Bolivia: un ritorno al passato?

Dopo numerosi rinvii causati dall’emergenza sanitaria legata al COVID-19, la Bolivia è pronta ad eleggere la sua nuova guida politica. Le elezioni presidenziali che si terranno il prossimo 18 ottobre dovrebbero sancire, almeno in teoria, la fine dell’instabilità politica generata dalle consultazioni elettorali dell’ottobre 2019. Il clima politico è incandescente, la Presidente ad interim Áñez ha deciso di ritirarsi dalla corsa alla presidenza per agevolare una maggiore compattezza nel fronte conservatore e scongiurare la vittoria del MAS dell’ex Presidente Morales.

Bolivia: un ritorno al passato? - Geopolitica.info

Il terremoto politico generato dalle elezioni presidenziali dello scorso ottobre ha aperto nuovi scenari per la Bolivia, interrompendo la leadership di Evo Morales, titolare di Palacio Quemado per 14 anni, favorendo la gestione temporanea del Paese da parte di Jeanine Áñez. La presidenza ad interim però, che inizialmente sarebbe dovuta durare novanta giorni, è ormai vicina all’anno di attività. Dopo i rinvii causati dalla pandemia, da maggio a settembre, il Tribunale Supremo Elettorale (TSE) ha definito come data per le elezioni presidenziali il prossimo 18 ottobre.

I candidati alla presidenza erano originariamente otto, tra cui i più quotati Luis Arce del Movimiento al Socialismo (MAS), partito dell’ex Presidente Morales, Carlos Mesa, già Presidente dal 2003 al 2005 e leader di Comunidad Ciudadana, e la Presidente ad interim Jeanine Áñez, esponente del partito conservatore Movimiento Demócrata Social. Pochi giorni fa, però, per evitare di frammentare i consensi del fronte conservatore, la Áñez ha deciso di ritirare la propria candidatura, sostenendo che “se non ci uniamo, Morales tornerà. Se non ci uniamo, la democrazia perderà. Se non ci uniamo, la dittatura vince. Insomma, oggi rinuncio alla mia candidatura in omaggio alla libertà e alla democrazia”.

Le ragioni del passo indietro sono collegate giocoforza ai sondaggi riguardo le intenzioni di voto pubblicate il 7 settembre dalla società Cies-Mori. Infatti, secondo i dati, la Presidente ad interim si assicurerebbe il 10,4%, dietro a Mesa con il 17,1%, e Arce con il 26,2%. Il candidato socialista, nonostante risulti in testa, non otterrebbe però la vittoria al primo turno, essendo necessario il 40% dei voti con più di 10 punti di scarto sul secondo candidato. In tal senso, un ruolo fondamentale lo giocheranno gli indecisi, pari al 16,6 % secondo i sondaggi, che di fatto potrebbero far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra.

Ad accogliere favorevolmente la decisione della Presidente uscente è stato Carlos Mesa che, desideroso di convogliare su di sé una parte dei voti, l’ha definita “un contributo alla democrazia”. Il leader della Comunidad Ciudadana ha inoltre spiegato come il suo gruppo “sia sempre aperto al dialogo. La decisione di chiudere la porta del MAS e di aprire una nuova fase, in cui la gente viene prima di tutto, apparterrà sempre al popolo boliviano”.

Il timore del governo boliviano per la vittoria socialista è stato rimarcato, lo scorso 23 settembre, dalla Añez in un messaggio all’ONU che ha duramente condannato la disponibilità che l’Argentina ha dimostrato nel concedere asilo politico a Evo Morales. Alla base di questa presa di posizione c’è l’idea che l’atteggiamento argentino sia una vera e propria intromissione negli affari interni boliviani. La Presidente ha sottolineato, inoltre, come il governo argentino stia cercando di “aggredire sistematicamente le istituzioni repubblicane” del suo Paese e di “proteggere una cospirazione violenta contro la democrazia boliviana”. La risposta di Buenos Aires non si è fatta però attendere, respingendo veementemente le accuse e bloccando “il tentativo di coinvolgere l’Argentina nella campagna elettorale boliviana”.


Vuoi approfondire i temi della politica internazionale?

Scopri il nostro Corso online in Geopolitica e Relazioni internazionali!


A complicare ancor di più il quadro politico sono state le dichiarazioni di Evo Morales che, dal suo esilio in Argentina, ha affermato di essere pronto a tornare in patria in caso di vittoria del MAS. Quello che è certo però è che Morales non ricoprirà incarichi istituzionali. Difatti, un tribunale boliviano ha bocciato la candidatura dell’ex Presidente a membro del Senato nella provincia di Cochabamba, confermando quanto stabilito a febbraio dal Tribunale Supremo Elettorale, cioè che Morales non si sarebbe potuto candidare dal momento che non ha risieduto nella provincia negli ultimi due anni, condizione necessaria per far parte delle liste. I legali dell’ex guida politica boliviana sono pronti a fare ricorso alla Corte costituzionale ma le possibilità di vittoria sembrano davvero residuali.

La tornata elettorale, con il testa a testa tra Arce e Mesa, non sembra quindi portare una ventata di novità nel Paese sudamericano. La vittoria del MAS porterebbe la Bolivia a un assetto governativo che ha caratterizzato la vita politica ed economica degli ultimi quindici anni, con il probabile ritorno in patria di Evo Morales. D’altra parte, se a spuntarla dovesse essere la Comunidad Ciudadana, si prefigurerebbe un Mesa bis, schema politico già sperimentato nei primi anni duemila. Laddove non bastasse il primo turno per decretare il vincitore, il secondo turno sarà a novembre; tra due mesi sapremo con certezza se la Bolivia si appresta a fare un passo avanti verso il passato.

Stefano Di Giambattista
Geopolitica.info