Bobi Wine, Museveni e la storia che si ripete

Robert Kyagulanyi, conosciuto con il nome d’arte Bobi Wine e soprannominato “il presidente del ghetto”, è diventato una figura di grande rilevanza mediatica in Uganda. Cresciuto in un quartiere molto povero di Kampala (Uganda) e avvocato di professione, si è affermato nel corso della sua carriera come politico e musicista di grande successo. Dopo essere stato nominato parlamentare ugandese nel luglio del 2017, ha deciso di presentare la sua candidatura per le elezioni presidenziali che si sono tenute il 14 gennaio 2021, con l’obiettivo di porre fine al lungo governo del presidente Museveni.

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Per capire la rilevanza del personaggio nella scena politica ugandese, è necessario far luce su due elementi fondamentali della vita di Bobi Wine, prima di analizzare i violenti episodi che ne hanno caratterizzato la campagna elettorale e il clima in cui si sono svolte le elezioni. Musica e impegno politico costituiscono la personalità dell’artista.

La duplice missione: l’artista diventa politico

Bobi Wine ha avviato la sua carriera da musicista negli anni 2000. Il cantante definisce sé stesso come “un bambino del ghetto che ha qualcosa da dire attraverso la musica”.

La musica, infatti, agli occhi dell’ugandese, è un importante strumento per educare la popolazione ed incitarla a reagire e ribellarsi contro un governo che non ha mantenuto nessuna delle promesse fatte, che alimenta la corruzione, favorisce le ingiustizie ed esaspera il divario fra ricchi e poveri.

Musica e attivismo politico sono due aspetti della vita di Bobi Wine che si intrecciano e dialogano l’uno con l’altro poiché attraverso la prima il cantante riesce a veicolare messaggi di denuncia contro il presidente Museveni e contro l’attuale situazione ugandese.

Esemplificativo è il brano Dembe (pace) in cui il cantante si rivolge esplicitamente al presidente in carica: “Perché non ti ispiri a Mandela, ha governato per un po’ e poi ha rinunciato al potere. I leader che restano troppo a lungo al potere sono il motivo per cui l’Uganda è in rovina”.

Grazie alle sue canzoni e ai suoi testi politici ha presto conquistato la scena, suscitando grande entusiasmo soprattutto fra i giovani, desiderosi di un cambiamento all’interno del loro Paese.

Il cantante, con il suo operato, è riuscito a spiegare cosa significhi vivere nel “ghetto” e come esserne orgogliosi, ma al contempo ha mostrato la necessità di trasformazioni che permettano di migliorare la situazione in numerose aree dell’Uganda. “Se il parlamento non si reca nel ghetto, il ghetto si recherà al parlamento”, così ha esordito Bobi Wine in un’intervista affermando che uno dei fini del suo programma elettorale è di condurre i cittadini ad avere maggior fiducia nella democrazia.

Un secondo testo che permette di comprendere meglio l’ideologia e i motivi che hanno spinto la giovane celebrità a candidarsi è Situka (alzarsi) in cui l’artista invita i giovani ad unirsi e a marciare insieme contro l’oppressione: “Quando i capi diventano imbroglioni, le guide tormentatori, quando la libertà di espressione diventa il bersaglio per la repressione, l’opposizione diventa la nostra posizione”.

È importante sottolineare come la commistione di musica e propaganda politica sfocino nel 2017 nella creazione di un nuovo partito di opposizione, il “People Power, our power”, schierato contro Museveni, definito da Bobi Wine nemico del Paese.

L’obiettivo politico del cantante è dare voce alla popolazione, soprattutto quella più povera, e portare sul tavolo della politica le numerose problematiche di chi abita nelle zone periferiche.

La sua musica è percepita, all’interno del Paese, come “intrattenimento educativo”. Attraverso i suoi testi emerge lo spirito rivoluzionario dell’attivista e il suo impegno nel cercare di smuovere e cambiare la situazione.

