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15/01/2025
Russia e Spazio Post-sovietico

Il tempo e l’attrito: la guerra in Ucraina del 2024

di Davide Sotgia

Il fallimento della controffensiva dell’estate 2023 ha aperto una nuova fase della guerra. Essa ha visto i due schieramenti fronteggiarsi in una lunga guerra d’attrito che, nonostante non abbia modificato in modo significativo la linea del fronte, ha comunque visto combattimenti brutali come, ad esempio, quelli nella città di Avdiivka.In questo scenario, il vantaggio appartiene a chi è in grado di produrre una maggiore quantità di mezzi e materiali e di chi si può permettere di impiegare un numero superiore di uomini nei combattimenti. Ad oggi, la situazione rimane invariata con le forze russe che puntano a sfruttare il fattore tempo a loro vantaggio.

Il fallimento della controffensiva dell’estate 2023 ha aperto una nuova fase della guerra. Essa ha visto i due schieramenti fronteggiarsi in una lunga guerra d’attrito che, nonostante non abbia modificato in modo significativo la linea del fronte, ha comunque visto combattimenti brutali come, ad esempio, quelli nella città di Avdiivka.
In questo scenario, il vantaggio appartiene a chi è in grado di produrre una maggiore quantità di mezzi e materiali e di chi si può permettere di impiegare un numero superiore di uomini nei combattimenti. Ad oggi, la situazione rimane invariata con le forze russe che puntano a sfruttare il fattore tempo a loro vantaggio.

La Russia gode di questo vantaggio grazie alla trasformazione della sua economia in un’economia ormai sostanzialmente di guerra in grado di soddisfare, almeno in gran parte, i bisogni delle forze armate. Importante è il ruolo del ministro della difesa russo Belousov, ex assistente economico ed ex vicepremier di Putin, che è stato nominato proprio per svolgere il compito di militarizzare l’economia russa e renderla adatta per un lungo conflitto di attrito.
Mosca gode anche di un bacino di popolazione più numeroso di quello ucraino da cui attingere per reclutare soldati. Questo bacino è ovviamente composto da tutte le varie etnie di cui la Federazione Russa è composta ma l’esercito russo ha mostrato la tendenza a preferire il reclutamento delle minoranze etniche. Queste minoranze sono attirate da stipendi relativamente alti e sono, per il Cremlino, elementi più facilmente sacrificabili sul campo di battaglia rispetto ai cittadini di etnia russa che popolano le metropoli di Mosca e San Pietroburgo e che rappresentano il cuore del paese.


L’Ucraina invece difetta delle capacità produttive necessarie a sostenere autonomamente uno sforzo ed una produzione di questo tipo, in più soffre di una carenza di uomini considerati reclutabili.
Per compensare in parte questo problema, nel 2024 è entrata in vigore la nuova legge sulla mobilitazione, questa prevede una riduzione dell’età di combattimento da 27 a 25 anni per attingere a forze più giovani e forti sempre tenendo lontano il più possibile dai combattimenti i più giovani (sono circa 800 000 gli ucraini con età tra i 18 ed i 25 anni esentati dai combattimenti).
Sono circa 3 milioni le donne senza figli che potrebbero essere reclutate nelle forze armate in vari ruoli ma questo non avviene perché la società ucraina, decisamente conservatrice, si oppone fermamente a questa possibilità.
Secondo alcune stime, sarebbero circa 5 milioni i cittadini ucraini in grado di servire ma la scelta di reclutarli avrebbe un grande impatto sulla società ed economia ucraina e priverebbe il paese di parte della forza lavoro necessaria per finanziare lo sforzo bellico visto che la maggior parte degli aiuti economici occidentali serve a sostenere le spese legate alla previdenza sociale lasciando a Kiev gran parte delle spese per esercito e produzione di armamenti.

Gli alleati occidentali riforniscono Kiev di armamenti e materiali dal 2014 ma nemmeno l’occidente è in grado di produrre nelle quantità richieste per soddisfare tutti i bisogni di Kiev in uno scontro di questo tipo senza portare le proprie scorte sotto il livello minimo. Una recente tendenza vede alcuni alleati occidentali, come ad esempio la Danimarca, comprare armi direttamente da produttori ucraini per poi donarle a Kiev. questa pratica ha il doppio effetto di rifornire l’Ucraina e allo stesso tempo incrementare le sue capacità di produzione autonoma, rendendola meno dipendente dagli aiuti occidentali.
Altro elemento a svantaggio dell’Ucraina è il fatto che le forniture non sono pensate in virtù di piani a lungo termine e questo rende estremamente difficile la pianificazione di operazioni ad ampia portata da parte del comando ucraino.

