Brasile, la crisi non è solo economica

Mancano otto mesi ai Giochi Olimpici di Rio De Janeiro ma l’attesissimo evento sportivo rischia di aggravare ulteriormente la crisi economica che sta affrontando il Brasile. Le infrastutture necessarie non sono ancora complete, e il governo negli scorsi giorni ha aumentato i prezzi dei trasporti tra le proteste di piazza.

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Il paese carioca infatti è in piena recessione con tassi di disoccupazione altissimi e tassi di inflazione che sfiorano il 10 %, senza contare la crisi politica che sta attraversando la presidenza di Dilma Rousseff, sottoposta a procedura di  impeachment per una vicenda legata al bilancio dello stato.

I tempi del “BRICS”, ovvero le cinque economie emergenti di cui il Brasile fa parte (insieme a Russia, India, Cina e Sudafrica) sembrano lontanissimi. Quella che all’inizio degli anni 2000 era l’ottava economia del mondo, il miracolo dei paesi emergenti, lo stato con un welfare sociale invidiato da tutte le democrazie, non cresce più.

Nello scorso autunno, a suggellare la crisi gia evidente è arrivato anche il temuto declassamento del debito da parte dell’agenzia di raiting S&P, i titoli di stato brasiliano, sono “spazzatura”; a questo si aggiunge il crollo dei prezzi del  petrolio,  grazie alla cui esportazione lo stato riempiva le sue casse.

Nel 2015 la crescita economica non è andata  oltre il 2%, molto distante dai numeri delle altre economie emergenti. La crescita del 7,5% di qualche anno fa ormai è solo un sogno.

La moneta brasiliana, il Real, introdotta nel 1994 per fronteggiare l’inflazione altissima degli anni ‘90, è in affanno e nelle ultime settimane del 2015 ha raggiunto i minimi storici. È stata la moneta più svalutata del 2015, il rapporto col dollaro è ai 4,01, la svalutazione è stata del 34% in dodici mesi.

Ma la crisi, come già detto, non è solo politica.

Dalle parti delle dorate spaggie di Copacabana si è ancora alle prese con gli strascichi della vicenda Petrobas, il più grande scandalo di corruzione della storia brasiliana, il mani pulite sudamericano con cifre enormi.

La vicenda, chiamata dalla polizia “Lava Jato”, ovvero Autolavaggio, è scoppiata a Brasilia nella primavera del 2014. Petrobas è il gruppo petrolifero a controllo statale, una delle più grandi aziende dello stato. L’accusa per il gruppo è di aver pagato tangenti faraoniche al Partito dei lavoratori, il partito di Rousseff e di Lula.

Nello scandalo sono finiti decine di manager, senatori e deputati. La presidente Rousseff è risultata estranea alle vicende di corruzione anche se negli anni ‘90 era nel consiglio di amministrazione di Petrobas.

I guai di Dilma però, sono ben altri. La presidente, da poco più di un anno rieletta al suo secondo mandato, deve fronteggiare la procedura di impeachment per irregolarità nei conti pubblici.

La richiesta al presidente della Camera dei deputati brasiliana è arrivata nell’ottobre scorso da parte dell’opposizione al governo di Dilma. L’accusa rivolta alla presidente è di aver violato le leggi fiscali brasiliane pur di finanziare la sua campagna elettorale e,  da un punto di vista politico, di aver manipolato il bilancio del 2014 per coprire il deficit dei conti pubblici.

La messa in stato d’accusa del capo di governo, diventata ufficiale a dicembre, non implica le sue dimissioni e la caduta immediata del suo governo. La procedura sarà lunga e complessa, sarà costituita una commissione speciale, la presidente dovrà essere ascoltata dalla Camera, dal tribunale federale e dal Senato.

Dilma, che si è definita “indignata”, accusata di fatti “inconsistenti”, ha ottenuto una piccola vittoria prima di Natale. La Corte Suprema brasiliana ha annullato   la procedura, il capo d’accusa va riformulato e soprattutto va votato in parlamento con voto palese, non segreto come accaduto in precedenza.

Ma, nonostante la procedura di impeachment, Dilma Rousseff, ex combattente di sinistra, arrestata e torturata dalla dittatura militare, non si arrende e, insieme a tutta la nazione carioca, dopo i mondiali del 2014, è pronta ad accogliere i riflettori del mondo sul suo Brasile anche per le olimpiadi di Rio in programma ad agosto.