Biden ferma le trivellazioni nell’Arctic National Wildlife Refuge

L’amministrazione Biden, nei giorni scorsi, ha deciso di sospendere le licenze per l’esplorazione del gas e del petrolio nel territorio dell’Arctic National Wildlife Refuge, in Alaska. Le licenze erano state concesse come uno degli ultimi e discussi provvedimenti dell’amministrazione Trump. Biden dall’inizio del suo mandato si è subito impegnato a rovesciare i canoni in materia di politica ambientale adottati dal suo predecessore, e questo è soltanto un altro esempio della nuova rotta intrapresa. Tuttavia, il supporto al progetto Willow, importante piano di trivellazione petrolifera nella National Petroleum Reserve, approvato dal suo predecessore e sempre in Alaska, gli ha attirato le critiche degli ambientalisti.

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La sospensione dei contratti da parte del Dipartimento dell’Interno, su impulso della Casa Bianca, ha lo scopo di proteggere una delle aree più selvagge e incontaminate dell’Alaska. L’Arctic National Wildlife Refuge copre un’area di circa 78.000 chilometri quadrati nell’angolo nord-est dell’Alaska, ed è stato istituito come parco nel 1960. Per quasi quarant’anni Democratici e Repubblicani si sono scontrati sulla gestione dell’area, con la zona che era stata quasi aperta alle trivellazioni nel 1995, quando il presidente Clinton decise di fermarne l’avvio ponendo il veto ad un disegno di legge inviatogli dal Congresso.

Il via libera di Trump

L’amministrazione Trump, appena poco prima dell’insediamento del nuovo presidente, aveva annunciato di aver emesso contratti per le licenze di trivellazione su circa 160.000 ettari nella zona del parco. Una decisione in netto contrasto con le intenzioni di Joe Biden, il quale si è subito impegnato per proteggere il parco e l’habitat naturale di orsi polari, cervi caribù e uccelli acquatici in migrazione. 

Già dal momento del via libera da parte di Donald Trump, organizzazioni di ambientalisti, gruppi di nativi americani e Stati a guida democratica hanno protestato con la scelta dell’esecutivo. Anche alcune grandi banche avevano affermato che non avrebbero finanziato i progetti, condannando la scelta. 

Adam Kolton, direttore esecutivo dell’Alaska Wilderness League, uno dei gruppi oppostisi al piano di trivellazione dell’ANWR, già in quel momento aveva invitato Biden a intraprendere “un’azione forte e decisa per garantire che nessuna piattaforma petrolifera o camion sismico depredi mai un pollice di quest’ultimo grande deserto”.

Nonostante tutto, l’ufficio del Bureau of Land Management dell’Alaska al 6 gennaio aveva dichiarato di aver già ricevuto offerte per l’asta dei contratti di locazione su 9 degli 11 contratti previsti. Tuttavia, in pochi hanno colto al volo l’occasione e la vendita degli 11 appezzamenti di poco più di 550.000 acri ha fruttato circa 14,4 milioni di dollari, cioè una piccola frazione di quanto inizialmente previsto dai Repubblicani. Solo due delle offerte erano competitive, quindi quasi tutti i diritti di trivellazione sul terreno sono stati venduti al prezzo minimo di 25 dollari per acro. 

L’agenzia statale Alaska Industrial Development and Export Authority è emersa come principale offerente. L’agenzia ha presentato tutte le offerte vincenti tranne due. Il resto è andato a un paio di piccole aziende energetiche. Molte banche importanti negli Stati Uniti e in Canada hanno infatti annunciato che non avrebbero finanziato alcun progetto. I bassi prezzi del petrolio, insieme alla prospettiva di un contraccolpo pubblico, hanno fatto sì che nessuna delle principali compagnie petrolifere facesse offerte per i contratti di locazione. Tra l’altro già a gennaio era chiaro che i futuri titolari dei contratti avrebbero ancora avuto bisogno di chiedere i permessi alla nuova amministrazione prima di poter iniziare con le trivellazioni. 

La sospensione delle licenze

In ogni caso, dal punto di vista politico, la notizia dello stop non sconvolge più di tanto, poiché rientra nel novero delle scelte già fatte della nuova amministrazione, come nel caso dello stop al Keystone XL, anche quella opera discussa e contestata. Biden già impegnatosi a ridurre drasticamente le emissioni di gas serra della nazione, ha adottato un approccio molto più cauto verso la maggior parte delle operazioni petrolifere e del gas approvate sotto il suo predecessore.

Nell’ordinanza di stop rilasciata dal Dipartimento dell’Interno, la segretaria Deb Haaland ha affermato che a seguito di una revisione del programma di locazione dei contratti dell’amministrazione Trump sono state rilevate “più carenze legali”, specialmente riguardanti la fauna selvatica, tra cui una “analisi insufficiente” a scapito di ciò che le leggi ambientali richiedono. L’ordine della Haaland richiede una moratoria temporanea su tutte le attività relative a tali contratti di locazione al fine di condurre “una nuova analisi completa dei potenziali impatti ambientali del programma petrolio e gas”.

Alan Weitzner, direttore esecutivo della già citata agenzia statale, si è detto sorpreso e “molto deluso” dalla decisione del Dipartimento dell’Interno di sospendere i contratti di locazione. Ha poi aggiunto che il suo gruppo non è stato contattato dal Bureau of Land Management e voleva dunque sapere quali carenze erano state identificate dal governo.

Al di là di ogni implicazione politica ed economica non è ancora chiaro – nonostante l’ordine della Haaland e del Dipartimento che presiede – se l’amministrazione troverà motivi sufficienti per annullare completamente i contratti di locazione.


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Il progetto Willow

Il supporto al progetto Willow ha attirato su Biden le critiche degli ambientalisti. La posizione è stata resa pubblica nei giorni scorsi quando il Dipartimento di Giustizia ha presentato una memoria legale contro i gruppi ambientalisti nella loro diatriba legale contro il progetto. È un raro momento di unità tra l’amministrazione democratica e la delegazione del Congresso tutta repubblicana dell’Alaska.

La senatrice repubblicana Lisa Murkowski ha affermato che la decisione è positiva per i posti di lavoro e buona per la produzione di energia americana. “Per tutte le giuste ragioni, l’amministrazione è giunta alla giusta conclusione, ed è stata la conclusione per cui abbiamo discusso vigorosamente”, ha detto.

Una situazione in contraddizione con quella dell’Arctic National Wildlife Refuge che ha visto anche l’assenso dell’altro senatore repubblicano dell’Alaska Dan Sullivan. Quest’ultimo, in genere molto critico con l’esecutivo, si è invece mostrato soddisfatto dicendo che è importante avere una relazione aperta in cui puoi contattare i funzionari di gabinetto e avere discussioni franche in cui ascoltano.

Il tutto appare come una sorta di do ut des in prospettiva futura che mostra un minimo di volontà da parte della Casa Bianca di mostrarsi aperta a collaborare e a ricercare una soluzione che sia il più possibile bipartisan. La compagnia petrolifera responsabile del progetto, ConocoPhillips, ha fatto sapere che potrebbe dare avvio alla produzione di petrolio nel 2026. Al suo apice Willow dovrebbe produrre più di 100.000 barili al giorno.