0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheEuropaL’impatto della Brexit sui rapporti UE-Africa tra status quo...

L’impatto della Brexit sui rapporti UE-Africa tra status quo e “cooperazione competitiva”

-

La Brexit è sicuramente uno dei momenti fondamentali della storia recente dell’Unione Europea e, in senso lato, della politica internazionale in generale. Nonostante ciò, malgrado l’influenza del Regno Unito derivata dal suo status di ex potenza imperiale, nonché del suo passato coloniale in Africa, resta ancora poco chiaro in che misura e soprattutto se la Brexit abbia ridefinito in modo significativo l’equilibrio dei rapporti tra UE ed Africa. Da questo punto di vista, a distanza di poco più di due anni dall’entrata in vigore dell’accordo formale sulla Brexit (EU-UK Trade and Cooperation Agreement), l’entità delle sue conseguenze sui rapporti UE-Africa rimane una variabile indefinita ed aperta alla riflessione.

Gli effetti “immediati” della Brexit sui rapporti UE-Africa

La natura giuridica della Brexit ha reso immediatamente chiari gli effetti “pratici” legati alla cessazione della membership europea del Regno Unito rispetto alle relazioni tra UE ed Africa: in primo luogo, i rapporti tra UE e paesi Africa, Caraibi e Pacifico (ACP) regolati dall’accordo di Cotonou; in seconda istanza, gli effetti diretti sulle voci di spesa del budget dell’UE e del Fondo Europeo di Sviluppo (FES). 

Al netto delle difficoltà riscontrate circa il superamento dell’accordo di Cotonou, che resta ancora valido in via transitoria almeno fino a Giugno 2023, sul versante delle relazioni commerciali tra i due blocchi continentali è piuttosto evidente come la Brexit abbia costituito un affare problematico soprattutto per il Regno Unito che si è visto impegnato a trattare nuovi accordi commerciali con i paesi africani di suo interesse, dall’altro lato è vero che l’abbandono dell’UE ha inevitabilmente ridotto le capacità finanziarie nell’ambito della cooperazione internazionale allo sviluppo in Africa (e non solo). Nonostante l’assenza di effetti irreversibili o gravosi per le politiche di cooperazione europee, l’interruzione di un’azione complementare e coordinata tra gli strumenti europei e britannici ha reso necessaria una ridefinizione degli obiettivi strategici della cooperazione allo sviluppo europea.

Interpretazione sugli effetti nei rapporti tra UE, Africa e Regno Unito

Ancora di più difficile interpretazione risulta l’aspetto legato all’effetto Brexit sullo stato delle relazioni internazionali UE-Africa. L’uscita del Regno Unito è stata a lungo una variabile imprevedibile non solo per gli equilibri politico-economici interni all’Unione, ma anche in relazione alla sua proiezione globale e al suo rapporto con l’Africa.

Tre considerazioni preliminari sono qui essenziali. La prima riguarda la volontà del Regno Unito di aver optato per un’opzione di “hard Brexit” nei settori strategici di politica estera, difesa e cooperazione allo sviluppo: non essendo parti integranti del Trade and Cooperation Agreement, definiscono una linea di separazione netta con l’UE rispetto a tutto ciò che concerne la definizione delle rispettive politiche di azione esterna e di collocamento internazionale.

La seconda considerazione ha direttamente a che fare con la politica estera Britannica ed il suo modo di relazionarsi al continente africano. Infatti, se l’idea della Francafrique rappresenta una chiara volontà da parte della Francia di mantenere un saldo legame con i suoi ex possedimenti coloniali in Africa, il Regno Unito non è dotato di una analoga posizione di politica estera al riguardo, anzi: pur continuando ad assicurare il mantenimento di ottimi rapporti con l’anglosfera africana, questa non ha mai veramente rappresentato una priorità centrale per gli interessi britannici.

Infine, il posizionamento del Regno Unito all’interno dell’UE: laddove la sua partecipazione abbia scandito fasi fondamentali del processo di integrazione europea (spinta alla creazione del gruppo ACP, controbilanciamento alla “francesizzazione” dell’azione esterna europea), la presenza britannica ha sempre preferito canali tradizionali di intervento e decisione in materia di politica estera, pur godendo dei benefici generati dallo status di appartenenza all’Unione.

