Brexit: storia dell’agonia Europea
Se non fosse il più grande fallimento dell’Europa dal secondo dopoguerra ad oggi la “Brexit” potrebbe essere una traccia per una tipica telenovela televisiva britannica.
Il voto democratico avvenuto trenta mesi fa nel Regno Unito aveva sancito tra lo stupore del mondo intero la volontà del popolo di Sua maestà di voler abbandonare Bruxelles con la, assai remota, convinzione che navigare in solitudine sia la soluzione migliore per ottenere al meglio i propri interessi.

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Come tutti sappiamo l’esito del voto costrinse, per coerenza morale, il Premier Cameron alle dimissioni che lascio’ il numero 10 di Downing street alla titolare del ministero degli interni Theresa May con la convinzione che potesse essere la donna giusta per traghettare Londra fuori dall’Unione Europea. Le circostanze hanno invece sancito un esito ben differente e tra le stanze di Westminster ancora oggi regna sovrano il caos. Il partito conservatore che detiene la maggioranza parlamentare oggi si trova spaccato tra chi sostiene una pericolosissima uscita senza alcun accordo e chi ritiene la necessità di dover negoziare con le istituzioni comunitarie per evitare una deriva troppo pericolosa. Il partito socialista di contro riesce a fare forse peggio: il tenace Corbyn, ad oggi conosciuto più per le sue posizioni antisemite che per le sue reali capacità politiche, chiede legittimamente un anticipo al voto senza però chiarire quale sia la soluzione per uscire dall’empasse. Infine c’è il fronte trasversale che chiede con insistenza il ritorno ad una consultazione referendaria che creerebbe di fatto il primo pericolosissimo caso storico in cui le istituzioni costringono gli elettori a votare fino a quando l’esito non è consono alle esigenze dei palazzi.Nella tragica trama di questa vicenda di certo anche Bruxelles non è e non può essere esente da critiche. Prossima ad un voto parlamentare che cambierà la storia del continente intero l’Europa continua a mostrare il volto più arrogante. I vertici della commissione, con il presidente in testa, hanno ostentato intransigenza ad ogni richiesta dei singoli paesi e hanno erroneamente lasciato credere che l’Europa sia una banca d’affari e non un progetto politico che non può e non deve fallire. Il patetico “mea culpa” di Juncker sulla vicenda greca appare debole e poco credibile e non fa che aumentare la percezione di distanza tra i vertici europei e gli elettori che su alcune importanti tematiche quali il lavoro e l’immigrazione hanno pagato sulla propria pelle anni di errori palesi. Non solo. Sorprende che una persona d’esperienza come il presidente del parlamento Europeo (unico organo delle istituzioni eletto dai cittadini) Tajani dichiari testualmente “che permettere agli elettori inglesi di esprimersi sulla brexit sia stato un errore”. Sarebbe intollerabile che l’Europa culla della civiltà moderna, della democrazia e dei valori occidentali, metta in dubbio il suffragio universale.

Piuttosto ci si interroghi sul perché i cittadini europei ricorrano in continuazione ad ideali così estremi (a partire dalla Brexit) che potrebbero portarci ad effimeri risultati nell’immediato ma a dover fare i conti con problemi ancor maggiori nel medio e lungo periodo. È assai probabile che, in attesa di capire il futuro di Londra, da maggio molto cambierà in Europa. I partiti sovranisti sbarcheranno a Bruxelles con l’intenzione, legittima e comprensibile, di portare grandi novità. Ma l’Europa oggi è un malato cronico che necessità di cure farmacologiche prescritte da medici e non basteranno dosi di vitamine o sali minerali. Chi avrà la maggioranza a Strasburgo dovrà tener conto che le aggressive, e talvolta illegittime, politiche cinesi o l’inarrestabile crescita demografica africana e la sua emigrazione sono fenomeni che puoi gestire solo se al tavolo l’Europa si presenta compatta sotto il profilo economico, sociale e politico. In caso contrario il rischio è che la Brexit non sia stata un lecito allarme popolare che avrebbe dovuto far riflettere chi di dovere ma sia la certificazione che la malattia Europea da cronica sia diventata irreversibile.