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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoDall'attrito alla manovra. Quando? Qualche idea per il dibattito

Dall’attrito alla manovra. Quando? Qualche idea per il dibattito

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Appurata già nei primi giorni della controffensiva l’impossibilità per l’Ucraina di superare di slancio, con attacchi in massa, le difese stratificate nemiche, Kyiv ha optato per un’altra strategia: per schiantare la macchina bellica della Russia, occorre colpirla al “cervello” del suo “sistema di sistemi”, senza sprecare utili risorse (soldati soprattutto, il bene più prezioso) in battaglie non risolutive.

La strategia sul campo – Il sistema di sistemi

Il presidente del Consiglio di Sicurezza di Kyiv, Oleksiy Danilov, ha espresso una sintesi del pensiero dei vertici militari in questo momento, cioè che la distruzione delle risorse e della logistica russe ha la stessa importanza delle conquiste territoriali. Anzi, essa è prodromica e necessaria per riprendere la guerra manovrata.

Come ha spiegato l’ex generale dell’esercito australiano, Mick Ryan, in un lungo thread su Twitter, per i russi ci sono sei elementi essenziali nel proprio sistema operativo: sistema di comando, il sistema di potenza di fuoco-attacco, il sistema informativo, il sistema di ricognizione-intelligence, il sistema di supporto (logistica, ingegneri, sistemi antincendio), il sistema di apprendimento-adattamento.

Se singolarmente colpiti, questi sistemi possono causare lo scollamento tra azioni sul campo e piano di guerra, determinando l’indebolimento dello schieramento difensivo russo ed avvicinando il momento della “decisione” e quindi del combattimento terrestre risolutivo dell’offensiva ucraina.

In una situazione di scarsità di mezzi, specie quelli aerei, riconosciuta anche dai comandi, gli ucraini sono costretti ad impiegare tattiche innovative per portare il sistema di sistemi russo all’esaurimento: HUMINT nelle retrovie, l’uso della raccolta di informazioni civili e militari e le famose “ricognizioni in forze” contro le linee nemiche volte a sollecitarne la risposta armata per sondarne la consistenza e gli effetti. L’ultimo elemento è collegato già alla fase successiva delle operazioni, quella della ripresa della guerra manovrata.

I ritmi di una guerra che è, prima di tutto, “scontro di materiali”, sono lenti per antonomasia. Non c’è da stupirsi. Dopotutto, anche la coalizione Usa-Nato (e qualche aggregato) al massimo della sua forza, durante la prima guerra del Golfo del 1991, impiegò più di un mese nella campagna aerea per la distruzione delle infrastrutture nemiche prima di invadere da terra l’Iraq.

L’Ucraina, in una situazione peggiore e contro uno dei più potenti eserciti convenzionali del mondo, non può fare meglio di così. Chi pensa (o, addirittura, chiede a gran voce) il contrario non ha il senso della realtà militare.

I risultati dell’attrito ucraino vengono analizzati giornalmente dallo Stato Maggiore di Kiev per capire quale sarà il momento più adatto per colpire, con la massima forza a disposizione, il punto o i punti più debilitati dello schieramento nemico.

Il mantenimento in riserva di circa il 75-85% delle truppe ha proprio la funzione di adottarle in chiave risolutiva al culmine dello scontro, nella zona individuata quale “punto di rottura” della difesa russa.

L’obiettivo strategico resta il raggiungimento del “corridoio” della Crimea, Melitopol (fronti di Zaporizhzhia e Donetsk ovest), sostenuto da una “campagna secondaria” (seppur con risultati interessanti) nel Donbass.

La domanda, che poi va declinata in campo tattico con azioni concrete, è come una nazione in stato di inferiorità per uomini e risorse, l’Ucraina, possa combattere vittoriosamente una guerra d’attrito contro una meglio equipaggiata come la Russia.

Alcune risposte si trovano, ad esempio, nel nuovo utilizzo dei carri armati che l’Ucraina sta adottando e nella fornitura di bombe a grappolo statunitensi a Kyiv. 

Una considerazione tattica sull’uso del carro armato

Molti milblogger russi hanno raccontato che gli ucraini hanno cambiato i metodi di utilizzo del carro armato rispetto ai primi giorni dell’offensiva. Se in attacchi in massa i carri armati devono essere utilizzati quale “arma di sfondamento” davanti alla fanteria, subendo – naturalmente – molte perdite ed agendo praticamente privi di copertura; per rispondere ad una strategia d’attrito, l’utilizzo tattico dei corazzati è legato alla loro funzione di “artiglieria ausiliaria” mobile, se così, utilizzando un termine poco appropriato, si può definire.

