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Geopolitica dell'energiaCambieranno le vie di accesso del gas naturale?

Cambieranno le vie di accesso del gas naturale?

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“L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una svolta decisiva nella storia europea”, con questa frase espressa nella comunicazione di martedì 1 marzo alle Camere, il Presidente del Consiglio Draghi evidenzia con crudo realismo la condizione che andrà delineandosi nei rapporti e nelle dinamiche internazionali successivamente ai tragici eventi di questi giorni. 

I riflessi del conflitto in atto comporteranno inevitabilmente nuovi equilibri geopolitici, la destrutturazione dei rapporti economici e commerciali determinatisi dopo il 1989 e il ripensamento delle catene di valore tra la Federazione Russa e i Paesi del mondo libero. 

Il sistema di approvvigionamento energetico, in particolare quello del gas naturale, è uno degli apparati fisici maggiormente identificabile in una catena di valori; le migliaia di chilometri dei gasdotti che attraversano i nostri Paesi, ne sono un esempio tangibile.

La Federazione Russa attraverso le infrastrutture energetiche, le prime delle quali realizzate nella seconda metà degli anni ’70 ma sviluppatesi particolarmente dagli anni ’90 in poi, assicura mediamente il 40% del gas naturale all’Unione Europea. Molti sono gli Stati UE particolarmente esposti a questa rete di approvvigionamento, sia per contiguità territoriale, sia per scelte di politica commerciale legate al costo del gas che per indirizzi di politica estera.

Nel contesto sopraindicato la Germania in particolare, ha stabilito un rapporto privilegiato con la Federazione Russa, che si è concretizzato con la realizzazione di uno dei più grandi investimenti infrastrutturali per il trasporto dell’energia, il Nord Stream 1. Non a caso a capo della Società di gestione del gasdotto, la Nord Stream AG, fu nominato l’ex Cancelliere tedesco Schroeder, segno di un equilibrio realizzato oltre gli accordi commerciali.

Queste infrastrutture e i progetti successivi (Nord Stream 2) hanno posizionato il baricentro dei flussi del gas naturale nel Nord Europa, con la Germania come hub europeo, depotenziando le aspirazioni ad esempio del nostro Paese, che circa dieci anni fa, vista la posizione baricentrica, provò a porsi al centro delle rotte integrative di approvvigionamento del metano, provenienti dall’area caspica e dalla sponda meridionale e orientale del Mediterraneo, verso i mercati europei. Questo tentativo, che vide le aziende italiane del settore protagoniste con il loro notevole know-how tecnologico e professionale, non si è al momento concretizzato, proprio per il peso infrastrutturale e politico dell’intesa operativa tra la Germania e la Federazione Russa, al quale si sono aggiunte nel nostro Paese, le continue e strumentali opposizioni alla realizzazione di nuovi impianti di trasporto o di terminali di rigassificazione (che permettono la trasformazione del gas liquido importato).

L’evento bellico ha ridimensionato drasticamente questo assetto, riproponendo il progetto italiano di polo sud-europeo del trasporto del gas naturale. Infatti la decisione del governo tedesco di interrompere la costruzione del North Stream 2, raddoppio della linea di approvvigionamento del gas dalla Russia, e l’immediata proattività italiana, manifestatasi con il viaggio del Ministro Di Maio e dell’AD di ENI Descalzi in Algeria, a garanzia dell’incremento delle forniture di metano dai giacimenti del Sahara, che già assicura all’Italia un flusso del 15% sul totale delle importazioni (dato Ministero Transizione Ecologica 2021) potrebbero rappresentare una novità.

L’Italia dovrà mostrarsi da subito all’altezza della situazione, c’è una necessità strategica di riattivare una politica di diversificazione degli approvvigionamenti di gas naturale, per allentare la dipendenza dalle forniture della Federazione Russa (anche noi importiamo il gas per il 40% dai giacimenti russi). Per questo sarà importante rafforzare il progetto di hub sud-mediterraneo. L’arrivo del TAP dall’Azerbaijan, che si è rilevato fondamentale in questa fase critica e che fu strumentalmente osteggiato da alcune aree del territorio pugliese e da una parte della politica; il rilancio del progetto del gasdotto Poseidon, con approdo previsto ad Otranto, che permetterebbe di canalizzare il gas proveniente dai nuovi e significativi giacimenti di Israele, Cipro ed Egitto, unitamente ai già operativi gasdotti Trasmed e Greenstream, collegamenti dell’Italia  rispettivamente con i giacimenti di Algeria e Libia, rafforzerebbe il posizionamento italiano nel trasporto del gas alternativo alle rotte provenienti dalla Russia.

Le condizioni geopolitiche determinatisi dall’emergenza dalla guerra in Ucraina potrebbero far emergere un nuovo protagonismo italiano nella politica energetica. Da Paese importatore per alcuni periodi, l’Italia è riuscita ad essere comunque interprete di iniziative e programmi rilevanti attraverso le aziende del settore e lo sviluppo di politiche di vicinato con i Paesi produttori.

Le strategie dei prossimi mesi saranno fondamentali per le prospettive dei processi di diversificazione e di riequilibrio degli approvvigionamenti; tutto ciò anche nella prospettiva di una maggiore autonomia dei Paesi non produttori in questo lungo periodo di transizione energetica verso l’utilizzo a regime di Fonti di Energia Rinnovabile.

Il nostro Paese, nelle difficoltà di questo momento difficile e tragico per l’Europa, potrà svolgere un ruolo importante e significativo; sarà importante avere la necessaria determinazione nell’effettuare scelte chiare a garanzia del sistema energetico nazionale e di quello europeo.

      Antonello Assogna
Fondazione Ezio Tarantelli 

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