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#USA2024Bidenomics: slogan elettorali o politica di successo?

Bidenomics: slogan elettorali o politica di successo?

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L’insieme delle politiche economiche, nonché la strategia dal punto di vista macroeconomico dell’amministrazione Biden, prende il nome di Bidenomics, termine coniato dall’attuale Presidente già durante le primarie del 2020, al fine di presentare attraverso uno “slogan” il suo piano.

In questo articolo andremo ad analizzare il programma economico di Biden e le relative conseguenze sulla scena politica interna in ottica delle prossime elezioni Presidenziali.

Prima di valutare i successi e i problemi di questa politica, però, è necessario capirne le origini e le motivazioni alla base.

Innanzitutto, l’eredità in campo economico lasciata da Donald Trump, dopo 3 anni di mandato, era molto controversa: da un lato la linea politica “America First”, concretizzatasi principalmente in tagli alla spesa pubblica e riduzione delle imposte, aveva dato un significativo impulso alle imprese americane, le quali pur in assenza di un piano di massicci investimenti infrastrutturali, erano riuscite comunque ad operare, aumentando il PIL del 2,5% annuo; dall’altro ha inasprito le disuguaglianze sociali.

Successivamente, l’amministrazione repubblicana, in quel frangente, scelse di non appoggiare le proposte dei democratici riguardanti l’aumento del salario minimo dei dipendenti federali; inoltre, le questioni, sempre sollevate dai Democrats, del debito studentesco e dell’estensione della sanità pubblica non vennero prese nemmeno in considerazione.

Partendo da quel contesto, il Partito Democratico ha cercato di fare leva sui cittadini americani meno abbienti e più colpiti dalla politica di Trump, con la volontà di riportare in auge il concetto dell’“American dream”.

Nasce così la Bidenomics, come progetto graduale e a lungo termine, che prende ispirazione dalle teorie interventiste Keynesiane, volte, quindi, ad accrescere gli investimenti dello Stato per ritornare rapidamente alla piena occupazione.

Inizialmente chiamate Build Back Better, queste politiche inglobavano al loro interno una “modern supply side economy”, cioè una serie di provvedimenti allo scopo di supportare l’investimento privato, senza ridurre le imposte. Stiamo parlando di spese infrastrutturali, in capitale umano e in ricerca e sviluppo, che oltre ad aumentare la produttività del sistema economico, avrebbero generato delle esternalità positive sulla società, quali la riduzione delle disuguaglianze e dell’impatto ambientale.

Il piano, durante le primarie, venne accolto molto positivamente da elettori ed esponenti del partito, tanto che la linea economica Bideniana riuscì a prevalere sul Green New deal, proposto dall’ala di “sinistra” del partito, considerata da molti utopistica, viste le molte promesse sin troppo ambiziose, come l’obiettivo di utilizzare solamente energia rinnovabile per fornire elettricità e alimentare i trasporti entro il 2030.

Dalle premesse alla realtà: in cosa si sono concretizzate le Bidenomics?

I pilastri chiave di questa politica consistono, come già accennato, in un aumento elevato delle imposte indirizzate a imprese ed individui ad alto reddito, che sommato ad un piano di investimenti nelle infrastrutture fisiche e digitali, mira ad un’espansione del Welfare State e ad una valorizzazione maggiore dei lavoratori, anche grazie ad una serie di provvedimenti a favore dei sindacati.

Tuttavia, prima di poter mettere in pratica quanto promesso e raggiungere questi obiettivi, l’amministrazione Biden ha dovuto supportare la ripresa dell’economia statunitense post Covid-19. A questo scopo è stato emanato l’American Rescue Plan Act 2021, che ha previsto aiuti economici per 1,9 trilioni di dollari, finanziati in deficit. 

Una tale somma mirava, infatti, non solo alla ripresa economica post-pandemica, ma anche ad aiutare economicamente i settori del Welfare in crisi.

Infatti, 130 miliardi di dollari sono stati utilizzati per finanziare le scuole, consentendole di riaprire in tutta sicurezza, e rendendo più efficienti i servizi dedicati agli studenti, dai trasporti, ai dispositivi informatici. Inoltre, circa 35 miliardi sono stati impiegati per estendere l’Obama Care a molte più persone, non solo a quelle considerate sotto la soglia di povertà.  

Sebbene molti Stati abbiano tratto un enorme beneficio dall’ARPA (American Rescue Plan Act), in quanto ha portato il sistema ad un livello di piena occupazione e ha riassorbito le perdite generate dalla Pandemia, una manovra così rischiosa ha inevitabilmente generato delle tensioni inflattive, anche a causa della politica monetaria vigente di tipo espansivo imposta dalla FED, la quale decise di lasciare invariati i tassi che oscillavano tra lo 0 e lo 0,25, per favorire il credito.

Durante lo stesso anno, ad aggravare la situazione, è stata determinante la caduta di Kabul e tutte le sue conseguenze geopolitiche che hanno fatto perdere molti consensi alla Casa Bianca, tanto da costringere Biden a riprogettare le modalità di erogazioni degli investimenti, optando per uno spacchettamento, o divisione dei contributi su ampi intervalli di tempo: l’esempio più noto è l’Infrastructure Investement and Jobs Act, di 550 miliardi di dollari su arco decennale.

Seppur spalmate in più anni, e con un tasso di inflazione in crescita, gran parte della “Build Back Better” è stata realizzata e i risultati positivi di questa politica interventista sono oggi visibili, infatti la modernizzazione delle infrastrutture fisiche (l’Infrastructure Investement and Jobs Act) e digitali sta sostenendo la ripresa degli investimenti, anche in un periodo congiunturalmente negativo.

