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A Bruxelles si vota il “Ammunition Act”: 500 milioni di euro per la produzione di munizioni e per il sostegno all’Ucraina

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Giovedì 1 giugno, la plenaria dell’Europarlamento ha approvato, con 446 voti a favore, l’Act in Support of Ammunition Production (ASAP). Come ci si è arrivati, cosa prevede la proposta e come hanno votato le varie famiglie politiche?

Cos’è l’ASAP?

L’Act in Support of Ammunition Production è una proposta della Commissione Europea riguardante il settore della difesa, nello specifico la produzione di munizioni.

L’obiettivo di questo atto è, con una spesa pari a 500 milioni di euro,  accelerare la consegna di munizioni e missili all’Ucraina e di aiutare gli Stati membri a ricostituire i propri arsenali.

Secondo il testo adottato a Bruxelles lo scorso giovedì, la Commissione Europea avrà il compito di monitorare costantemente la disponibilità di questi prodotti come missili e munizioni di artiglieria, dei loro componenti e delle materie prime corrispondenti. 

La proposta stabilisce meccanismi, principi e regole temporanee per garantire la disponibilità tempestiva e duratura di questi prodotti per la difesa per i loro acquirenti all’interno dell’Unione Europea.

L’efficacia di questo regolamento sarà valutata entro la metà del 2024, tenendo conto dell’evoluzione del contesto di sicurezza, specialmente in Ucraina. In base ai risultati, si potrà prendere in considerazione l’estensione di queste misure e lo stanziamento di un budget aggiuntivo.

Come si è arrivati alla proposta

Il 24 febbraio 2022 – inizio dell’invasione russa dell’Ucraina – è stata una data spartiacque nello scenario internazionale, i cui effetti si sono abbattuti anche sull’Unione Europea; questo atto non si può che inserire nel novero delle risposte comunitarie al nuovo contesto in cui ci troviamo.

Entrando più nello specifico, l’ASAP si da l’obiettivo di affrontare due questioni, una esterna e una interna.

Per quanto riguarda la prima, ovvero il sostegno della UE all’Ucraina, ASAP è solo l’ultimo di una lunga serie di provvedimenti. Tra questi si possono annoverare diversi pacchetti di sanzioni economiche contro le elites del regime di Putin; misure di carattere umanitario come il sostegno ai rifugiati e aiuti sanitari così come la concessione di status di paese candidato all’Ucraina, durante il Consiglio europeo del giugno 2022.

Parallelamente a queste azioni, nella prima metà del 2022, l’Unione ha approvato lo Strategic compass, un piano per rinforzare le capacità di difesa della UE.

Tra le novità presenti nel documento, l’istituzione di una forza a dispiegamento rapido pari a 5000 truppe; la volontà di tenere esercitazioni integrate a cadenza regolare e maggiori investimenti e cooperazione anche nei campi dell’intelligence e della cybersicurezza.

La questione interna invece, oltre a una maggior integrazione comunitaria riguarda gli Stati membri e, per la precisione, le riserve di munizioni di questi.

Il sostegno militare a Kyiv ha infatti avuto, come conseguenza, una riduzione degli arsenali dei Paesi occidentali che, producendo munizioni e armamenti a velocità ridotta – come si confà a un periodo di pace – non sono ancora riusciti ad incrementare la produzione alla velocità necessaria per mantenere gli stock intatti durante un periodo di guerra.

La proposta della Commissione punta, tramite una mappatura degli arsenali e finanziamenti a garantire una maggior efficienza della macchina produttiva, che riguarda diverse aree come risorse umane, macchine utensili, gestione delle catene di forniture e sicurezza delle materie prime.

L’iter istituzionale

La proposta è stata messa sul tavolo dalla Commissione Europea circa un mese fa, il 3 maggio 2023; la settimana seguente – durante la plenaria di Strasburgo – il Parlamento ha approvato a larghissima maggioranza (518 voti a favore, 59 contrari e 31 astensioni) l’attivazione della procedura d’urgenzacome previsto dall’articolo 163 del regolamento interno del Parlamento – per far sì che una prima versione del testo potesse essere approvata nella prima sessione utile, ovvero quella che si è tenuta a Bruxelles tra il 31 maggio e il 1 giugno 2023.

Dopo l’approvazione in plenaria, inizieranno a stretto giro i negoziati tra i rappresentanti parlamentari e il Consiglio per trovare un accordo complessivo sul testo che dovrebbe essere approvato, in lettura finale, durante la sessione plenaria che si terrà dal 10 al 13 luglio a Strasburgo.

Il dibattito all’interno dei partiti

Il voto su questo pacchetto di misure è stato approvato con 446 voti a favore, 67 contrari e 112 astenuti, ha visto l’appoggio, ad eccezione di Sinistra e Verdi, dalla maggioranza di tutti i gruppi politici nonostante vadano segnalati, eccetto per i popolari di centrodestra, alcuni voti contrari e astensioni.

Particolarmente controverso, specialmente per le delegazioni italiane, un passaggio del testo che prevedeva il ricorso all’utilizzo di fondi come il PNRR e i fondi di coesione; a questo si era opposto il gruppo dei Socialisti e democratici che aveva presentato un emendamento – bocciato – per impedire l’utilizzo di suddetti fondi.

Come detto, questo emendamento ha portato la polemica politica da Bruxelles a Roma, con uno scambio di accuse tra Brando Benifei, capodelegazione degli eurodeputati del Partito Democratico, che ha chiesto al Governo di chiarire se ha intenzione di usare i fondi del Recovery Fund per l’acquisto di armi per Kyiv, e il ministro per gli Affari Europei, le politiche di Coesione e PNRR Raffaele Fitto, che ha parlato di un tema “non all’ordine del giorno”.

Al netto di questo emendamento, sul testo finale le delegazioni italiane si sono divise: Movimento 5 Stelle e Verdi, confermando la loro linea politica contro nuovi invii di armi all’Ucraina, hanno votato contro.

Ha votato contro anche l’On. Massimo Smeriglio, indipendente eletto nelle file del PD, dove troviamo anche quattro astenuti e dieci voti a favore.

Compatti nel loro sostegno, invece, gli eurodeputati dei tre partiti di governo Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

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