Buhari sfida Boko Haram

Era il 29 maggio scorso quando, tra musiche tradizionali e gente in festa, Muhammadu Buhari si insediava ufficialmente come presidente della Nigeria. “Appartengo a tutti i cittadini ma non appartengo a nessuno” la sua frase manifesto nel discorso di insediamento ad Abuja. Buhari, mussulmano del nord, in abito tradizionale nigeriano, nel illustrare le priorità del suo governo è stato chiaro : più sicurezza e contrasto alla corruzione.

Buhari sfida Boko Haram - GEOPOLITICA.info Il Presidente Buhari ricevuto da Barack Obama alla Casa Bianca, Washington, 20 luglio 2015 (cr. Alex Wong/Getty Images)

Per sicurezza Buhari e tutti i nigeriani si riferiscono a Boko Haram, i “folli senza Dio”, come li ha definiti Buhari che, dal 2009 in Nigeria hanno causato quasi 15 mila vittime. Il passaggio riferito a Boko Haram, nel discorso di insediamento, era attesissimo.

A portare Buhari  alla vittoria alle presidenziali di marzo, era stato anche il dilagante malcontento dei nigeriani nei confonti del ex premier Jonathan, reo di non aver combattuto e contrastato a sufficenza i terroristi di Boko Haram che da un anno tormentano senza tregua il nord est del paese, con attachi e rapimenti.

Nei primi mesi dell’anno, la controffensiva delle forze multinazionali composte da militari di Nigeria, Ciad, Camerun e Niger, era riuscita a infliggere pesanti sconfitte ai guerriglieri.

Ma, se nel giorno del suo insediamento, la situazione nel nord est del paese sembrava migliorata, nelle ultime settimane i terroristi sono tornati ad attaccare il paese e a fare stragi in chiese e mercati. Come avvenuto a Gombe, in un mercato all’inizio di luglio. I morti sono stati una cinquantina.

Due donne  kamikaze poi (una bambina ed una anziana) si sono fatte saltare in aria il 17 luglio a Damaturiu, durante la preghiera che celebra la fine del Ramadam. I morti, tutti uomini, sono stati una decina. Sempre una moschea era stata l’obiettivo alcuni giorni prima. I fedeli pregavano nell edificio prima del tramonto a Kuwawa quando i terroristi hanno fatto irruzione uccidendo 97 uomini.

Le stragi di luglio sono avvenute nel mese  di Ramadam, sacro per i mussulmani, seguendo i consigli dello Stato Islamico che ha invitato gli jihadisti di tutto il mondo ad attaccare le moschee in cui predicano Imam troppo moderati.

Ma, come avviene da cira un anno, Boko Haram semina terrore e morte anche al di fuori della Nigeria. Dopo i rapimenti dell’inizio dell’anno di ragazzi in Camerun e Niger, e la creazione di una forza multinazionale, i terroristi sono tornati a sconfinare in Niger.

A Bosso, villaggio del Niger al confine con la Nigeria, i terroristi hanno ucciso 15 persone mentre pregavano. Non è la prima volta che il villaggio di Bosso è attaccato dai terroristi.

In passato Boko Haram ha sconfinato nei villaggi confinanti anche in Camerun (rapendo circa 8o ragazzi) e Ciad. L’obiettivo dichiarato del leader dei terroristi, Shekau, è di creare un califfato a modello Is negli stati intorno al lago Ciad.

Shekau, dopo aver giurato fedeltà allo Stato Islamico ha autodichiarato un  califfato negli stati nel nord est della Nigeria dove Boko Haram è radicato : Borno,  e Yobe. Ed è proprio nello stato di Yobe, nel villaggio di Kukuwa-Gari che si registra l’ultima strage perpetrata dai  terroristi. Il 16 agosto uomini armati hanno fatto irruzione nel villaggio uccidendo quasi 150 persone. È l’attacco più violento da quando si è insediato il presidente Buhari e da quando le forze multinazionali hanno ripreso il controllo degli stati di Borno e Yobe.

I segnali di speranza nella lotta a Boko Haram, derivano tutti da questo esercito. La creazione della forza multinazionale africana all’inizio dell’anno, composta da ottomila uomini, ha inflitto pesanti sconfitte ai terroristi, liberando diversi territori e costringendo i miliziani a rifugiarsi nelle foreste, potenziando la presenza dell’esercito nella città di Maiduguri, roccaforte del gruppo jihadista.

Il presidente Buhari, è tornato nei giorni scorsi ad affermare che la sconfitta definitiva di Boko Haram è vicina, grazie alle vittorie riportate dalla forza multinazionale africana e alla perdita di vasti territori dei miliziani. Ma, l’intensificarsi degli attacchi terroristici del mese di Ramadam e i morti di agosto hanno indotto Buhari a prendere delle decisioni.

Prima conseguenza della nuova scia di sangue è stata la sostituzione di alcuni vertici militari, incapaci, a detta di Buhari, di mettere in atto una seria strategia per contrastare Boko Haram.  Il presidente continua ad essere fiducioso e, come aveva promesso in campagna elettorale, promette di sconfiggere definitamente Boko Haram entro la fine dell’anno.

Ma ora che i terroristi stanno rialzando la testa, Buhari è chiamato alla prova dei fatti. Dopo le vittorie della forza multinazionale africana ( che potrà contare su 800 militari povenienti dal Benin e da nuovi generali Camerunensi) i miliziani sono indeboliti  ma rappresentano ancora il più grande problema e pericolo non solo per la Nigeria, ma per tutta l’area del Lago Ciad.