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Le attività spaziali russe del 2022. Un programma spaziale dotato di estese, affidabili e continuative capacità operative anche nel 2023.

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È questa la foto che consegna l’anno appena passato sulle attività spaziali russe. A quasi un anno di distanza dall’inizio del conflitto russo-ucraino, nel corso del 2022, Mosca ha comunque fatto registrare importanti volumi di attività spaziali. Sono state infatti ventidue le missioni spaziali portate a termine dalle Forze Aerospaziali russe, tutte con successo. Il 70% di queste è stato dedicato all’estensione e all’aggiornamento delle proprie capacità militari in orbita bassa (LEO), soprattutto nel settore dell’osservazione della Terra (EO). Nella complessità e costante gravità della situazione internazionale che non è riuscita a trovare una via di uscita nell’anno appena trascorso, nonostante lo sforzo bellico la Federazione Russa è stata in grado di impiegare la quasi totalità dei suoi vettori -ad oggi- disponibili a catalogo, compiendo missioni spaziali da tutti e tre i principali Cosmodromi: Plesetsk, Baikonur e Vostochny.

Le attività dei vettori «Soyuz 2-1a», i work-horses delle attività spaziali russe

Molto probabilmente senza la versione “civile” o “scientifica” -ovvero non adibita al trasporto di testate nucleari– degli inossidabili vettori «R-7» (ICBM di punta sovietici progettati nella metà degli anni ’50), oggi nota con il nome «Soyuz» (“Unione”), non esisterebbe un programma spaziale russo. Almeno, non come lo conosciamo ed osserviamo oggi. La famiglia dei vettori Soyuz, nelle loro varie versioni modulari a diverse prestazioni incrementali, costituisce infatti la spina dorsale delle attività spaziali russe. Delle ventidue missioni spaziali portate a termine con successo nel 2022, diciannove hanno visto l’impiego pressoché di quasi tutte le versioni ad oggi operative di questi vettori, quali: la versione “leggera” Soyuz 2-1v anche semplicemente denominata Soyuz-1, e le due principali Soyuz 2-1a e 2-1b.

Otto delle diciannove missioni Soyuz complessive hanno visto l’impiego della versione «2-1a». Versione avente capacità intermedie (fino ad 7 tonnellate) di trasporto in orbita bassa (LEO). Il primo lancio e la prima missione spaziale del 2022 della Federazione Russia è stata condotta proprio mediante l’utilizzo di questa versione del lanciatore, grazie al quale è stato inserito con successo in un’orbita bassa quasi circolare, a circa 2000 km di altitudine, un satellite militare “classificato” catalogato come Kosmos-2553 dalle stesse Forze Aerospaziali russe. Secondo fonti (non confermate) di settore, il payload secretato potrebbe consistere in un satellite denominato «Neitron», equipaggiato con tecnologia sia ottica che -soprattutto- radar per attività di osservazione della Terra e per questo avente quindi capacità “ognitempo”, garantendo così alle Forze Aerospaziali russe capacità di osservazione della superficie terrestre in qualsiasi condizione atmosferica. Il sospetto che si tratti di questa tipologia di satellite deriva dal fatto che il satellite sembra sia stato prodotto dalla NPO-Mashinostroyeniya di Reutov, appena fuori Mosca. Ditta storicamente specializzata nella missilistica più che in assetti satellitari che, tuttavia, ha dato i natali alla piattaforma satellitare Kondor che, oggi, costituisce uno –se non “lo” – standard di riferimento per la realizzazione dei satelliti russi per osservazione della terra basati su tecnologia radar. Piattaforma sulla quale vengono basati i satelliti Neitron che, rispetto ai Kondor, sono ottimizzati per attività a “più alte quote di volo”. 

