Il caso Nexperia riaccende il dibattito sulla sovranità tecnologica europea: mentre l’Aia interviene per proteggere un asset strategico, Bruxelles accelera sul Chips Act per non restare dipendente dai vincoli logistici asiatici ed americani.
La vicenda Nexperia ha riportato al centro del dibattito europeo le vulnerabilità strutturali della filiera continentale dei semiconduttori, evidenziando il delicato equilibrio tra apertura economica e tutela degli asset tecnologici strategici. L’intervento del governo olandese, che tra settembre e ottobre 2025 ha attivato strumenti d’emergenza per assumere il controllo temporaneo della società ed evitare un possibile trasferimento di competenze e capacità produttive verso la Cina, segna un passaggio rilevante nella definizione della sicurezza economica europea. L’episodio va oltre il perimetro di una disputa aziendale: mostra come la governance delle imprese tecnologiche critiche sia ormai parte integrante delle politiche di sicurezza nazionale e, di riflesso, della costruzione della sovranità tecnologica dell’Unione Europea. Il caso Nexperia si colloca infatti in un contesto nel quale Bruxelles, attraverso lo European Chips Act (entrato in vigore nel settembre 2023), sta tentando di rafforzare la resilienza industriale della filiera e ridurre la dipendenza strutturale dai nodi asiatici e statunitensi.
Il fatto: il caso Nexperia
Il 30 settembre 2025, il governo olandese ha attivato la Wet beschikbaarheid goederen (Atto di Disponibilità dei Beni), uno strumento d’emergenza per assumere il controllo temporaneo della società di semiconduttori Nexperia, con sede a Nijmegen e controllata dal gruppo cinese Wingtech. La misura, valida per 12 mesi, consente allo Stato di bloccare o modificare decisioni del consiglio di amministrazione e nasce, secondo il Ministero dell’Economia , da “gravi carenze nella governance” che avrebbero potuto compromettere la tutela di conoscenze tecnologiche sensibili, la continuità produttiva e la presenza industriale dell’azienda sul territorio europeo.
A questa azione è seguito un intervento della magistratura economica. Il 7 ottobre 2025, l’Enterprise Chamber della Corte d’Appello di Amsterdam ha sospeso l’amministratore delegato Zhang Xuezheng per “gravi irregolarità gestionali”, nominando un amministratore indipendente con il mandato di ripristinare trasparenza e stabilità nei processi decisionali aziendali. La decisione rifletteva timori già emersi a livello continentale: fonti industriali e sindacali segnalavano la possibilità di tagli del personale fino al 40% e di un progressivo spostamento delle attività di R&S e di parte della produzione verso la Cina, scenario interpretato come un rischio concreto di depotenziamento della capacità tecnologica dell’azienda in Europa. Il contesto era aggravato da una dimensione geopolitica rilevante. La dirigenza di Nexperia era oggetto di attenzione da parte degli Stati Uniti, con l’amministrazione Trump che nel giugno 2025 aveva esercitato pressioni su L’Aia affinché non venisse considerata la rimozione dell’azienda dalla Entity List, complicando ulteriormente il quadro regolatorio e commerciale della società.
L’intervento olandese ha suscitato una reazione immediata da parte di Pechino. Dal 4 ottobre 2025, il Ministero del Commercio cinese ha imposto controlli all’export su specifici componenti prodotti negli stabilimenti cinesi di Nexperia, misura interpretata come ritorsione diretta. Le restrizioni hanno generato disfunzioni nella catena di fornitura interna del gruppo: il 31 ottobre, Nexperia ha sospeso le consegne verso la propria fabbrica cinese per “inadempienze contrattuali”, mentre il 6 novembre ha dichiarato di non poter garantire la qualità e l’autenticità dei chip provenienti dagli stabilimenti cinesi a partire dal 13 ottobre.
Nello stesso giorno, il governo olandese ha comunicato di mantenere uno “stretto contatto” con le autorità cinesi e con la Commissione Europea per monitorare l’evoluzione della controversia e prevenire un’escalation commerciale. La sequenza di interventi politici, giudiziari e regolatori configura un caso senza precedenti in Europa: un governo che, per ragioni di sicurezza economica, assume il controllo diretto di un produttore di semiconduttori, in un contesto segnato da criticità di governance, tensioni geopolitiche e fragilità della catena di fornitura.
La cornice europea: il Chips Act e i suoi limiti
Il caso Nexperia esplode in un momento in cui l’architettura europea sui semiconduttori è in piena trasformazione. Lo European Chips Act, entrato in vigore il 21 settembre 2023, rappresenta il pilastro strategico attraverso cui l’Unione mira a ricostruire una base industriale autonoma in un settore dominato da attori extraeuropei. Il piano fissa due obiettivi principali: incrementare la quota europea di produzione globale al 20% entro il 2030 e ridurre la vulnerabilità delle filiere critiche attraverso nuove capacità produttive, investimenti pubblici e un sistema di monitoraggio delle crisi. Alla fine del 2025, la Commissione UE stima che l’iniziativa abbia mobilitato oltre 80 miliardi di euro tra risorse pubbliche e private, finanziato cinque linee pilota di ricerca, attivato una rete di centri di competenza e approvato sette progetti industriali “first-of-a-kind” con cofinanziamento europeo per 31,5 miliardi di euro. Risultati di rilievo, ma che non colmano le fragilità strutturali evidenziate dall’intervento olandese su Nexperia.