I carri armati operano ora o da postazioni di tiro lontane dalla prima linea – a diretta copertura della fanteria avanzante – o attaccando le linee russe coperte da una cortina fumogena, con rapidi blitz che puntano non a conquistare ma a danneggiare, fino a rendere impossibile la sostituzione e la riparazione di trincee ed armi, oltre a causare perdite importanti al personale nemico, favorendo poi l’attacco vero e proprio che spetta ai fanti.

Le armi di linea (fanteria e cavalleria) mantengono, anche in una guerra d’attrito, la loro “forza cinetica” sia nell’offensiva che nella difensiva ove l’artiglieria rappresenta il fattore stabilizzatore (in fase difensiva) e di preparazione (in fase offensiva).

Tuttavia la funzione cinetica delle forze corazzate appare, almeno a livello tattico, trasformata ed esse diventano “ausiliarie” tanto della fanteria quanto dell’artiglieria. Ciò non toglie che, al momento del ritorno alla guerra manovrata, il carro armato possa riacquistare il suolo compito di arma di sfondamento.

Una considerazione tattica sulle bombe a grappolo

Gli Usa forniranno all’Ucraina bombe a grappolo. Si tratta di armi inserite nel nuovo pacchetto da 800 milioni di dollari di aiuti militari dell’amministrazione Biden per Kyiv. 

Zelensky aveva chiesto forniture rapide, specie di armi “a distanza”, utili sia in fase offensiva che difensiva, per contrastare la superiorità della Russia per artiglieria e numero di soldati schierati.

Le bombe a grappolo sono armi controverse, già utilizzate in questa guerra dai russi, ma – per rimanere in ambito prettamente militare – possono essere utili per aumentare il raggio d’azione delle artiglierie e dei bombardamenti aerei sulle prime linee e nelle retrovie russe, grazie alle submunizioni disperse dal cluster esplosivo principale.

Benché dal Pentagono abbiano garantito che si tratti di munizioni con una precisione migliorata, la caratteristica principale degli ordigni a grappolo è quella di compensare la scarsa precisione con un rateo più ampio.

Le bombe a grappolo solo tipici proiettili adatti al fuoco di saturazione, fondamentale quando si porta avanti una strategia d’attrito, specie se votata alla disarticolazione del “sistema di sistemi” russo. 

Ovviamente, per avere successo, il fuoco di saturazione deve essere accompagnato e sostenuto da una catena logistica corta e snella, in grado di alimentare con continuità il dispositivo militare offensivo. 

Per contribuire alla buona riuscita dell’offensiva ucraina, trasformatasi in una “battaglia di materiali”, sarà fondamentale la rapidità con cui Washington e la NATO forniranno armi e munizioni alle Forze armate ucraine.

La “lentezza” ed i dubbi dell’Occidente sul fronte degli aiuti militari, è stato giudicato da Zelensky come una delle principali cause del mancato sfondamento iniziale della difesa stratificata russa.

Ma è pur vero che…

Il fattore strategico resta, comunque, determinante nella conduzione di una guerra convenzionale e le vittorie sul campo – invero abbastanza risicate in questa fase – all’Ucraina non basteranno.

Due ipotesi interessanti sono state formulate dallo storico Gastone Breccia, che ha evidenziato come la guerra d’attrito sia non solo uno scontro militare ma anche economico e che, anzi, sia proprio quest’ultimo fattore a determinare, alla fine, l’andamento del conflitto, aprendo quindi il campo ad interessanti riflessioni sul legame tra “economia di guerra”, sostegno occidentale all’Ucraina e sforzi militari sul campo di battaglia; e dal ricercatore Maurizio Recordati Koen, che ha collegato la vittoria in una guerra alla “volontà politica” di ottenerla, dunque passare dalla restrittiva strategia militare ad una più alta strategia politica che punti ad uno scollamento tra popolo e Stato in Russia, con una generale sfiducia nei confronti di Putin e del suo apparato.

Sono, queste, entrambe idee importanti, che gettano una nuova luce sulla controffensiva ucraina in corso, slegandola dalle contingenze e proiettandola in una più ampia analisi della guerra con la Russia, slegata, come è normale che sia in una “guerra convenzionale totale” dal canone d’interpretazione strettamente militare.

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