Le successive due missioni spaziali che hanno visto l’utilizzo del vettore Soyuz 2-1a hanno invece riguardato attività nell’ambito del programma spaziale internazionale denominato «International Space Station» (ISS). Il decollo della prima missione cargo del 2022 denominata «Progress MS-19» è avventa il 15 febbraio dal Cosmodromo di Baikonur, al fine di assicurare l’arrivo dei previsti rifornimenti alla «Stazione Spaziale Internazionale» (ISS). Successivamente, a quasi un mese dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina, il 18 marzo, sempre da Baikonur, è stata la volta del della missione Soyuz MS-21 che ha portato i tre cosmonauti russi Denis Matveev, Oleg Artemiev e Sergei Korsakov a bordo della ISS. Oltre ad essere stata la prima missione spaziale russa condotta dall’inizio del conflitto con l’Ucraina e quindi in pieno sforzo bellico, si ricorderà lo scalpore –non certo russo, ma solo occidentale– generato dalle tute giallo-blu indossate dai tre cosmonauti russi all’ingresso nella ISS. Colori però che nulla avevano a che fare con messaggi di solidarietà verso Kiev, quanto invece solamente riferiti ai colori istituzionali dell’Università Tecnica statale «Bauman» (MGTU) di Mosca. Università dove tutti e tre i cosmonauti russi avevano studiato e conseguito i rispettivi titoli di studio.  A quattro giorni dal decollo della missione Soyuz MS-21, dal Cosmodromo di Plesetsk questa volta, è avvenuto il decollo della quarta missione spaziale del 2022 per un vettore Soyuz 2-1a e per la Federazione Russa, per l’inserimento in una orbita fortemente ellittica (tipo Molniya) ad una inclinazione di 63° del decimo satellite per telecomunicazioni militari «Meridian». Satellite che, data la sua orbita fortemente ellittica, raggiunge una distanza massima da Terra di circa 39750 km. Caratteristiche orbitali che permettono di assicurante copertura per le comunicazioni satellitari anche nel quadrante oggetto del conflitto russo-ucraino. 

Il 19 maggio successivo, è stata la volta della quinta missione spaziale della Federazione Russa e quinto lancio del vettore Soyuz 2-1a. Anche in questo caso, il lancio ha avuto come oggetto un altro satellite “classificato” per scopi militari, catalogato dalle Forze Aerospaziali russe come Kosmos-2556. Secondo il NORAD statunitense, l’oggetto “secretato” è stato localizzato in una orbita finale LEO, quasi circolare, a circa 580 km di quota ed elevata inclinazione. Il relativo incrocio di questi dati con quelli “disponibili” di assetti orbitali russi, porta a supporre si possa trattare del terzo esemplare di satelliti «Bars», denominato «Bars-M3». Satelliti anch’essi dedicati all’osservazione della Terra mediante la raccolta di immagini ad elevata risoluzione, e di prevalente utilizzo per scopi di cartografia militare. Dal mese di giugno, i vettori «Soyuz 2-1a» tornano ad essere utilizzati per attività nell’ambito del programma ISS con il lancio della seconda capsula-cargo «Progress MS-20» e, nel mese di settembre, con la seconda missione con equipaggio umano del 2022 denominata «Soyuz MS-22». A bordo, oltre a due cosmonauti russi, anche un astronauta americano: il primo dallo scoppio della guerra in ucraina, nel mezzo delle tensioni tra le due superpotenze. Il vettore Soyuz 2-1a chiude le attività di lancio del 2022 con la terza -ed anch’essa ultima prevista dell’anno 2022- capsula-cargo «Progress MS-21» per l’invio di approvvigionamenti agli astronauti della ISS. 

Le attività di lancio delle «Soyuz 2-1b»: la Soyuz più potente.

