Bielorussia, la democratizzazione mancata

I dittatori ci sono sempre stati, fin dalla notte dei tempi uomini che mirano ad avere sempre più potere  e non hanno scrupoli su come ottenerlo sono esiti e questo probabilmente avverrà sempre, è nella natura umana. In varie epoche storiche i dittatori hanno ottenuto e tenuto stretto nelle loro mani il potere con sotterfugi e spesso usando la violenza e mettendo a tacere con la forza chi osava ribellarsi e metterli in discussione.

Bielorussia, la democratizzazione mancata - Geopolitica.info

Ma chi è un dittatore e cosa spinge un uomo a volere sempre più potere? Secondo il dizionario di italiano on line del “Corriere della Sera” un dittatore è un “Uomo politico che concentra nella propria persona tutti i poteri che negli ordinamenti democratici sono distribuiti tra più istituzioni”. È spinto ad agire per prima cosa dalla voglia di supremazia, di potere, di comando, la voglia di primeggiare sugli altri e prendere tutto ciò che si può senza controllo, il desiderio di essere al di sopra di tutto e di tutti. Di per sé essere un uomo solo al comando non ha un significato per forza negativo ma di solito vivere in una dittatura vuole dire essere sottomessi ad un regime dispotico con la forza, senza la possibilità di dissentire.

La mancata democratizzazione della Bielorussia

In particolare la Bielorussia, dopo il crollo dell’Unione Sovietica e la conseguente creazione di tanti Stati indipendenti, non ha mai attivato quel lungo procedimento ha portato molti Paesi ad essere realmente autonomi. 

La Bielorussia è un Paese anccora molto dipendente dalla Russia, soprattutto economicamete, soprattutto gas e petrolio che sono importantissimi per l’economia bielorussa e arrivano esclusivamente da Mosca. Questo lascia alla Bielorussia pochi margini di manovra e lo rende ancora quasi totalmente dipendente e conseguentemente influisce anche sul regime di Lukashenkoe sulle elezioni farsa che ne derivano.

Ancora oggi le elezioni sono considerate irregolari, una farsa per consentire a Lukashenko di mantenere il potere, un modo in più per legare Rssia e Bielrussia in un abbraccio che per il piccolo Paese slavo rischia di essere terribile. Le proteste di piazza sono iniziate subito dopo il voto e anche dopo più di un mese non accennano a placarsi; a nulla sono valse una dura repressione e arresti di massa, il popolo è allo stremo, vuole elezioni davvero libere e democratiche e a questo punto non accetta rifiuti.

Certo eliminare le opposizioni mandando in esilio i loro leader può essere letto come un segno di debolezza, ma la limitata democrazia in questo caso serve a Lukashenko per rafforzare il suo potere, per farsi vedere come l’uomo forte che può guidare la Bielorussia in questi tempi difficili, l’unico che sa di cosa ha bisogno il Paese.  

Le aziende sono quasi tutte controllate dallo Stato, il margine di manovra per insturare una vera economia di mercato è ridotto al lumicino e questo non aiuta l’economia a progredire, non aiuta il Paese a diventare moderno e sviluppato, non aiuta quel processo di democratizzazione che si è rivelato fondamentale in tutti gli Stati.

La Bielorussia inoltre è stata anche colpita da diverse calamità, tra le quali il disastro del Chernobyl del 1986. Molti di noi ricordano perfettamente le immagini della devastazione causata dalla centrale nucleare posta lungo il confine tra le Bielorussia e l’Ucraina, una tragedia che ha causato 65 morti nell’immediato, ma nel medio e lungo periodo ha compromesso la salute di migliaia di persone.

Il caso Lukashenko

Tra i peggiori dittatori di oggi tuttora al potere infatti c’è sicuramente Lukashenko (Lukašėnka) inm

Bielorussia, tutti e due a capo di regimi fortemente repressivi senza alcun rispetto per i diritti umani fondamentali, regimi in cui tutte le voci di dissenso vengono messe a tacere con la forza.

Il dittatore bielorusso Lukashenko è balzato di recente agli onori della cronaca perchè ha di nuovo vinto le elezioni nel suo Paese, probabilmente con brogli e sotterfugi, e da quel momento si è aperta una vera e propria guerra civile con le opposizioni.

La candidata principale alla presidenza si è rifugiata in Lituania con i suoi figli mntre il marito è attualmente detenuto nelle carceri bielorusse; ogni manifestazione di dissenso viene duramente punita, al punto che le proteste delle opposizioni sono state represse nel sangue.

Recentemente i Paesei baltici, Lituania, Estonia e Lettonia, hanno inserito Lukashenko nella lista nera come persona non gradita, mentre la Polonia ha deciso di mandare molti militari confine per proteggere il suo territorio dalle intemperanze bielorusse. I Paesi baltici, membri dell’Unione Europea e della Nato, inoltre hanno annunciato le sanzioni nell’ambito dello sforzo coordinato per sostenere le proteste nella vicina Bielorussia, giunte alla quarta settimana dopo le controverse elezioni presidenziali del 9 agosto. “Il nostro messaggio è che dobbiamo fare di più che rilasciare dichiarazioni, dobbiamo anche adottare misure concrete”, ha detto il ministro degli esteri lituano.   


Vuoi approfondire i temi relativi alla politica estera e interna della Russia?

Scopri il nostro Corso online “La Russia di Putin”!


Conclusione

In conclusione possiamo dire che le dittature sono sempre esistite, magari sono iniziate in sordina, magari all’inizio avevano anche delle finalità tutto sommato buone, ma alla fine si sono rivelate per quello che sono in realtà: dispotiche e sanguinarie.

Sotto la dittatura, qualunque tipo di dittatura, si sta sempre male perchè si rimpiange la libertà perduta, si insegue una vita migliore, si vuole avere la possibilità di riunirsi e dire cosa si vuole e quando si vuole, e questo è quello a cui aspira il popolo bielorusso.