Altri segnali molto positivi sono rappresentati dall’aumento della produzione delle imprese e dall’incremento del livello di occupazione, salito addirittura ad un livello più alto rispetto al periodo pre-Covid19.

Bisogna poi considerare che la Bidenomics è il più grande piano di investimenti dai tempi del Presidente Eisenhower, in quanto mira sicuramente ad una crescita del prodotto interno lordo, ma si concentra anche sullo sviluppo di un’economia sostenibile; ne è infatti una dimostrazione l’Inflation Reduction Act, una legge del 2022 che autorizza una spesa di quasi 900 miliardi di dollari per far fronte al cambiamento climatico e per favorire investimenti in energia rinnovabile. 

Un primo passo nel campo della Green Economy reputato fondamentale dall’amministrazione Biden allo scopo di ridurre la dipendenza dalla Cina, sviluppando supply chain nazionali nei settori chiave della transizione energetica, con l’obiettivo finale di attrarre capitale, soprattutto europeo, in terra statunitense, creando, così, le condizioni per un ulteriore impulso al PIL nazionale.

I Problemi delle Bidenomics 

Indubbiamente le Bidenomics hanno portato a dei successi in campo economico e sociale; tuttavia, il rischio di una politica eccessivamente incentrata sulla spesa pubblica è quello di generare inflazione.

Dal 2021 ad oggi l’amministrazione Biden ha speso più di 20 trilioni di dollari, quasi eguagliando l’intero ammontare sostenuto dal precedente Presidente Donald Trump, e questo aspetto sommato ad una congiuntura negativa mondiale, ha fatto sì che il tasso di inflazione americano crescesse fino a un picco massimo del 7% nel 2021.

La conseguente svalutazione del dollaro ha provocato una serie di problemi complessi all’economia statunitense: in un contesto di inflazione il potere d’acquisto della moneta si riduce, pertanto il valore (adeguato al tasso di inflazione), nonché, l’impatto degli aiuti economici contenuti nell’ARPA2021, si è ridotto, mettendo in seria difficoltà le famiglie meno abbienti, già stremate dalla pandemia.

Come già precedentemente accennato anche la situazione economica globale ha giocato a sfavore dell’America: ad aprile dello stesso anno, infatti, è scoppiato il conflitto russo-ucraino, che ha alimentato il tasso di inflazione a livello mondiale.

In chiave geopolitica a anti-russa, al fine di tutelare gli interessi statunitensi in suolo europeo, Biden ha dato massimo supporto militare ed economico all’Ucraina; il congresso, fino ad ora, ha approvato una spesa di 113 miliardi di dollari, alla quale vanno sommati i provvedimenti delle Bidenomics.

Possiamo definire, quindi, un grave errore di Biden, quello di aver sottovalutato le tensioni inflattive definendole transitorie e fisiologiche, e di conseguenza, aver continuato ad alimentare la domanda, dando ad oggi l’impressione a molti cittadini americani di non esser riuscito a comprendere e gestire la situazione.

Un altro aspetto che desta molta preoccupazione ai cittadini americani è quello della finanza pubblica. A settembre del 2023 Il debito pubblico americano rappresentava il 123% del PIL e, ad oggi, il deficit è in misura superiore al PIL del 5%. Ricordiamo, inoltre, che, a maggio di quest’anno, gli Stati Uniti hanno sfiorato il default: fondamentale è stato il compromesso tra i democratici e repubblicani, il quale prevedeva un aumento ulteriore del debito pubblico a fronte di un netto taglio alla spesa pubblica (130 miliardi di dollari) al fine di evitare la bancarotta, che avrebbe condotto il paese in piena recessione.

Il ruolo delle Bidenomics nella prossima campagna elettorale

L’andamento futuro dell’economia statunitense, quindi, giocherà un ruolo essenziale in prospettiva delle prossime elezioni presidenziali e i due principali partiti lo sanno bene.

Da un lato i democratici, il cui maggiore candidato è Joe Biden, sperano in un miglioramento della situazione; da imputare, così, al successo delle Bidenomics: nel caso in cui il tasso di inflazione continui a ridursi e gli investimenti portino ad un aumento della produzione del settore manifatturiero e della transizione ecologica, allora sarà possibile riproporre questo tipo di politica economica, sfruttando la scia dei risultati positivi ottenuti.

D’altro canto, se ciò non accadesse, un’economia stagnante in aggiunta agli elevati tassi di interesse imposti dalla FED (5,50%), spianerebbe la strada a Donald Trump e le “ Trumpeconomics” di ispirazione fortemente protezionista.

Questo piano, in netta contrapposizione con quello dell’attuale Presidente, potrebbe risollevare il mercato interno grazie ad un aumento dei dazi sulle importazioni, con i quali, sempre secondo Trump, sarebbe possibile ridurre il debito pubblico.

Il “Tycoon” può, infatti, fare leva sulla situazione drammatica della finanza pubblica, alimentando la percezione negativa di molti americani in merito alla gestione economica dell’amministrazione Biden assicurandosi una parte di elettorato fondamentale.

I sondaggi, ad un anno dalle elezioni, mettono in luce un testa a testa molto agguerrito tra Trump e Biden, pertanto in un clima di incertezza e tensione anche a livello internazionale, il tema che farà pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra sarà proprio quello dell’economia: “Bidenomics” a sinistra, “ Trumpeconomics” a destra.

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