La versione «2-1b» rappresenta la versione più potente della famiglia di vettori Soyuz oggi in servizio nella Federazione Russa. Rispetto alla “sorella minore” 2-1a, la versione 2-1b grazie a migliorie a livello del sistema propulsivo del terzo ed ultimo stadio, presenta un significativo incremento della capacità di carico in orbita bassa. Nell’anno appena trascorso, questa tipologia di vettore è stata utilizzata per un totale di nove missioni spaziali, e tutte condotte a scopo prevalentemente militare. Il primo volo del 2022 è avvenuto all’inizio del mese di aprile. La missione (la sesta del 2022 per la Russia) ha garantito l’inserimento in orbita di un satellite spia per scopi militari (Kosmos-2554). Inserito ad una quota operativa di circa 900 km ad una inclinazione di circa 67°, il satellite potrebbe appartenere alla famiglia dei satelliti «Lotos». Si presume infatti che esso sia il sesto satellite della costellazione russa «Liana» dedita ad attività di spionaggio dellospettro elettromagnetico”. In altre parole, satelliti dedicati ad attività di “Electronic Intelligence” (ELINT), ovvero di intercettazione, acquisizione e monitoraggio di segnali radio (a diverse frequenze) permettendo così alle forze armate russe di poter sia localizzare che caratterizzare le rispettive sorgenti (soprattutto quelle militari), siano esse in movimento o fisse, come strutture di comando e comunicazione (C2). Tre ulteriori vettori Soyuz 2-1b sono stati invece utilizzati nel mese di luglio, ottobre e fine novembre dal Cosmodromo di Plesetsk, rispettivamente, per l’inserimento in orbita del quarto (Kosmos-2557), quinto (Ksmos-2559) e sesto (Kosmos-2564) satellite di navigazione di nuova generazione (serie “K”) per l’ammodernamento della costellazione satellitare GLONASS, l’equivalente della statunitense GPS o Europea “GALILEO”. Nel mezzo delle missioni per il lancio di Kosmos-2557 e 2559, il terzo vettore Soyuz 2-1b del 2022 è stato impiegato per la messa in orbita del satellite militare iraniano «Khayam», costituendo di fatto la prima missione commerciale del 2022. Infatti, il vettore Soyuz utilizzato per questa missione era originariamente previsto per il lancio dei satelliti OneWeb. Collaborazione commerciale terminata da parte del governo di Londra in risposta all’invasione russa dell’Ucraina. Decisione, tuttavia, non del tutto unilaterale. A conflitto inoltrato infatti, il Cremlino stesso giudicò i satelliti anglo-americani come “assetti ostili” perché, una volta posizionati in orbita, capaci di supportare ed assicurare un servizio di scambio dati anche nel teatro ucraino, a favore quindi delle forze armate di Kiev. Quando tutto ciò avvenne, i 36 satelliti anglo-americani erano già stati installati all’interno della baia di carico (o “fairing”) del lanciatore russo, a sua volta già eretto in rampa di lancio. Ne seguì che, una volta “scaricato” il vettore che non partì mai per quella missione, la Federazione Russa trattenne “in custodia” l’intero “batch” di 36 satelliti OneWebb nel sito di Bainkonur, tardando di quasi otto mesi la restituzione del prezioso carico. Non prima quindi di aver condotto possibili attività di intelligence sui satelliti a terra. È questo il primo caso in cui il paese commissionario, responsabile del trasporto di dispositivi satellitari, ha di fatto sequestrato il carico di alto valore del proprio committente, in questo caso OneWebb. Episodio ampiamente sottovalutato negli ambienti di analisi, ma che pone un accento grave su quanto sia fondamentale disporre di proprie ed indipendenti capacità di accesso allo spazio esterno, senza doversi quindi affidare ad enti terzi le cui decisioni politiche possono, in ogni momento e per qualsivoglia loro ragione, superare qualsiasi tipologia di obbligo contrattuale.

Verso la fine del mese di ottobre, il sesto vettore Soyuz 2-1b viene utilizzato nella diciassettesima missione spaziale russa del 2022, portando in orbita ben tre satelliti per telecomunicazione di nuova generazione «Gonets»: i Gonets-M 33, 34 e 35. Questa missione ha un particolare significato nei piani strategici spaziali russi in quanto è il primo -seppur unico- lancio del 2022 avvenuto dal nuovo Cosmodromo di Vostochny, l’erede dello storico Cosmodromo di Baikonur e futuro centro nevralgico delle attività spaziali russe, comprese quelle con equipaggio umano. L’ultima missione del 2022 della Federazione Russa è stata condotta lo scorso primo dicembre ed ha riguardato l’immissione in orbita del secondo satellite (Kosmos-2565) della famiglia «Lotos». Il settimo satellite per attività ELINT, in linea con la missione spaziale condotta nel precedente mese di aprile.

Cinque missioni per future…guerre spaziali.

Le attività spaziali russe del 2022 hanno riguardato l’esecuzione anche di “particolari” missioni, sempre a carattere militare, che sono andate oltre il “semplice” inserimento in orbita di determinati assetti. Cinque lanci spaziali hanno riguardano l’utilizzo di tre diverse tipologie di vettori: la versione “leggera” della famiglia Soyuz denominata «2-1v»; il (futuro) vettore di punta dell’Agenzia Spaziale russa Angara erede proprio dell’eccellente vettore pesante Proton, la cui unica missione del 2022 è stata di natura commerciale avendo inserito -con successo- in orbita geostazionaria (GEO) il satellite per telecomunicazioni dell’Angola, AngoSat-2. Con non poco rammarico, è importante sottolineare come il vettore Proton-M utilizzato per questa missione, in realtà, era quello originariamente destinato alla missione EXOMARS. Missione in collaborazione tra l’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e ROSCOSMOS il cui obiettivo era quello di portare l’Europa e la Russia stessa sulla superficie del pianeta rosso. Collaborazione definitivamente cessata in seguito alla totale sospensione dei rapporti di collaborazione tra le due agenzie in risposta -quella Europea- all’invasione russa dell’Ucraina. 

