Il Burkina Faso verso la rinascita politica

Lo scorso 29 novembre il Burkina Faso ha deciso le sue sorti presidenziali, dopo un trentennio dittatoriale e otto colpi di stato. Tra questi, uno poco più di 27 anni fa, che ha condotto alla morte Thomas Sankara e al potere l’ex dittatore Blaise Compaoré; l’ultimo, fallito, lo scorso 17 Settembre 2015, con l’irruzione della guardia presidenziale (RSP) nella calma apparente di un governo di transizione stabilito il 30 ottobre 2014. Una data storica quest’ultima, che ha segnato la fine dell’era Compaoré e l’inizio di uno spiraglio di democrazia per i cittadini del quinto paese più povero al mondo.   

Il Burkina Faso verso la rinascita politica - GEOPOLITICA.info Elettori in attesa di votare, Ouagadougou 2015 (cr: Wouter Elsen/EPA)

Dopo una breve parentesi golpista il Burkina Faso torna a sognare la democrazia, e lo fa con Roch Marc Christian Kaboré. Eletto presidente con il 53,49 per cento dei voti, guiderà il paese a capo dell’MPP (Mouvement du People pour le Progrès). Una vittoria per molti scontata se si tiene in considerazione il suo antico legame con il partito Congrés pour la Democratie et le Progrés (CDP),  che ha visto per 27 anni a capo un solo uomo, Blaise Compaoré.

Da sempre sostenitore accanito dell’associazionismo di sinistra, Kanoré dopo una laurea in gestione e amministrazione delle imprese all’università di Digione entra alla Banca Internazionale del Volta di cui ricoprirà la carica di direttore generale nel 1984. A seguito dell’assassinio di Thomas Sankara si intensifica la sua attività di appoggio a Blaise Compaoré: diverrà primo ministro nel 1994 , coiinsigliere speciale del presidente del Burkina Faso, e segretario esecutivo del CDP (Congrés pour la democratie et le progrés), di cui poi diverrà presidente dal 2003 al 2012.

Il rapporto idilliaco con Compaoré inizia ad incriccarsi nel 2012, quando Kaboré inizia a sostenere la causa della non modifica dell’articolo 37 della Costituzione (che prevede un numero massimo di mandati presidenziali, e che Compaoré è riuscito a raggirare per trent’anni). Con questa sua militanza a favore dell’alternanza politica Kaboré tocca corde delicate, inimicandosi la maggioranza degli uomini di fiducia di Blaise. Inizia quindi una sempre più palese esclusione dal CDP, che lo conduce a fondare nel 2014 l’MPP, di cui è eletto presidente il 25 gennaio.

Ma in cosa Kaboré ha colpito i cittadini burkinabè al punto da convincerli a crocettare cosi marcatamente le schede elettorali? Il suo programma presidenziale non spicca per previsioni particolarmente innovative e distinte da quelle degli altri 13 avversari. In particolare, esso pone l’accento sul decentramento e potenziamento della governance locale, un massimo di due mandati presidenziali e una corposa limitazione dei poteri del presidente. Per quanto riguarda i settori dell’economia, punta sul rilancio delle potenzialità della produzione agricola: modernizzazione e rilancio di cooperative agricole e società rurali di produzione agricola, creazione di partenariati con le industrie straniere per la fornitura agricola; promozione dell’industria agro alimentare, privilegiando piccole imprese rurali e agricoltura biologica. Niente di non già sentito, quindi.

Secondo il rapporto preliminare della Missione di Osservazione Elettorale dell’Unione Europea, la libertà di espressione, d’assemblea e di libera circolazione sono state rispettate durante la campagna elettorale (iniziata solo lo scorso 8 Novembre 2015, ad appena due settimane dalle votazioni), ma quest’ultima ha rivelato una concreta e persistente disparità in termini di visibilità dei candidati. Kaboré e Zephirin Diabré (secondo classificato alle presidenziali), hanno beneficiato di una maggiore attenzione pubblica, aumentata dal fatto che gli altri partiti non hanno avuto che un minimo accesso a finanziamenti pubblici. L’assenza di una regolamentazione effettiva delle elezioni, cosi come la non previsione di pubblicazione dei rapporti finanziari dei partiti, ha inficia nel concreto il principio di equità dei mezzi finanziari. Kaboré è inoltre stato notevolmente più attivo sul piano dell’organizzazione della campagna elettorale del suo partito, non conformandosi alle indicazioni previste dal Consiglio Superiore della Comunicazione (CSC), che vieta la pubblicità elettorale. Il MOE UE attesta infatti un frequente utilizzo di messaggi pubblicitari dei candidati, in particolare per il 58% da parte di Kaboré nell’ambito della stampa e dell’audiovisivo.

Dal punto di vista della partecipazione della società civile, il codice elettorale prevede una partecipazione fra i candidati, di almeno un candidato di sesso femminile, pena la nullità.  Sulle liste nazionali ci sono stati 1312 candidati di cui 410 donne, mentre sulle liste provinciali ci sono stato 5724 candidati, di cui 1731 donne. Solo due candidate alle presidenziali. La mobilizzazione cittadina ha avuto un incremento del 5,2% rispetto alle presidenziali del 2010.

Le sorti del paese ora sono in mano ad un uomo che sembra aver davvero cambiato rotta. Nelle piccole cittadine della regione del Sud-Ouest i manifesti elettorali ritraggono per la maggiore il suo viso. Alcune donne nei villaggi sostengono che Roch dovrà mantenere le promesse fatte, perché in caso contrario sarà semplicemente cacciato. Il senso civico è davvero molto diffuso anche nelle realtà rurali, segno che il periodo di transizione dello scorso hanno ha davvero alimentato una sete di cambiamento.

Ora Kaboré dovrà giocare d’astuzia, creare una legittimazione governativa attraverso l’assidua ricerca di grandi e piccole alleanze: in particolare con il CDP e l’UPC (Union pour le Progrés et le Changement), piazzatosi al secondo posto. Se questo non sarà possibile, per ottenere la maggioranza dei 64 deputati dovrà indirizzarsi ai mini partiti che hanno ottenuto meno di cinque seggi. Tra questi, il partito Sankarista, con il quale non sarà facile giungere a compromessi. Roch ha comunque dichiarato che la priorità è di rimettere “al lavoro” il paese.