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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoI BRICS, contraddizioni e debolezze

I BRICS, contraddizioni e debolezze

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La progressiva ascesa economica e demografica delle nazioni in via di sviluppo, favorita dall’insorgere della globalizzazione, ha contribuito ad alimentare il processo di declino relativo dell’Occidente, il cui primato globale è ora più che mai in discussione. La formazione da parte di quattro economie emergenti del gruppo BRIC, successivamente evolutosi in BRICS, è stata spesso citata come uno dei sintomi di tale declino. Nei fatti però tale gruppo presenta problematiche estremamente rilevanti, tali da non poter essere considerato un effettivo blocco geopolitico.

Storia del gruppo

Il termine BRIC venne citato per la prima volta nel paper “Building Better Global Economic BRICsscritto dal Chairman della Goldman Sanchs Asset Management Jim O’Neille, il quale asserì la necessità di riformare il forum G7 restringendo la rappresentanza delle nazioni europee alle sole Gran Bretagna e ad un paese rappresentante dell’Europa continentale, includendo altresì quattro nazioni in via di sviluppo caratterizzate da un’economia in rapida crescita, ossia Brasile, Russia, India e Cina. Nell’ottica di O’Neille il coinvolgimento di tali nazioni nel G7 avrebbe permesso di migliorare la governance economica mondiale, le grandi crisi economiche degli anni Novanta quali la crisi ASEAN del 1997 e la pesante crisi finanziaria russa del 1999 erano infatti in gran parte sorte in nazioni esterne al gruppo, a causa della scarsa informazione sui problemi economici interni di queste ultime. Pertanto l’ingresso di tali paesi nel G7 avrebbe incrementato le possibilità di prevenire tali sconvolgimenti, o quantomeno di mitigarne gli effetti. ll primo passo verso la formazione del gruppo BRIC venne mosso durante la sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite del 2006, durante il quale i Ministri degli Esteri delle quattro nazioni tennero il primo di una lunga serie di meeting che si sarebbe sviluppata nei tre anni successivi. Il 16 giugno 2009 i leader dei quattro paesi tennero un incontro diplomatico ufficialmente noto come BRIC Summit. Il meeting oltre a sancire l’effettiva attivazione del gruppo ebbe anche un’enorme importanza simbolica, in virtù dei temi trattati. I leader delle quattro nazioni discussero infatti della necessità di una maggiore rappresentatività nelle istituzioni finanziarie internazionali e di una riforma delle Nazioni Unite che garantisse un ruolo di maggiore importanza per Brasile e India, in virtù della loro crescente importanza.

La crisi economica del 2008 e il conflitto in Georgia dello stesso anno avevano infatti sancito una svolta nel momento unipolare americano, sino a quel momento incontrastato. Il primo meeting dei BRIC rappresentò un segno del declino relativo occidentale e un megafono per la chiara insoddisfazione delle nazioni in via di sviluppo circa la distribuzione di potere sul sistema internazionale, in virtù della chiara asimmetria tra la loro crescente forza politica, economica e demografica e lo strapotere occidentale nella rappresentanza delle principali organizzazioni internazionali. Tale insoddisfazione rappresentava il principale collante dietro la formazione di un asse composto da quattro nazioni situate nel cosiddetto “sud del mondo” e la Federazione Russa, geograficamente situata nel “nord”, ma nei fatti limitata da uno spazio di manovra ormai in costante contrazione in Europa e dalla conseguente necessità di rimodulare la propria politica estera stabilendo strette relazioni con nazioni in via di sviluppo situate in altri continenti nell’ottica di balancing dell’Occidente. Un primo punto di svolta nella storia del gruppo si ebbe nel 2010 con l’avvio del processo per l’adesione del Sudafrica dietro l’invito della Repubblica Popolare Cinese, procedura formalizzata entro l’anno successivo. L’ingresso del paese, all’epoca prima economia africana, sancì oltre all’ovvia aggiunta della lettera S nell’acronimo che divenne pertanto BRICS, una forte crescita della rilevanza globale del gruppo. I BRICS potevano infatti contare sulle principali economie di ben tre paesi differenti, nonché delle due nazioni più popolose al mondo. Il 2012 vide l’avvio della prima iniziativa concreta da parte del gruppo, consistente nella costruzione di una rete di cavi sottomarini volti a schermare le comunicazioni delle nazioni partecipanti da possibili operazioni di spionaggio condotte da nazioni occidentali, in particolare a seguito dello scandalo relativo alle attività dell’NSA statunitense. Durante il terzo summit del gruppo tenutosi nel 2013 a Durban in Sudafrica, le cinque nazioni avanzarono la proposta di creare una nuova banca internazionale per favorire lo sviluppo economico senza dover necessariamente interfacciarsi con la Banca Mondiale, o il Fondo Monetario Internazionale, ambedue caratterizzate da una forte rappresentazione occidentale. Tale progetto è culminato con la formazione della New Developement Bank nel 2014.

