventato leader del Partito e non ancora presidente, Xi Jinping comunica il suo ambizioso progetto, il Chinese Dream, diretto a un unico obiettivo di lungo termine: rendere la Cina un paese interamente sviluppato entro il 2049. Uno sviluppo basato su quattro linee programmatiche: la potenza in campo economico, politico, diplomatico, scientifico, militare; la soddisfazione degli standard per una società sviluppata, retta da equità e giustizia, etica e cultura; l’armonia data dalla pacifica convivenza delle classi sociali; la bellezza generata dalla cura per il pianeta, garantendone la salute e un basso tasso di inquinamento. Il 2021 è momento fondamentale: centenario del Partito comunista, è l’anno previsto per l’arrivo allo stadio intermedio del Sogno, ad una società moderatamente prospera. L’apertura con l’entrata in vigore del Codice, simbolo di un ordinamento avanzato, si inserisce in tale prospettiva. Vengono, infatti, declinate le linee programmatiche del progetto: sulla scia delle stesse parole di Xi, emerge che il Codice rinforza lo stato di diritto, perno della Cina socialista e fattore essenziale per il suo ruolo internazionale, potenzia l’economia socialista di mercato, stabilendo una regolamentazione dei rapporti commerciali, domestici e internazionali, più sicura, certa e coerente, rende la società più equa e giusta perché gli interessi e i diritti delle persone sono meglio garantiti e sono considerate le problematiche più recenti, promuove l’armonia tra i cittadini e tra questi e lo stato migliorando la governance in seno al Partito e le azioni dell’apparato amministrativo col fine di stimolare la centralizzazione e l’uniformità, e, infine, eleva la protezione ambientale a criterio di valutazione di tutte le operazioni civilistiche, avanzando nel cammino verso la bellezza del pianeta.


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Il Codice chiude, nel segno della modernità e orientato verso il futuro, una storia giuridica iniziata nel lontano passato, animata da stravolgimenti politici, correnti ideologiche, questioni sociali e crescita economica, e apre una nuova fase per il diritto di questa affascinante potenza mondiale.