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ARTICLE- LE PRIORITÀ DELLA GREEN ECONOMY PER LA XVIII LEGISLATURA

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Negli ultimi anni tutti parlano di green economy, ma cosa si intende precisamente per “economia verde”? Secondo le Nazioni Unite è un’economia a basse emissioni, efficiente nell’uso delle risorse e socialmente inclusiva, che produce benessere umano in un ambiente di equità sociale, riducendo i rischi ambientali e le scarsità ecologiche.

Secondo la definizione della Commissione europea è una economia che genera crescita, crea lavoro e sradica la povertà, con investimenti sul capitale naturale, a salvaguardia quindi dell’ambiente, da cui dipende la sopravvivenza del nostro pianeta.

Tutti concordano sul fatto che il fine ultimo dell’economia verde sia quello di ottimizzare l’intero circuito economico, facendo riferimento ad una ideologia di fondo trasversale a tutti i settori della filiera nazionale. Osservando i lavori che il Parlamento e la Commissione europea hanno avviato negli ultimi anni è evidente che l’uso delle nuove tecnologie è fondamentale per poter sostenere un sistema green. L’innovazione ambientale diventa quindi il motore di un’Europa sostenibile, di un’unione di Stati che si sono trovati a confrontarsi con una delle più profonde crisi economiche ed ambientali dell’ultimo secolo. La green economy getta le basi per un’economia a basso consumo di carbonio, con un uso efficiente delle risorse naturali e inclusiva dal punto di vista ambientale.

Il ruolo delle istituzioni italiane in questo quadro diventa fondamentale: promuovere nuove attività e investimenti, generare nuova occupazione e valorizzare le potenzialità dell’Italia in un’economia ecologica fondata su un modello circolare dell’uso delle risorse.

Già nella scorsa legislatura il tema della green economy è stato affrontato a livello parlamentare nell’ambito di un’indagine conoscitiva svolta dalle Commissioni VIII (Ambiente) e X (Attività produttive) della Camera dei Deputati. Sempre nell’ambito dei lavori parlamentari è stata approvata nel 2015 la legge contenente disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali (legge n.221/2015).

Tra gli obiettivi della nuova legislatura ci saranno la sensibilizzazione al tema dell’economia circolare e l’incentivo ad una mobilità sostenibile, inoltre il Ministero dell’Ambiente, il Ministero dello Sviluppo Economico e la Commissione europea hanno dato il loro sostegno all’evento degli Stati Generali della Green economy che quest’anno avrà luogo a Rimini e ruoterà intorno alla “Green economy e nuova occupazione per il rilancio dell’Italia”.

In quest’occasioni molti esponenti della Camera dei Deputati avranno modo di riflettere sull’idea di città green e sui laboratori della green economy, sulle nuove direttive europee sui rifiuti e sull’uso che si può fare dell’economia verde nell’ambito dell’agricoltura italiana e della politica agricola comune.

di Daniele Tonti e Romina Rapisarda

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NEWS- TRUMP E LA NUOVA FRONTIERA DELL’AMIANTO

Da anni ormai la presa di coscienza dell’Europa sulla pericolosità dell’amianto per la salute umana è evidente. L’amministrazione Trump ha deciso, però, di rendere di nuovo legale l’utilizzo del materiale.

Facciamo un passo indietro: in Italia l’utilizzo dell’amianto è vietato dal 1992, anche se l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha riferito che l’esposizione della popolazione persiste a causa dell’uso che se ne è fatto in passato e per la sua continua presenza nell’ambiente.

Fino agli anni ’90 la forte resistenza dell’amianto al calore lo ha reso uno dei materiali più utilizzati nel campo dell’industria, dell’edilizia e dell’uso domestico dove questo è stato impiegato in modo principale come isolante termico e per la costruzione dei tetti. Nonostante i provvedimenti messi in atto dal 1992 in poi in Italia e dal 2005 in Europa (anno nel quale la Commissione europea ha vietato l’estrazione, la produzione, la vendita e l’utilizzo dell’amianto), oggi si torna indietro di più di venticinque anni.

Con una mossa inaspettata (o forse no) l’Agenzia di protezione dell’ambiente degli Stati Uniti ha affermato che il Presidente Trump reputa che “il bando all’amianto è una cospirazione guidata dalla malavita, in quanto le società che effettuano la rimozione dell’amianto sono spesso legate alla malavita”.

Fino agli anni ’70 non esistevano i movimenti sociali per la sensibilizzazione sugli effetti dell’amianto sulla vita umana e in realtà tutt’oggi il materiale è ancora legale in più di 50 paesi, la svolta americana però, dopo che l’amministrazione Obama nel 2016 inserì l’amianto tra le dieci sostanze più pericolose, sarà decisiva per una ridefinizione dei rapporti di politica internazionale.

Infatti, come si è sottolineato da subito, la Russia è insieme al Brasile la nazione che a livello mondiale esporta più tonnellate di amianto negli Stati Uniti e la Uralabest, uno dei maggiori produttori e venditori di amianto al mondo molto vicina al presidente Putin, probabilmente nei prossimi anni vedrà aumentare il proprio fatturato oltreoceano.

Che gli Stati Uniti non siano più così interessati ad ostacolare il potere russo? Dobbiamo aspettarci nei prossimi anni una ridefinizione dei rapporti di politica internazionale? L’America di Trump rimane un interrogativo sulle prospettive future, sicuramente ormai si sta aprendo un’epoca del tutto nuova, in cui probabilmente gli Stati Uniti non vogliono più opporsi allo storico nemico.

di Romina Rapisarda e Daniele Tonti