Un’infiammata campagna elettorale

Bobi Wine ha presentato la propria candidatura per le elezioni il 3 novembre 2020. Nello stesso giorno il cantante è stato prelevato dalla sua auto e torturato violentemente. La polizia ha, inoltre, disperso i numerosi sostenitori che lo accompagnavano utilizzando gas lacrimogeni e armi.

La reazione del governo ha suscitato grande clamore sia fra i cittadini che all’interno dell’opposizione. Ciò che ha spinto Museveni a consentire l’uso del fuoco e della violenza è stato, probabilmente, il timore di un avversario che sta conquistando, con le sue parole, giorno dopo giorno, la maggioranza.

È necessario ricordare che Museveni è in carica dal 1986. Il presidente, però, ha cambiato più volte la costituzione per potere rimanere al governo più a lungo. L’ultimo episodio che ha suscitato indignazione è legato alla legge, varata nel gennaio 2020, che ha abolito il limite di età posto di 75 anni per essere eletti. Museveni così, all’età di 76 anni, può presentare il suo sesto mandato all’inizio del 2021.

L’attuale presidente è ben consapevole del carisma del suo principale avversario e del fatto che in pochi mesi sia riuscito ad attirare a sé i giovani, che costituiscono il 75% della popolazione ugandese e il cui voto potrebbe essere decisivo.

La campagna elettorale condotta da Bobi Wine a partire dal 9 novembre è stata caratterizzata da continui scontri fra la polizia e i sostenitori del leader politico. Lo stesso cantante è stato incarcerato e torturato molteplici volte con svariate accuse, fra cui quella di facilitare la diffusione della pandemia Covid 19 e di non rispettare le misure di contenimento. Uno di tali arresti ha suscitato manifestazioni e rivolte, soprattutto nella capitale, da parte di coloro che chiedevano la liberazione del leader. I moti di protesta si sono conclusi con l’intervento aggressivo della polizia che ha causato numerosi morti e ancor più feriti.

La rivolta che ha avuto conseguenze peggiori si è verificata il 19 novembre, quando i sostenitori del cantante sono scesi nelle strade di Kampala animati da rabbia e ancor più dal desiderio di affermare apertamente il proprio appoggio a Bobi Wine. Le forze dell’ordine, inviate da Museveni, hanno represso il tumulto ancora una volta con gas lacrimogeni e facendo esplodere munizioni contro la folla.

Nelle ultime due settimane di novembre lo stesso candidato ha sventato due tentativi di assassinio rivolti verso di lui. Più volte la macchina di Bobi Wine è stata colpita da proiettili provenienti dalla polizia.

La violenza perpetrata per oltre un mese dalle forze dell’ordine contro gli uomini del suo partito e i suoi seguaci ha indotto l’esponente dell’opposizione ad avanzare l’ipotesi del proprio ritiro (poi rientrata).

Il primo dicembre, dopo che il suo produttore musicale in un clima di forte tensione ha riportato una grave ferita al volto, Bobi Wine in un villaggio vicino a Kampala ha annunciato che avrebbe sospeso la sua campagna elettorale lo stesso giorno. I numerosi morti e i feriti, alcuni di essi in condizioni critiche, hanno spinto il cantante a questa scelta. Il candidato ha aggiunto, infatti, che la sua propaganda politica è stata colpita, sin dal principio, dalla brutalità delle forze di sicurezza contro i cittadini disarmati e che è nel suo interesse porre fine a tale “massacro”. Bobi Wine ha dichiarato che si sarebbe recato dal capo della commissione elettorale per richiedere un’azione di intervento da parte del governo contro la politica aggressiva di Museveni.

La situazione, anche in seguito alla pretesa di eliminazione della violenza avanzata da Bobi Wine, non è cambiata. Il 27 dicembre, per esempio, la guardia del corpo del cantante è deceduta a causa delle ferite inferte dalle forze di sicurezza durante un comizio.

L’aumento delle tensioni e la mancanza di un provvedimento pacificatore hanno infiammato i discorsi di Bobi Wine che si è rivolto agli elettori invitandoli a recarsi alle urne per porre fine al regime di Museveni.