L’interpretazione della Brexit entro queste tre chiavi di lettura delinea una situazione molto particolare nella quale l’orizzonte valoriale di UE e Regno Unito non impedisce, anzi, incoraggia le possibilità di cooperazione reciproca rispetto ai rapporti con l’Africa; tuttavia, la scelta britannica di mantenere saldamente separati i canali di azione esterna ha alimentato gli spazi di competizione tra i due attori occidentali.

Per l’UE, la fuoriuscita di un player di eccezionale rilevanza internazionale come il Regno Unito ha reso necessario un riallineamento del suo posizionamento globale, idealmente cercando di favorire un rafforzamento delle istituzioni sovranazionali, in particolare della Commissione. Di contro, una delle possibilità esplorate nel corso degli anni immediatamente successivi alla Brexit da diversi analisti aveva ipotizzato ad un rafforzamento dell’attenzione da parte dell’UE verso l’area di influenza francese in Africa: l’ipotesi appare oggi parzialmente esatta, nel senso che l’Africa occidentale e la regione del Sahel costituiscono una priorità per l’azione per l’UE, ma al tempo stesso la crisi di legittimità della Francia nell’area pone un enorme ostacolo alla concreta realizzazione di questo obiettivo ove la presenza “europea” del Regno Unito avrebbe potuto fornire una valida alternativa di garanzia e supporto (anche se non scontata).

Conclusione

Non appaiono elementi sufficienti a conferma di un indebolimento oppure di un rafforzamento significativo dei rapporti tra l’UE e l’anglosfera africana: l’effetto Brexit non sembra aver compromesso od influenzato particolarmente le relazioni tra le due parti. Al contrario, se si dovesse considerare la Brexit come una variabile capace di influenzare l’andamento dei rapporti UE-Africa, allora sarebbe più corretto assumere che l’assenza del Regno Unito nell’Unione abbia favorito la delegittimazione della presenza francese e, di conseguenza, l’indebolimento dell’azione esterna europea. Questa osservazione non può tuttavia che rimanere un’ipotesi, non particolarmente convincente tra l’altro, data l’impossibilità di verificare uno scenario no-Brexit.

Se dunque si assume che l’uscita del Regno Unito dall’UE non ha avuto significativi effetti sulle relazioni internazionali tra l’UE e il continente africano nel suo complesso, è comunque possibile fare una considerazione finale sul rapporto triangolare instauratosi tra i tre attori coinvolti.

La guerra in Ucraina dimostra che esiste un canale di collaborazione (o quantomeno di comunicazione) molto stretto tra le diplomazie britanniche ed europea, capace di ampi margini di collaborazione (entro la cornice della NATO). Al tempo stesso, l’impegno britannico per la realizzazione dell’agenda “Global Britain” e l’ambizione espansiva del Commonwealth degli ultimi anni si pongono chiaramente in attiva competizione con l’idea europea dell’UE come punto di riferimento globale.

Da ciò ne deriva che UE e Regno Unito agiscono in una sorta di paradossale “cooperazione competitiva”, che può essere analogamente ricondotta al rapporto tra UE e Stati Uniti.  Situazione che per molti paesi africani può rivelarsi una fonte di opportunità in quanto capace di dare loro un maggiore potere negoziale non solo nei confronti dei due rappresentanti Occidentali, ma anche rispetto alle possibilità offerte dalle altre potenze emergenti.

Articoli Correlati

La gioventù europea e la guerra: il caso francese

A due anni dall’invasione russa in Ucraina i leader dei Paesi occidentali si sono riuniti a Parigi per discutere...

Borgo Egnazia G7: dossiers and curiosities

Not only Pope Francis, who will address peace in Ukraine and the Middle East and Artificial Intelligence and will meet one-to-one...

UE e Australia: la vita comune per le materie prime critiche

Australia ed Unione europea hanno siglato un accordo strategico sulle materie prime critiche e strategiche. Canberra e Bruxelles, dopo...

Elezioni europee 2024, dall’ascesa delle destre al nodo dei leader di Bruxelles: più continuità che rottura?

Il responso delle urne premia il PPE: possibile un’alleanza con socialisti e Renew Europe, così come la conferma di...