Per ciò che riguarda invece la “nuova” famiglia di vettori Angara, le due missioni spaziali del 2022 hanno riguardato l’utilizzo della sua versione “leggera” denominata «Angara-1.2». Similmente a quello che accade per la famiglia Soyuz, anche la famiglia Angara vedrà l’entrata in servizio di diverse versioni modulari a diverse prestazioni. Ne è esempio la versione “pesante” anch’essa ad oggi operativa denominata Angara-5. Soprattutto le versioni “pesanti”, ovvero quelle caratterizzate da elevate capacità di carico utile (sopra le 22 tonnellate in orbita bassa), si distingueranno in base alla tipologia di utilizzo dell’ultimo stadio propulsivo, anche detto “upper stage”. Ad oggi, questo potrà essere costituito o dal veterano «Breeze-M» (che proprio dal Proton deriva) o dal nuovo «Persei». Quest’ultimo sta al momento creando diversi grattacapi agli ingegneri russi. Nel dicembre del 2021, infatti, durante la sua prima (e fino ad ora unica) missione di collaudo, il Persei fallì l’inserimento in orbita di un payload non meglio identificato, ma dichiarato da Mosca come “dummy”, ovvero “di prova”. La missione fu invece la terza per il vettore pesante di nuova generazione Angara-5, comportatosi invece nominalmente. Proprio la configurazione «Angara-5/Persei» è previsto sia per le forze aerospaziali russe uno dei vettori -se non “IL” – più potenti di sempre dalla fine dell’URSS, adibito a sostituire proprio l’attuale Proton, il vettore pesante per eccellenza della Federazione Russa, superandolo in termini di prestazioni di carico. 

Tornando alla versione “leggera”, l’«Angara-1.2» ha fatto il suo debutto sulla scena mondiale proprio nel 2022, il 29 aprile, portando a termine con successo il suo “maiden flight” inserimento in orbita bassa un satellite spia per l’esercito russo, identificato dalle stesse forze aerospaziali di Mosca come Kosmos-2555. Il payload secretato è stato successivamente tracciato dalle forze spaziali americane in un’orbita quasi circolare a circa 290 km, ad una inclinazione di 96.5°. Payload non identificato che ha poi effettuato un rientro distruttivo in atmosfera il mese successivo, il 18 maggio, a testimonianza di quanto l’oggetto non sia mai stato effettivamente attivato. Da indiscrezioni della stampa di settore russa sembrerebbe infatti che -come il predecessore Kosmos-2551- si sia trattato di “target test” per lo sviluppo e l’approntamento del sistema di difesa laser satellitare «Peresvet», utilizzato dalle Forza Aerospaziali russe per “accecare” assetti orbitanti di altri paesi ritenuti ostili. 

La seconda missione del 2022 per Angara-1.2 è decollata invece il successivo 15 ottobre, e sempre dal Cosmodromo di Plesetsk. Anche in questo caso, come del resto nella quasi totalità delle missioni spaziali condotte da questo Cosmodromo, la missione è risultata di carattere puramente militare. Anche in questo caso, il payload è risultato come “classificato” (Kosmos-2560), e noto come EO-MKA. Il secondo lancio del vettore leggero russo Angara-1.2 ha testimoniato la maturità tecnologica del progetto che, in soli quattro mesi dal debutto, ha portando a termine, con successo, due missioni spaziali. Non solo, testimonia anche la prontezza da parte delle Forze Aerospaziali russe di poterne disporre in base alle esigenze. Parsimoniosa rimane invece l’utilizzo degli equivalenti vettori Soyuz 2-1v, la versione “leggera” della famiglia Soyuz, potenzialmente sostituibile proprio dalla neo-operativa Angara-1.2. La sua unica missione spaziale del 2022 – l’ottava missione complessiva dalla sua entrata in servizio nel 2013- sembrerebbe confermare questa tendenza. Sempre da Plesetsk, il decollo è avvenuto lo scorso primo agosto portando in orbita l’ennesimo payload militare classificato (Kosmos-2558). Tuttavia, questa missione desta particolare attenzione in quanto il decollo del vettore Soyuz è avvenuto in sincronia con il passaggio, proprio sopra il sito di Plesetsk, del satellite spia americano «USA-326», anch’esso “classificato” dalle Forze Aerospaziali statunitensi. Le attività russe hanno fatto intendere al rilascio di una sorta di “satellite ispettore”, nello stesso piano orbitale ad una quota prossima a quella del satellite spia americano, proprio per raggiungerlo ed ispezionarlo. Tecniche e mezzi in affinamento per quelle che potrebbero essere, di fatto, le future “guerre stellari”.