Il risultato di questa situazione è un’avanzata russa molto lenta ma costante. Questo rischia di danneggiare ulteriormente la già precaria posizione di Kiev.

La guerra oltre al campo di battaglia

La guerra d’attrito non si combatte solo sul fronte, ma anche nelle retrovie. Nel 2024 Russia ed Ucraina si sono scambiati attacchi mirati con lo scopo di logorarsi a vicenda colpendo siti produttivi e infrastrutture civili. 

L’approccio russo e quello ucraino sono diversi: Mosca colpisce le infrastrutture energetiche e le città (anche utilizzando la strategia del “doppio attacco”, questa è stata ampiamente testata in Siria e prevede di riattaccare deliberatamente un punto recentemente bersagliato per colpire i soccorritori accorsi nella zona) puntando a indebolire il fronte interno ucraino fino al punto da provocare un cedimento. Kiev, invece, colpisce principalmente siti di raffinazione del petrolio al fine di ridurre l’export di prodotti raffinati ed impedire che gli eventuali profitti vengano utilizzati per finanziare lo sforzo bellico russo. Altri bersagli privilegiati degli attacchi ucraini sono le industrie russe che producono armamenti al fine di ostacolare la produzione rendendo in generale le operazioni russe meno efficaci e più costose economicamente e politicamente.

Nessuna delle due strategie si è rivelata particolarmente efficace: gli attacchi russi non hanno fatto altro che incrementare il desiderio ucraino di combattere, mentre gli ucraini non sono in grado di condurre attacchi in profondità nella quantità tale da poter cambiare in modo significativo la situazione sul campo di battaglia. Lo scenario fin qui descritto non sembra destinato a cambiare nemmeno con la recente autorizzazione ad usare i missili a lungo raggio americani e anglo-francesi per colpire bersagli in profondità sul territorio russo.

L’azione russa è anche rivolta verso i paesi occidentali e le loro opinioni pubbliche; da molto tempo, Mosca porta avanti campagne di disinformazione e propaganda per minare il supporto occidentale verso Kiev e privarla dei vitali aiuti al fine di costringerla ad arrendersi. Fino a questo momento non si è rivelata una tattica molto efficace, anche se con il tempo l’opinione pubblica occidentale sta iniziando a mostrare segni di stanchezza verso il conflitto, ma comunque non abbastanza per compromettere il sostegno dei governi all’Ucraina.

Nel 2024 sono aumentate le operazioni di sabotaggio che Mosca sta portando avanti all’interno dei paesi europei, specie Germania, Regno Unito e Polonia. Queste operazioni sono state spesso ricondotte al “GU” (conosciuto anche come “GRU” prima della riforma del 2010, è il servizio di intelligence militare della federazione russa) dalle agenzie di intelligence occidentali. L’obiettivo è quello di alimentare il senso di insicurezza dei cittadini europei sempre al fine di erodere il supporto verso l’Ucraina.

In definitiva, la strategia russa è rimasta invariata dall’inizio del conflitto: continuare a combattere fino a vincere per lo sfinimento dell’Ucraina e dei suoi alleati.

Cambiano i tempi e l’approccio deve cambiare

Questa fase del conflitto, ci permette di fare alcune riflessioni sul modo in cui sono strutturati gli eserciti dei paesi occidentali e sulle riforme che potrebbero rivelarsi necessarie. Il modello prevalente oggi porta a preferire la qualità degli armamenti sulla quantità dotando gli eserciti di armi precise ed efficaci ma troppo costose per averne un gran numero.

Questo modello si è rivelato molto efficace negli ultimi 30 anni, quando non erano più presenti rivali alla pari ed era possibile ottenere grandi e decisive vittorie in tempi rapidi contro forze nettamente inferiori, ma rischia di rivelarsi profondamente inadeguato nel contesto di una lunga guerra d’attrito contro un avversario alla pari perché le capacità produttive odierne dei paesi occidentali non sono in grado di compensare le perdite di materiale che questo tipo di scontro comporterebbe.
Numerosi paesi occidentali hanno intrapreso delle iniziative per compensare questa possibile vulnerabilità, ma servirà tempo per vedere i primi risultati. 

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