Benvenuti a Night City

Cosa ci riserva il futuro? Le Zaibatsu, le grandi famiglie del capitalismo mondiale, la cui vita è scandita dai ritmi del rinnovamento della fedeltà all’azienda, con l’alzabandiera (dell’azienda), intonando l’inno (dell’azienda) impongono la loro ingombrante presenza.  

Benvenuti a Night City - Geopolitica.info

La maggior parte si adegua, pianificando forme di previdenza alternativa. Qualcuno cerca, al contrario, di scoprire nuove o rinnovate affinità.  Scenari, ma dietro allo scenario spesso vi è un sogno o un incubo… 
Da Mad Max e il suo inferno postnucleare fino a Johnny Mnemonic… 
Tribù, clan, crew , equipaggi alla ricerca della smarrita unità di destino. 

Le storie dell’“Agglomerato” (enormi complessi residenziali delle periferie urbane) altro non sono che la narrazione di un futuro ricavato, in maniera dolorosamente riconoscibile, dalla deformazione delle situazioni sociali, figlie della modernità e della post modernità, filtrate attraverso la lente multiforme dell’evoluzione tecnologica – dalla cibernetica alle biotecnologie – fino all’esplosione delle reti informatiche…  

Cosa vuoi essere?  

Un sufi metropolitano, raccolto nella contemplazione di un mandala di neon.  

Un pirata cibernetico pronto a sfidare il potere, oppure un cavaliere elettrico all’assalto del cielo?  

Il gioco delle parti si fa prassi, in attesa di “definire” una nuova identità.  

Un futuro credibile questo delineato attraverso le profezie degli autori cyberpunk, dove si intravedono le coordinate del nostro naufragio, “correndo sul filo del rasoio” (Blade runner): «Bobby era un cowboy. Bobby era uno scassinatore, un ladro che perlustrava il sistema nervoso elettronico dell’umanità, razziava dati e crediti nell’affollata matrice, lo spazio monocromatico dove le uniche stelle sono costituite da concentrazione di dati e in alto bruciano le galassie delle multinazionali e le fredde braccia a spirale dei sistemi militari» (dalla Trilogia dello Sprawl di William Gibson, appena ristampata da Mondadori nella collana Oscar Fantastica). 

Questi visionari narratori – Bruce Sterling e appunto Gibson – si interrogano sull’impatto della Tecnica, generatrice di nichilismo per eccellenza: non tanto, e non solo, sulla vita, quanto sulle coscienze e sulle percezioni delle creature umane.  

I loro universi hanno saturato immaginari: film, serie tv, giochi di ruolo e videogame, nell’ultimo dei quali – Cyberpunk 2077 – l’avatar di Keanu Reeves interpreta il rocker ribelle Johnny Silverhand. 

Proprio il genere Cyberpunk è il più lucido tentativo di definire i protagonisti del Medioevo prossimo venturo con una lingua nata neldal futuro per parlare del presente.  

Una nuova lingua, e dunque un nuovo stile sorto dalla frammentazione del tempo vettoriale della nostra esperienza quotidiana, fatta di una narrazione lineare, che implode in una prassi dettata dalla compresenza simultanea dei momenti e delle differenze, resa possibile dall’avvento dei media elettrici.  

Su tutto, il reticolo delle informazioni… 

Con in sottofondo il ronzio costante, invadente, della tecnologia «come in un esperimento impazzito di darwinismo sociale, inventato da un ricercatore annoiato che tiene permanentemente premuto l’acceleratore».  

Atmosfere che Ernst Jünger già intravedeva oltre La mobilitazione totale, nel punto di rottura del Muro del Tempo, profetizzando l’avvento dell’era dell’Operaio e dei Nuovi titani, dove solo Un cuore avventuroso può sfidare il potere dello Stato Mondiale.  

E che oggi assediano la nostra quotidianità al punto che Claudio Landi (giornalista parlamentare e corrispondente di Radio Radicale), nel suo volume Frau Merkel, Regina d’Europa (Passigli editore) arriva ad affermare che: «il mondo occidentale di oggi assomiglia all’universo descritto dalla grande tradizione cyberpunk. Intelligenza artificiale, Big DataBig Pharma. Quel mondo è il futuro prossimo. In esso, i solitari e anarchici cowboy della rete si oppongono allo strapotere di corporation e sindacati del crimine, mettendo nel sacco i super poteri globali e populistici. Il dato più importante di questo mondo fantascientifico è l’assenza totale delle istituzioni e dei poteri pubblici e collettivi: lo Stato è morto o moribondo». 

Già Philip Dick faceva dire a uno dei protagonisti di Ma gli androidi sognano pecore elettriche: «Se non sei della polizia o delle corporation non conti nulla in questo mondo». 

A volte, in certi momenti di passaggio, quando il paradigma dominante si incrina, la sensibilità degli scrittori e degli artisti in generale, forse proprio quelli che occupano una nicchie, è più acuta di quella di economisti o scienziati sociali.  

Spesso, sul caos, è dalla periferia che si gode di un punto di vista privilegiato.  

Ma nella sua riflessione, Landi sottolinea come questo universo contradditorio e affascinante, senza Stato né Istituzioni, avrebbe dovuto essere una realtà globale, invece è la proiezione del solo Occidente: «L’Oriente asiatico è un’altra storia. Non solo: gli esponenti della tradizione cyberpunk vedevano i cavalieri solitari come la sola opposizione possibile ai poteri globali. Le cronache, invece, ci mostrano come gli ‘anarchici’ della Rete siano spesso alleati di quei poteri globali e populistici». 

Nel quadro globale della “matrice spezzata” (una potente immagine di Bruce Sterling), l’epicentro della crisi è l’Europa (che aveva visto la nascita dell’ordine fondato sulla conquista imperiale e degli Stati nazionali) che è entrata nella postmodernità con l’Architettura Comunitaria, di cui la crisi da Covid19 misurerà tutta la resilienza.