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L’Unione europea come attore globale e le sue capacità di difesa di fronte al crescente ed aggressivo imperialismo della Russia

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Un progetto concreto di difesa comune dell’Unione europea non è mai stato realizzato. I progetti elaborati in passato in codesto ambito si sono arenati e non sono mai riusciti a svilupparsi con successo. Ad oggi, però, il revanscista atteggiamento della Russia, manifesto da un decennio in Ukraina (nell’ultimo paio d’anni con una vera propria guerra d’aggressione), dovrebbe far rivalutare – con serietà – tali progetti. Una comune industria europea della difesa dovrebbe essere il primo pilastro per giungere poi costruire un progetto d’esercito e di difesa comune. Questo, ad oggi, sempre più risulta un’impellente necessità. In quanto, le mire d’invasione e conquista da parte dell’aggressività russa tendono sempre più verso aree dell’Unione europea. Una pressione che si sente in modo crescente nell’areale dei Paesi del Baltico, della Mitteleuropa e dei Balcani. Una difesa europea comune potrebbe dunque ergervisi contro, al fine di scongiurare tale minaccia.

Un esercito comune europeo: una panoramica storica

Durante il contesto della Guerra Fredda, i Paesi dell’Europa occidentale, di fronte alle pressioni provenienti dall’Est, nel periodo 1950 – 1954, tentarono di costruire l’European Defence Community. Progetto che avrebbe dovuto portare alla realizzazione di un comune Esercito Europeo. Questo progetto si fondava sul Trattato per la Difesa Comune, presentato nel 1950, e firmato nel 1952 dai Paesi contraenti. Purtroppo, tale sviluppo si arenò nel 1954, per via dell’impossibilità di giungere ad una sintesi strategica comune da parte dei Paesi contraenti. Una situazione che portò uno dei maggiori segnatari, la Francia, a non ratificare il progetto, fattualmente ritirandovisi. All’epoca, dunque, tale sviluppo sancì la fine della creazione politica di una vera e propria difesa comune europea.

Un nuovo ordine mondiale di competizione: il revanscismo russo

Dopo la fine della Guerra Fredda, nei decenni seguenti, la competizione tra potenze e l’aggressività strategica a livello geopolitico sembrava un ricordo del passato. Ma, la Russia, diventata potenza revanscista, si pone oggi alla guida di una politica aggressiva di cambiamento dei rapporti di forza nel mondo. I loro stessi report ufficiali si auspicano questo. Il perseguire, da parte di Mosca, di politiche aggressive, si manifesta appieno nella guerra ingaggiata in Ukraina – nell’ultimo paio d’anni – ai fini di avanzare i disegni d’un proprio imperialismo russo. Conflitto che, come è stato osservato da alcuni specialisti della sicurezza internazionale, preannuncia le future mire espansionistiche russe verso il Baltico, l’Est Europa e la Mitteleuropa. Questo però ci pone davanti ad una differenza sostanziale, in quanto tali territori sono parte integrante dell’Unione europea. 

La Russia: una potenza revisionista

Con la fine della Guerra Fredda, nel 1989, e la caduta dell’URSS, nel 1991, si è assistito ad un grande ridimensionamento della potenza della Russia. Gli Stati Uniti sono rimasti per qualche decennio tanto come l’unica superpotenza egemone quanto come maggiore polo di prestigio globale. Al contempo, si è assistito ad una crescita del progetto unitario europeo, sia territoriale, che della sua ricchezza. Su solco di ciò vi è anche stata l’espansione dell’Unione europea ad Est, su aree un tempo sotto la sfera d’influenza russa (una volta parte del Patto di Varsavia, come ad esempio Polonia, Romania, Rep. Ceca, etc., oppure, anche pare dell’URSS stessa come l’Estonia, la Lettonia e la Lituania). Al contrario, la Russia, con il crollo dell’Unione Sovietica, non si è trovata penalizzata solo dal punto di vista economico, ma l’orgoglio stesso, l’onore e le mire di Mosca sono rimaste tanto ferite che frustrate. Perciò, dal punto di vista russo, l’attuale ordine mondiale non risulta gradevole. Anzi, di fronte a questo, la Russia si pone come potenza revisionista, volta a modificare l’attuale ordine mondiale ed europeo. Tutto ciò viene a manifestarsi in diversi modi. Ad esempio, con una continua corsa agli armamenti, volta a contendere agli Stati Uniti lo status di superpotenza. Così come anche con il tentare di ristabilire la propria influenza su aree che la Russia ritiene di propria competenza, perché in passato furono sotto l’influenza dell’Impero Russo o dell’URSS. Non a caso, la Russia ha effettuato interventi militari in Georgia (2008) e Ucraina (2022-in corso), violando intenzionalmente la sovranità accettata a livello internazionale di questi Paesi indipendenti, con il fine di portare avanti un proprio differente ordine. Infine, siccome diversi Paesi considerati da Mosca di propria pertinenza sono finiti all’interno dell’UE, la potenza russa si pone anche in modo minaccioso verso le aree dell’Europa ritenute “di diritto” parte della propria competenza e sfera d’influenza ed ingiustamente sottrattele in un frangente storico di propria debolezza.