Assenza di soggettività internazionale e di coordinazione delle politiche estere dei membri

Il criterio di soggettività internazionale si definisce come la capacità di un attore di essere dotato di diritti e doveri nell’ambito del diritto internazionale e della capacità di porre in essere azioni legali sullo scenario internazionale. L’articolo 6 della Convenzione di Vienna del 1986 ha introdotto la possibilità per le organizzazioni internazionali di concludere accordi internazionali. Naturalmente, perché un’organizzazione sia dotata di soggettività è necessario che possieda strutture e funzioni atte a renderla un effettivo soggetto di diritto internazionale. L’Unione Europea è ad esempio un’organizzazione dotata di soggettività, in virtù dei solidi trattati internazionali che ne stanno alla base, nonché delle strutture istituite da questi ultimi. Il gruppo BRICS non presenta alcun solido trattato di riferimento, al contempo i vari membri presentano politiche estere profondamente divergenti su diversi dossier.

Le profonde asimmetrie tra le politiche estere dei rispettivi membri vennero mostrate già durante la prima invasione russa dell’Ucraina operata nel 2014. La Repubblica Popolare Cinese non supportò infatti le azioni russe, esprimendosi a favore dell’integrità territoriale dell’Ucraina. Al contempo le sanzioni economiche imposte alla Federazione Russa e il generale abbassamento dei prezzi delle materie prime contribuirono ad incrementare notevolmente la dipendenza economica di quest’ultima dalla Repubblica Popolare Cinese. Tale processo finì per incrociarsi con il progressivo peggioramento delle relazioni diplomatiche tra Pechino e Nuova Delhi, il quale determinò l’insorgere della necessità da parte dell’India della necessità di ridurre la propria dipendenza militare dalla Federazione Russa. La dipendenza economica di Mosca dalla Cina avrebbe infatti potuto essere sfruttata da quest’ultima come strumento di pressione volto a troncare i rifornimenti militari russi, critici per l’operatività dell’esercito indiano. Ciò si è tradotto in una signficativa riduzione della percentuale di armamenti russi nell’esercito indiano. 

presentavano politiche estere profondamente 

Le forti problematiche dei membri

A partire dal 2014 il boom dello shale gas statunitense incrociandosi con un rallentamento della crescita economica cinese e diversi altri fattori, ha determinato un generale calo dei prezzi delle materie prime, i quali risultavano indissolubilmente legati alla crescita economica dei BRICS. Nello specifico Federazione Russa ha affrontato un costante declino economico dovuto alle sanzioni occidentali, applicate in seguito alla sua prima aggressione a danno dell’Ucraina. Tali sanzioni hanno costituito il fattore scatenante dietro la crisi finanziaria che il paese ha dovuto affrontare dal 2014 al 2016, la cui fine non ha però determinato un miglioramento dell’economia di Mosca, la quale non è più tornata ai livelli precedenti al 2014. Il cattivo stato dell’economia ha altresì impattato gravemente sulla fragile situazione demografica del paese, fortemente deterioratasi negli ultimi anni. Il Brasile a partire dallo stesso anno ha affrontato un lungo periodo di crisi economica e sociale, provocata dal calo dei prezzi delle materie prime che ha impattato duramente sull’economia del paese, nonché dalle devastanti conseguenze politiche dell’inchiesta Lava Jato, culminate con l’impeachment a danno del Presidente Dilma Rousseff. Contemporaneamente anche il Sudafrica ha affrontato simili problematiche, tanto sul fronte economico, sempre in virtù del calo dei prezzi delle materie prime, quanto sul fronte politico, a causa del forte incremento della corruzione nel paese durante il governo di Jacob Zuma, il cui recente arresto ha scatenato una profonda crisi sociale. La Repubblica Popolare Cinese, il membro del gruppo avente il maggior peso economico ha cominciato a vedere negli ultimi anni un certo rallentamento della propria crescita, andato di pari passo con l’emersione sempre più forte di problematiche insite nel proprio sistema economico e ad un peggioramento della propria situazione demografica, la quale nei prossimi anni vedrà un invecchiamento della popolazione accompagnato da un aumento della spesa previdenziale. Contemporaneamente l’India, secondo membro del gruppo per forza economica e demografica, ha perseguito negli ultimi anni forte rafforzamento della propria partnership strategica con gli Stati Uniti, intesa come contrappeso essenziale all’ascesa della Repubblica Popolare Cinese. Tale processo è culminato con l’ingresso di Nuova Delhi nel Dialogo di Sicurezza Quadrilaterale, meglio noto come QUAD.