Secondi solo a Stati Uniti e Cina, anche nel 2023.

Nel 2022 la Russia ha fatto registrare un lieve incremento nel numero di lanci spaziali annuali, attestandosi a 22 missioni spaziali, rispetto alle 18 condotte del 2021. Numeri che confermano volumi importanti per un programma spaziale di un nazione impegnata in un sforzo bellico significativo, nonché soggetta ad importanti sanzioni economiche, ma che è comunque riuscita a restare saldamente seconda solo ai volumi espressi da Stati Uniti e Cina (non impegnati in sforzi bellici diretti ad alta intensità), capaci di far registrare un totale di ben 151 lanci sui 187 complessivi registrati nel 2022, il 80% del totale. Sia per gli Stati Uniti che per la Cina, due sono stati i fallimenti registrati. Netto è invece stato il percorso della Federazione Russa che ha impiegato la quasi totalità dei suoi vettori oggi disponibili a catalogo, conducendo missioni spaziali da tutti e tre i suoi principali Cosmodromi: Baikonur, Plesetsk e Vostochny. Diciassette delle ventidue missioni spaziali condotte dalla Russia hanno visto l’impiego dei sempreverdi vettori Soyuz.

Le attività aerospaziali russe hanno visto il loro picco massimo di attività nel mese di ottobre ed inizio novembre quando, in appena ventuno giorni, dal 12 ottobre al 2 novembre, la Federazione Russa è stata in grado di eseguire con successo sette missioni spaziali da tutti e tre i principali Cosmodromi: tre da quello di Plesetsk, due da quello di Baikonur ed una (l’unica) dal nuovo Cosmodromo di Vostochny. Più in generale, nel 2022, circa il 70% delle missioni spaziali condotte da Mosca è stata per scopi militari, mentre solamente due (questo grazie anche all’isolamento internazionale) sono state le “missioni commerciali” portate a termine per Iran ed Angola. 

A differenza di quanto viene comunemente proposto nel dibattito nazionale ed internazionale, la Russia è ancora pienamente parte attiva e fondamentale per il proseguo del programma spaziale ISS. Programma che rimane tutt’oggi di centrale importanza per gli stessi interessi di Mosca e che nell’anno appena concluso ha assorbito circa il 23% delle missioni spaziali condotte. Non sarà da meno il 2023. Uno sforzo logistico e tecnologico importante che, nonostante lo sforzo bellico, delinea un programma spaziale dotato di intatte, affidabili ed al quanto diversificate indipendenti capacità operative. Volumi che, come quelli statunitensi e cinesi, sottolineando ancora una volta -qualora ve ne fosse bisogno- l’importanza strategica dello sviluppo e continuo mantenimento di indipendenti capacità di accesso allo spazio esterno. Tutte caratteristiche che, per esempio, ad oggi, mancano e stanno continuando a mancare all’Europa che proprio sui vettori Soyuz basava la stragrande maggioranza delle sue -anche strategiche- attività spaziali.

Sulla carta, anche per il 2023, le attività spaziali russe prevedono volumi in linea con quelli dell’anno appena passato. Il primo lancio è previsto per il prossimo 16 febbraio, con la prima capsula-cargo del 2023, la Progress MS-22 mentre la prima missione con equipaggio umano è prevista per il 16 marzo con la missione Soyuz MS-23. Seppur al momento solo previste e quindi non confermate, restano notevoli le attività spaziali in programma a carattere puramente militare. Come quelle descritte, anche nel 2023, esse consentiranno un aumento della “flotta russa” in termini di assetti orbitanti per attività di spionaggio e intelligence. Dal punto di vista dell’esplorazione spaziale invece, il 2023 potrebbe essere proprio l’anno in cui la Federazione Russa potrebbe tornare sulla Luna dai tempi dell’Unione Sovietica con il lancio della missione robotica Luna-Resurs. Lancio previsto dal Cosmodromo di Vostochny, in quella che quindi forse sarà l’ufficiale “passaggio di consegne” della gloriosa storia dell’esplorazione spaziale russa, ad oggi, esclusivamente legata al sito di Baikonur. Un 2023 quindi di piena evoluzione per la Federazione Russa.

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