Gli sviluppi recenti della sicurezza comune europea

I primissimi fondamenti nella direzione della costituzione di una sicurezza comune europea vennero presi nel 2004 con la creazione EDA – European Defence Agencey. Poi, già nel 2009, grazie al Trattato di Lisbona, è stata istituita la CSDP – Common Security and Defence Policy, chiamata anche European Defence Union. Su tali basi, ed in virtù del mutamento della situazione geopolitica mondiale, in cui l’aggressività di alcuni attori è sempre più manifesta, nell’Unione europea vi è stata una rinnovata presa di coscienza rispetto alla desiderabilità di un apparato di sicurezza comune. A tal fine, nel 2017, sono stati creati l’ EDF – European Defence Fund e il MPCC – Military Planning Conduct Capability. Mentre nel 2018 è stato istituito il PESCOPermanent Structure Cooperation. Nonché, nel 2019, è stato implementato in modo completo il CARD – Coordinated Annual Review on Defence. Tali istituzioni, operando in sintonia e con finalità di sicurezza continentale, si pongono anche come basi essenziali su cui l’Unione europea possa costruire un futuro Esercito Europeo. Tale è l’opinione di molti esperti ed analisti del settore, i quali rimarcano come questa sia una necessità geopolitica dell’UE

Il revanscismo della Russia verso l’Europa

Già dal 2014 il mondo ha assistito alla conquista russa della Crimea. A cui si sono susseguiti anni di conflitto a bassa intensità nelle regioni orientali dell’Ukraina. Dunque, nel 2022 la Russia ha dato il via ad all’invasione di tale Paese, iniziando una guerra che perdura ancora oggi. Un conflitto circoscritto, ma non di piccole dimensioni, quindi, sta venendo combattuto a poca distanza dei confini orientali dell’Unione europea. Nonché, a latere di cotale conflitto, la Russia manifesta mire sui Paesi baltici: i quali però sono parte integrante dell’UE. Sostanzialmente, l’aggressivo imperialismo della Russia si erge contro l’Europa. Spingendosi fino, nell’uso simbolico del linguaggio politico, a criminalizzare i leaders europei locali. Nel “Vecchio Continente”, dunque, si va sempre più creando il consenso che, essendo giunta ad essere così imperialista ed aggressiva, la Russia sia un reale pericolo per l’Europa e per la sua sicurezza.

“Tetre nubi” alle porte orientali d’Europa

Esperti osservatori militari ed analisti geopolitici hanno notato come, dati i correnti sviluppi, l’Europa non sia al sicuro da parte di una probabile futura invasione russa. Non a caso, il ministro della difesa tedesco, Boris Pistorius, ha recentemente dichiarato che tale pericolo potrà manifestarsi tra tra 5 ed 8 anni nel futuro. A cui va aggiunto come le agenzie d’intelligence dei Paesi affacciati sul mar Baltico stiano già lanciando i primi segnali d’allarme. Secondo i dati che dicono di avere a propria disposizione, la Russia si sta preparando a schierare una massiccia concentrazione di forze militari sui loro confini. Stati membri dell’Unione europea, quali la Finlandia, l’Estonia, la Lettonia, e la Lituania, si trovano sottoposti ad una sempre più crescente pressione derivata dalle mire espansioniste russe su tali territori. Visto lo sviluppo di cotale situazione geopolitica, Stati membri dell’UE si trovano in una situazione di diretto pericolo per la loro sicurezza. “Tetre nubi” si vanno quindi ad affacciare alle porte orientali dell’Europa. Le politiche revansciste e scioviniste di Mosca, e la corrente incapacità di mostrare una reale deterrenza da parte dell’Unione europea, vanno a creare una situazione che da quasi un secolo non si era più vista sul nostro continente. 