Conclusioni

In conclusione, il gruppo BRICS non rappresenta allo stato attuale una vera e propria “alleanza”, né tantomeno un’alternativa al modello occidentale. Il gruppo BRICS non rappresenta infatti un’effettiva organizzazione internazionale dotata di soggettività e risulta altresì sprovvisto di solide strutture integrate a carattere economico o militare. Le principali strutture formate dai BRICS pur avendo acquisito una certa rilevanza non risultano in grado di competere con le simili istituzioni occidentali. La New Developement Bank nel 2021 ha finanziato progetti per un totale di 15 miliardi, contro i 60 della Banca Mondiale, il tentativo del gruppo di limitare la supremazia del dollaro si è in buona parte arenato, di fronte al mantenimento da parte di tale valuta della sua posizione di preminenza e anche il progetto della costruzione di una rete di cavi sottomarini nei fatti non è andato a buon fine. Al contempo la crescita economica di alcuni membri si è largamente arrestata negli ultimi anni, di fronte a crisi economiche e sociali di elevata gravità. L’invasione russa dell’Ucraina nel 2022 ha ulteriormente peggiorato tale stato di cose. Le pesantissime sanzioni economiche imposte alla Federazione Russa non solo hanno costituito un significativo danno all’economia di uno dei principali membri del gruppo, ma hanno anche incrementato la forte asimmetria tra le politiche estere dei membri. Da un lato l’Occidente si è dimostrato incapace di bloccare le transazioni commerciali della Federazione Russa con l’India e la Repubblica Popolare Cinese, tuttavia ambedue non hanno supportato militarmente la Federazione Russa e non hanno esitato a porre in essere azioni in linea con i propri interessi nazionali che hanno costituito un danno per Mosca. 

La Repubblica Popolare Cinese ha infatti azzerato i propri investimenti BRI in Russia e la banca cinese UnionPay ha chiuso ogni collaborazione con banche russe. Al contempo anche l’India nel lungo termine sarà portata a diversificare sempre più il proprio import di armamenti a causa dell’incapacità da parte di Mosca di rispettare i propri impegni, in parte a causa dei danni subiti dal sistema industriale russo e dai costi del conflitto ucraino, in parte a causa dell’impossibilità da parte di Nuova Delhi di pagare le forniture militari in dollari, problema che ha impedito la consegna di una significativa quantità di materiale. Un ulteriore segnale della fragilità del gruppo è stato dimostrato dalla richiesta da parte del governo sudafricano al Presidente russo Putin di partecipare al summit BRICS tramite la piattaforma Zoom, in virtù del mandato d’arresto emesso dalla Corte Penale Internazionale a danno di quest’ultimo. Al contempo la New Developement Bank ha bloccato le proprie transazioni con la Federazione Russa. Contestualmente a tali processi, il peggioramento delle relazioni diplomatiche tra la Repubblica Popolare Cinese e l’India è ulteriormente proseguito negli ultimi anni, come indicato dall’impiego dell’India di informazioni provenienti dall’intelligence statunitense per respingere un’incursione militare cinese. 

Ciononostante, l’esistenza del gruppo BRICS dimostra la presenza sullo scacchiere internazionale di nazioni emergenti, che pur non assumendo una postura occidentale risultano certamente insoddisfatte del proprio ruolo, in virtù della chiara incompatibilità di status derivante dalla loro crescente forza economica e demografica, comparata ad un’assenza di rappresentazione nelle principali istituzioni internazionali. Se l’Occidente vorrà mantenere la propria egemonia e la pace mondiale, dovrà necessariamente comprendere il punto di vista e gli interessi di tali attori.

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