Caucaso – Dall’Urss a Putin: il dilemma di una regione di frontiera

In termini geopolitici, questa regione è stata definita “il luogo più frammentato e più critico dell’ex Unione Sovietica”. Il volume è una raccolta di saggi redatti da un gruppo di analisti dell’Associazione Doctis Ardua e curati da Daniele Cellamare.

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Il volume riesce a declinare, pur attraverso le difficoltà di una identità regionale non ancora definita, le complesse variabili che rendono il Caucaso un compromesso tra i conflitti etnico-territoriali interni, gli interessi energetici e strategici di attori diversi e le più generali aspirazioni socio-politiche non sempre condivise.

Il dilemma più percepito sembra comunque espresso dalle forti divergenze tra il tentativo della Federazione Russa di conservare, e possibilmente estendere, la sua naturale proiezione di influenza sul cosiddetto “spazio ex sovietico” e la forza centrifuga di alcuni paesi che cercano, anche a costo di profonde lacerazioni, di sottrarsi agli orientamenti di Mosca in linea con gli aspetti politici, economici e persino ideologici. In particolare, per la diffidenza nutrita dalla Russia verso l’allargamento della Nato in Europa Orientale, da sempre percepito come una minaccia alla sicurezza nazionale.

Anche se la formazione della Comunità degli Stati Indipendenti è servita proprio per evitare le spinte delle ex repubbliche sovietiche verso interessi e alleanze diversi, gli effetti della disgregazione dell’impero sovietico si sono fatti maggiormente sentire proprio nella regione del Caucaso, e in particolare in quella settentrionale, dove le tensioni politiche e sociali hanno colpito il Kabardino-Balkaria, la Cecenia, il Daghestan, l’Inguscezia, il Karacajevo-Circassia, l’Ossezia del Nord e il Territorio di Stavropol e Transcaucasia (oltre tutto, causa di marcata instabilità delle frontiere).

Oggettivamente, la transizione del sistema economico sovietico, centralizzato e pianificato, verso un’economia fondata sui principi del libero mercato, ha provocato pesanti ripercussioni, o meglio una transizione particolarmente complessa, sino allo scoppio delle cosiddette Rivoluzioni Colorate tra il 2003 e il 2005. In particolare, nel volume si esaminano i fragili percorsi democratici (e i relativi ruoli geopolitici) faticosamente svolti dall’Armenia e dall’Azerbaijan.

Il saggio si propone quindi al lettore come una raffigurazione delle variabili presenti nella regione – dove i contesti differenziati assumono omogeneità di interpretazione – e riesce a dispiegare con chiarezza le giunture dei sistemi storico-politici. Affronta anche con insolita accessibilità l’ombra lunga del fondamentalismo islamico, le frammentazioni etiche e territoriali, le vicende belliche, le componenti religiose, le spinte indipendentistiche e i settori considerati oggi come quelli di maggiore rilevanza strategica, quali la struttura economica e l’ambito energetico, la produzione bellica e il controllo del cyberspazio. Tutti elementi che hanno reso il Caucaso una delle regioni più conflittuali del panorama internazionale.

Il volume è stato scritto da Francesca Tortorella, Angela Chiara Festa, Gianluca Caselunghe, Federica De Paola, Ilaria De Napoli, Gregory Marinucci, Maria Serra, Giovanni Lella, Matteo Antonio Napolitano, Paolo Balmas, Vlora Mucha.

L’assistenza editoriale è stata fornita da “Literaria Consulenza Editoriale”.