La minaccia russa: dimensione convenzionale e non convenzionale

Verso l’Europa, dunque, articolandosi su più livelli, la minaccia russa si manifesta sia come convenzionale che come non convenzionale. Da un lato, più tradizionalmente, assistiamo a mosse più convenzionali, quali prese di pozione diplomatiche agli antipodi di quelle europee, od anche a stazionamenti di truppe ed armamenti in sempre maggior numero ai confini dell’UE. Azioni intraprese al fine di accrescere il peso della propria pressione politica. Dall’altro lato, invece, assistiamo a minacce non convenzionali. Tanto sullo sfondo di un potenziale orizzonte bellico, come la retorica nucleare della Russia: concretizzantesi con la costante minaccia del ricorso ad armi di distruzione di massa. Quant’anche assistiamo ad azioni di guerra ibrida, manifestantesi per via di sofisticate operazioni psicologiche, con finalità d’influenzare il giornalismo, la politica, e più in generale l’opinione pubblica dei Paesi europei. Cosa espletata anche mediante l’ausilio di veri e propri metodi di corruzione e cooptazione di personale politico e burocratico dei vari Stati membri dell’EU. Tutto ciò viene intrapreso con l’obiettivo finale, di creare poli sociali, politici e culturali – una vera e propria quinta colonna russofila – all’interno dei territori e degli Stati membri dell’Unione europea.

L’avanzamento della costruzione di una difesa comune

A seguito dell’invasione imperialista russa contro l’Ukraina, e del pericolo militare che la Russia proietta contro i territori orientali dell’Unione europea, in special modo sul Mar Baltico, nel 2023 è stata istituita la EDIS – European Defence Industrial Strategy. La sua finalità – se applicata correttamente – è d’incrementare, nel breve periodo, in circa un decennio, la EDTIB – European Defence Technological Industrial Base. Nonché, da parte della Commissione Europea, è stato proposto come regolamento l’EDIP – European Defence Industrial Program al fine di giungere ad una effettuale attuazione delle misure concrete individuate nella nell’EDIS. Queste iniziative hanno la finalità d’incrementare le capacità europee di difesa: con obiettivo da un lato di rendere l’Unione europea capace di garantire tanto la deterrenza contro l’aggressività di attori nemici quanto – se ce ne fosse la necessità – di poter garantire la difesa dei propri membri più minacciati (nel caso venissero attaccati).

I pro e i contro di una difesa europea unitaria

La creazione effettiva di una difesa europea che sia unitaria ha fatto sollevare diversi dibattiti su quali siano i pro e i contro di un tale sviluppo. Questo vivace dibattito ha preso piede non solo a livello europeo, ma a livello occidentale più in generale. La prima osservazione a favore è che un sistema comune di difesa possa dare una coerenza all’azione geopolitica dell’UE nel mondo, accrescendone anche il prestigio a livello globale. D’altra parte, invece, per i critici, viene avanzata la problematicità di una difesa europea comune come minante la funzione ed il ruolo della NATO. Obiezione che però, nell’ottica della maggior parte dei proponenti di cotale modello unitario, è ovviata dal fatto che – molto probabilmente – a sua volta una difesa europea unificata verrebbe integrata come membro della NATO. Nonché, va anche notato come, come già fu negli anni ‘50 del XX sec., permangano dei disaccordi tra i Paesi europei su come si possa organizzare la giurisdizione di cotale ipotetica forza armata. Ad esempio, la Francia appare molto favorevole al progetto di una difesa comune dell’UE a patto che questa venga costituita come un esercito franco-centrico. Cotale posizione però porta a dissapori con altri Stati membri più propensi ad una nuova istituzione che sia imparziale verso i vari paesi costituenti l’Unione. 

Conclusioni

Il pericolo geopolitico rappresentato dall’aggressivo revanscismo della Russia è una questione concreta. Questo bussa direttamente alle porte dell’Unione europea. L’invasione russa dell’Ukraina, cioè la disponibilità di far ricorso al conflitto bellico per avanzare la propria proiezione di potenza, dimostra l’insito realismo nella percezione di pericolo da parte dell’UE. La situazione che si va delineando è dunque foriera di pericoli reali sia per le popolazioni che per le istituzioni di diversi Stati membri dell’UE (soprattutto nell’area del Baltico, dell’Est Europa e della Mitteleuropa). Per questi Paesi, e per l’Europa unita, non si pone solo il problema di pensare se un attacco si verificherà, quanto come prepararsi al futuro probabile in cui questo effettivamente avverrà. Dunque, davanti a codesto scenario, le scelte politiche finalizzate alla creazione di una solida industria comune della difesa e – seppure in un futuro prossimo – d’un Esercito Europeo si dimostrano fondate su di un sano realismo. L’esistenza stessa dell’Europa è quindi in pericolo. Perciò, da parte dell’UE, la necessità di sviluppare le proprie comuni capacità comuni di sicurezza, di deterrenza, e di risposta, è dunque un imperativo a cui dover adempiere al fine di salvaguardare l’incolumità di se stessa e dei propri cittadini.

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