La vicenda di Nijmegen mostra infatti un limite intrinseco del Chips Act: il piano è progettato per creare nuova capacità, ma non fornisce strumenti diretti per tutelare gli asset esistenti in caso di governance opaca, tentativi di delocalizzazione o interferenze societarie estere. L’eventualità che un produttore già radicato nell’UE possa essere “svuotato” dall’interno — come indicavano i piani di taglio del personale e trasferimento dell’R&S verso la Cina attribuiti alla dirigenza di Wingtech — evidenzia una frattura tra ambizione strategica e potere regolatorio effettivo. Il quadro regolativo europeo è inoltre condizionato da una certa frammentazione. Nonostante l’istituzione del Chips Joint Undertaking e di meccanismi di coordinamento emergenziale, la capacità di risposta rimane in larga parte affidata agli Stati membri. Ciò genera differenze significative nella rapidità, nella portata e nella natura degli interventi. L’azione intrapresa dai Paesi Bassi — ricorrendo a una norma d’emergenza nazionale per preservare continuità produttiva e capitale umano — non deriva da un dispositivo comunitario, ma compensa un vuoto normativo europeo.
Questa disomogeneità è stata riconosciuta dagli stessi Stati membri. Nel settembre 2025, i Ventisette hanno chiesto alla Commissione una revisione del target 2030, definito “irrealistico” senza un aumento delle competenze tecniche, incentivi più solidi e un rafforzamento dello screening sugli investimenti esteri (FDI). Parallelamente, il Tribunale dei Conti Europeo ha criticato il piano definendolo “scollegato dalla realtà operativa”, evidenziando un eccesso di affidamento su iniziative nazionali non coordinate e una capacità tecnologica ancora troppo concentrata su nodi produttivi intermedi.
Il caso Nexperia si inserisce quindi come elemento rivelatore. Dimostra che la sovranità tecnologica europea non può fondarsi solo su strumenti espansivi (investimenti, incentivi, linee pilota), ma richiede anche meccanismi difensivi capaci di prevenire la perdita di asset già presenti sul territorio. È proprio questa tensione tra costruire nuove capacità e difendere quelle esistenti che conferisce al caso olandese un valore paradigmatico. La consultazione pubblica avviata il 5 settembre 2025 per una possibile evoluzione del quadro normativo (“Chips Act 2.0”) riflette l’urgenza di colmare tale lacuna. Le principali associazioni industriali europee, riunite nella Semicon Coalition, chiedono nuove clausole di protezione contro la delocalizzazione del know-how, un coordinamento più stringente tra autorità nazionali e Bruxelles, e un rafforzamento delle misure di sicurezza economica.
Dunque, la crisi olandese non è un’anomalia, ma l’anticipazione di vulnerabilità sistemiche che la politica industriale europea non ha ancora pienamente affrontato. Per questo il caso è già interpretato a Bruxelles come un stress test anticipato della resilienza del modello europeo di governance tecnologica.
Le implicazioni strategiche
Nexperia conferma che, nel settore dei semiconduttori, la sicurezza industriale coincide direttamente con la sicurezza nazionale. La decisione dell’Aja di esercitare poteri speciali su un asset tecnologico ritenuto vulnerabile evidenzia la centralità di una filiera dei chip più resiliente, integrata e sotto controllo europeo. In un contesto globale in cui gli Stati Uniti difendono in modo aggressivo la propria leadership tecnologica e l’Asia orientale mantiene la quasi-totalità delle capacità di produzione avanzata, l’Europa non può permettersi zone grigie o proprietà societarie che generino dipendenze critiche o rischi di trasferimento tecnologico non verificabile.
Sulla scia del caso olandese, emerge una priorità operativa: rafforzare lo screening degli investimenti esteri, potenziando la cooperazione tra autorità nazionali e Commissione, affinché situazioni analoghe siano gestite in modo tempestivo e uniforme. In parallelo, la sovranità tecnologica richiede massa critica: accorpamenti industriali europei dedicati alla microelettronica, capaci di concentrare ricerca, design, capacità produttiva e imprese complementari in pochi poli di eccellenza. Senza una concentrazione strategica, i fondi del Chips Act rischiano di disperdersi senza generare un ecosistema competitivo. Un ulteriore fronte è quello delle competenze tecniche, oggi insufficienti per sostenere l’espansione programmata di fabbriche centri di packaging. Servono percorsi di formazione rapidi e specializzati, co-progettati con industria e università, per colmare il divario di ingegneri, tecnici di linea, project manager ed europrogettisti che già ora impedisce di scalare la produzione europea. In questo quadro, l’Italia ha una finestra d’azione rilevante: sensori, automotive, spazio e packaging avanzato costituiscono nicchie strategiche in cui il Paese può generare valore immediato. Una politica industriale coordinata con Bruxelles e integrata con gli altri poli europei consentirebbe all’Italia di diventare un fornitore indispensabile lungo segmenti critici della catena del valore.Il caso Nexperia non è un episodio isolato ma un campanello d’allarme strutturale: cosa accade quando un asset strategico europeo rischia di sfuggire al controllo o di perdere capacità industriale critica. Per l’Unione, il messaggio è chiaro: senza strumenti di tutela robusti, senza una pianificazione industriale coerente e senza un’accelerazione reale nell’attuazione del Chips Act, la sovranità tecnologica rimane un obiettivo dichiarato ma non ancora realizzato. L’Europa potrà competere solo se agirà con la stessa determinazione mostrata dall’Aja, trasformando ogni vulnerabilità in un’occasione per consolidare la propria autonomia tecnologica.

