Caso Skripal: tra tensioni internazionali e guerra di spie

È domenica 4 marzo quando l’ex agente del KGB Sergej Skripal viene avvelenato a Salisbury assieme alla figlia Yulia.

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Sergei Skripal è un ex agente dell’intelligence russa che per circa 10 anni, dal 1995, lavorò come spia per i servizi segreti britannici, passando informazioni che riguardavano soprattutto la struttura e l’organizzazione dei servizi segreti militari russi. Dopo una buona carriera nelle gerarchie militari russe venne inviato in Spagna come agente del GRU nei primi anni Novanta e lì, su segnalazione dei servizi segreti spagnoli,  avvicinato da un agente dei servizi segreti britannici.

Nel periodo successivo alla caduta dell’Unione Sovietica, Skripal accettò di farsi pagare dal Regno Unito per dare informazioni riservate sulla Russia. I regolari incontri tra Skripal e i servizi segreti britannici avvenivano in Spagna  e portavano all’ex agente russo grandi guadagni. Nel 2004 una spia russa nei servizi segreti spagnoli fece arrestare Skripal, che venne  processato e condannato per alto tradimento e finendo  in carcere in Russia. Nel 2010, tuttavia, Skripal fu incluso in uno scambio di spie tra USA e Russia, il più importante dalla fine della Guerra fredda: lo scambio si fece all’aeroporto di Vienna e da lì Skripal andò nel Regno Unito, dove comprò una casa a Salisbury per lui e la sua famiglia. Da quel momento in poi di Skripal non si seppe più nulla sino al 4 marzo 2018, quando viene trovato accasciato su una panchina in una zona commerciale di Salisbury, insieme a sua figlia Yulia.

Skripal risulta essere stato avvelenato con un agente nervino, un tipo di sostanze velenose che possono causare la morte in brevissimo tempo anche se usate in quantità ridotte. In tutto ventuno persone sono state  curate per essere entrate in contatto con il veleno usato contro Skripal; diversi negozi di Salisbury sono stati bonificati in via precauzionale e un ristorante italiano, è stato chiuso per motivi di sicurezza.

Dai nuovi dettagli è emerso che la sostanza  chimica era stata messa nella valigia della figlia e trasportata inconsapevolmente a Salisbury. Il nervino che li ha avvelenati, infatti, si presume sia stato trasportato in un regalo, un profumo o un vestito, che Yulia avrebbe portato al padre

Nel discorso in Parlamento successivo all’accaduto  Theresa May ha detto che l’agente nervino usato per avvelenare Skripal fa parte degli agenti nervini Novichok, sviluppati dalla Russia tra gli anni Ottanta e Novanta e per lungo tempo considerati tra le più pericolose armi chimiche al mondo. In base all’identificazione della sostanza usata, May ha detto che ci sono solo due possibilità: o la Russia è direttamente dietro al tentato omicidio, oppure ha perso il controllo delle sue armi chimiche, che sono finite nelle mani di qualche altra organizzazione.  Come ha ribadito anche nel suo discorso, inoltre, la Russia si è spesso mostrata molto vendicativa e non è nuova a omicidi di suoi ex agenti su suolo estero. In molti hanno da subito paragonato l’attacco contro Skripal all’omicidio di Alexander V. Litvinenko, l’ex ufficiale dei servizi segreti russi ucciso nel novembre del 2006 con una sostanza radioattiva.

Non è invece chiarissimo per quale motivo la Russia potesse voler uccidere Skripal. È solo stato ipotizzato su un articolo del Guardian che il suo omicidio volesse essere una sorta di messaggio per altre spie come lui, e che fosse stato pianificato già dallo scambio del 2010.

Il governo russo, ha ovviamente respinto tutte le accuse. Il portavoce del ministero degli Esteri russo ha definito il discorso di May al Parlamento uno “spettacolo da circo”. La Russia, inoltre, ha convocato a sua volta l’ambasciatrice britannica a Mosca e ha chiesto di poter avere dei campioni della sostanza con cui è stato avvelenato Skripal.

Nel suo articolo su Telegraph, Mark Galeotti ha affermato  di ritenere nulle le possibilità che la Russia abbia perso il controllo delle sue armi chimiche, spiegando la difficoltà di pensare che un attacco così delicato sia stato fatto senza l’approvazione dall’alto, «che significa probabilmente da Vladimir Putin in persona».  Anche lo stesso governo britannico ha fatto probabilmente queste considerazioni. Il fatto che May abbia parlato della possibilità che la Russia abbia perso il controllo delle sue armi servirebbe solo a non  accusare frontalmente la Russia, cosa che avrebbe causato una repentina crisi diplomatica. In questo modo, invece, il Regno Unito ha potuto mostrarsi “ragionevole”, guadagnando tempo e costringendo la Russia a formulare qualche tipo di risposta.

Tra l’altro si sa che i rapporti diplomatici con la Russia non sono buoni, e a complicare le cose ci sono la trattativa con l’Unione Europea per la Brexit e la vaga posizione del suo più grande alleato – gli Stati Uniti dell’amministrazione Trump – nei confronti della Russia.

In ogni caso comunque, lo scontro Londra-Mosca è ormai aperto e dichiarato. La Gran Bretagna ha difatti espulso 23 diplomatici russi, come misura di ritorsione contro Mosca.

Secondo la premier, Mosca ha risposto con «disprezzo» e «sarcasmo» all’ultimatum britannico sul caso e la sola spiegazione è che lo Stato russo sia colpevole. Difatti la tanto attesa risposta russa non ha tardato ad arrivare: il 17 marzo la Russia ha espulso infatti 23 diplomatici britannici.  Il ministero degli Esteri russo ha fatto sapere, in una nota, di aver dichiarato «persona non grata» 23 impiegati dell’ambasciata britannica, di cui pretende l’uscita dal Paese entro una settimana, riservandosi inoltre altre misure restrittive nel caso di ulteriori passi «ostili» da parte di Londra. Mosca dispone anche la cessazione dell’attività in Russia del British Council.

Nel frattempo l’Europa si è schierata  con Londra, richiamando l’ambasciatore dell’UE a Mosca e appoggiando la premier britannica. La cancelliera tedesca e il presidente francese, in una conferenza stampa congiunta al termine della due giorni di vertici a Bruxelles, hanno annunciato anche «misure coordinate e proporzionate» contro la Russia.

Anche gli Stati Uniti e 14 paesi dell’UE (tra cui l’Italia) hanno deciso l’espulsione  di decine di diplomatici di Mosca come risposta a quello che viene considerato un atto di aggressione. Donald Trump, oltre all’espulsione di 60 diplomatici russi, ha disposto anche  la chiusura del consolato russo di Seattle.

È così che questa “guerra delle spie” tra la Russia e l’Occidente, è un match a somma zero, la cui logica e le cui cause non convincono tutti: il drammatico episodio di Skripal sembra un paravento dietro cui nasconderle. Quel che è certo, è l’inasprimento dei rapporti Est-Ovest e un clima di grande tensione internazionale.