Il 30 dicembre il cantante è stato arrestato, insieme al suo team, dalla polizia e i suoi account sono stati bloccati affinché non potesse diffondere notizie riguardo ai trattamenti che avrebbe ricevuto dalle forze dell’ordine.

Museveni in quegli stessi giorni è divenuto consapevole della popolarità del giovane candidato a Kampala e in numerose aree rurali limitrofe.

Il programma politico di Bobi Wine, inoltre che proponeva, tra le molte iniziative, l’eliminazione della corruzione, un aumento dell’efficienza nell’amministrazione, un disciplinamento nell’uso delle risorse pubbliche, un miglioramento nei servizi educativi e di conseguenza un incremento del benessere dei cittadini, sembrava riscuotere di giorno in giorno sempre più successo.

La gestione degli ultimi due mesi da parte del governo di Museveni ha inoltre provocato indignazione e clamore, non solo all’interno dell’Uganda, ma anche a livello internazionale. Il presidente è stato accusato di non aver rispettato i diritti umani durante le campagne elettorali e di aver incitato alla violenza e all’odio nei confronti dei suoi avversari. Nonostante tali critiche, l’anziano leader ha raggiunto i suoi obiettivi.

Elezioni al buio

Il 14 gennaio 2021 Museveni è stato rieletto presidente con il 59% dei voti, contro il 35% raggiunto da Bobi Wine.

Nei giorni che hanno preceduto le votazioni, all’interno del paese, si è respirato un clima di tensione e terrore poiché Museveni ha ordinato la sospensione di internet e la chiusura di tutti i social network. Questo ha permesso alla macchina politica del capo dello stato di lavorare nell’oscurità.

Il candidato dell’opposizione ha, di conseguenza, accusato il governo di aver limitato internet per impedire la comunicazione e compromettere il regolare svolgimento delle elezioni. Bobi Wine non solo ha denunciato l’attuale presidente di brogli elettorali, ma ha anche definito le elezioni “una totale farsa”.

Il 15 gennaio le forze di sicurezza del leader in carica hanno circondato la casa del giovane oppositore e arrestato molti dei suoi sostenitori. Museveni ha giustificato tali azioni dichiarando di voler proteggere Bobi Wine da possibili aggressioni e al contempo di voler evitare che l’uomo inciti il suo seguito a ribellarsi. Numerosi sono coloro che credono, invece, che la detenzione forzata del cantante sia legata ancora una volta al calcolo politico: impedire al candidato dell’opposizione di incontrare il suo team per elaborare una strategia volta alla contestazione del risultato delle elezioni.

L’avvocato di Bobi Wine, Benjamin Katana, ha annunciato: “i suoi movimenti sono limitati, non è permesso a nessuno di entrare e uscire di casa, a tutti gli effetti si tratta di una forma di detenzione”. Gli arresti domiciliari, così li ha definiti, sono parte del progetto di manipolazione del voto e dell’intero processo democratico che comporta il “portare via i leader, tenerli lontani, intimidire i cittadini, spegnere internet, censurare i media”.

Martedì 19 febbraio gli avvocati della celebrità hanno presentato una petizione presso la corte suprema. Il documento contestava la legalità della detenzione dell’uomo e della moglie contro i quali non erano stati mossi capi di accusa. La corte, alcuni giorni dopo, si è espressa sostenendo che il governo, non avendo prove, non era legittimato a costringere Wine e la sua famiglia a rimanere entro la propria abitazione.

Il 26 gennaio le forze di sicurezza si sono ritirate dalla casa dell’uomo.

Pochi sono i giorni che rimangono a Bobi Wine per organizzarsi insieme al suo staff e per presentare il ricorso contro i brogli elettorali. La data di scadenza è fissata al 2 febbraio.

La sconfitta e la detenzione non hanno sottratto all’oppositore di Museveni la determinazione di riportare la giustizia all’interno dell’Uganda.