Cosa lascia intendere la Carovana dei Migranti dell’attuale situazione del Centro America

Negli ultimi mesi, gli occhi del mondo sono impegnati nel seguire con attenzione le vicissitudini della così chiamata “Carovana dei Migranti” partita dall’Honduras il 12 Ottobre, destinazione Stati Uniti. Gli ultimi aggiornamenti riferiscono che il 4 novembre centinaia di migranti centroamericani sono giunti a Città del Messico, con la speranza che tale sosta sia effettivamente “di passaggio” per poi ripartire alla volta del confine a stelle e strisce. Le autorità messicane hanno offerto accoglienza e beni di prima necessità agli svariati gruppi di migranti che, pian piano, in momenti diversi, raggiungono la capitale messicana. Tuttavia, il clima disteso e propositivo mostrato dal Governo di Peña Nieto sembra non essere condiviso dal collega degli Stati Uniti, Donald Trump, il quale ha definito la carovana “una vera e propria invasione”, annunciando di prendere provvedimenti coercitivi come il dispiego di cinquemila soldati alla frontiera con il Messico con il compito di bloccare questa carovana.

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Donald Trump nei suoi discorsi parla di criminali, terroristi e cospiratori infiltrati nella carovana dei migranti, pronti ad invadere gli Stati Uniti, usando un gioco politico che fa leva sulle paure e debolezze della gente, molto in voga non solo in America ma anche nel nostro vecchio continente. La verità non potrebbe essere più diversa di questa menzogna. Sono infatti uomini e donne disperati a tal punto da portare i loro bambini in braccio per svariati chilometri, uniti in infinite file di persone al fine di evitare alcuni dei rischi a cui incomberebbero attraversando in solitaria o comunque in piccoli gruppi il territorio messicano, tristemente noto per essere controllato da bande criminali.

Questa carovana, moltiplicatasi da quando è partita, non può essere una sorpresa. È infatti bastato un semplice appello su Facebook per entusiasmare migliaia di Honduregni e convincerli a fuggire in massa.

Dal 2009, con un vero e proprio colpo di stato inscenato dall’attuale presidente Juan Orlando Hernandez e considerato legittimo dal governo di Washington, come documentato dal quotidiano d’Oltremanica The Guardian, lo stato dell’Honduras sta tristemente vivendo il periodo più buio della sua esperienza democratica. Appena un anno fa, con una rielezione che ha lasciato molti dubbi in termini di legittimità, e da molti considerata fraudolenta, anche dalla pubblica opinione statunitense la situazione in Honduras non fa altro che peggiorare, finendo in un vorticoso regime di corruzione e bugie a cui non è più possibile non ribellarsi. Questo popolo stremato dalla povertà e dalla criminalità organizzata, di frequente in seguito alle espulsioni dagli Stati Uniti, si vede negata ogni qualsivoglia possibilità di auto-determinazione ed esistenza dignitosa. Popolo che non è solamente composto da Honduregni, bensì anche da Nicaraguensi e Guatemaltechi, questi ultimi repressi da un tiranno (in Nicaragua) e delusi da un presidente corrotto e inetto (in Guatemala). Fuggono dall’incapacità dei loro governi, sia di estrema destra sia di estrema sinistra, di mettere fine alle disuguaglianze sociali, agli omicidi ed alla corruzione, in attesa di un futuro che non arriva mai.

I tentativi di criminalizzare la carovana messi in atto negli ultimi giorni eludono le difficili domande necessarie per risolvere le cause della migrazione, sfociando in un vero e proprio atto di vigliaccheria. I governanti della regione, da Tegucigalpa a Washington, non sono stati in grado di fornire risposte a tale esodo e dare semplicemente la colpa ai migranti non è sicuramente il miglior modo per analizzare la situazione. Una cosa però è certa, questi migranti non sono il problema.

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