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TematicheAmbiente, Infrastrutture ed EnergiaAttacchi a Nord Stream: la fine di un’era

Attacchi a Nord Stream: la fine di un’era

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Questa settimana si sono registrate perdite alle condutture subacquee di Nord Stream 1 e Nord Stream 2, due gasdotti che dal territorio russo si estendono per centinaia di chilometri sul fondo del Mar Baltico e che fino a pochi mesi fa avrebbero dovuto trasportare circa 110 miliardi di metri cubi di gas russo verso il territorio della Germania. 

Cos’è successo e chi ne è responsabile?

Si parla di tre, se non addirittura quattro falle, da cui da giorni fuoriesce gas e che sembrano essere il risultato di atti deliberati. Nord Stream 2, gasdotto aspramente criticato da molte cancellerie occidentali già da prima di febbraio scorso, quando la Russia invase l’Ucraina scatenando la reazione europea e americana, non era mai entrato in funzione, nonostante l’enorme quantità di risorse e lavoro dedicati alla sua realizzazione. Nord Stream 1, invece, attivo da più di un decennio, era stato sospeso qualche settimana fa a causa di apparenti problemi tecnici rilevati da parte russa.

Ciononostante, il gas ancora contenuto nelle tubazioni si sta disperdendo nel Mar Baltico, preoccupando le autorità dei Paesi ivi affacciate, tedesche soprattutto. Secondo quest’ultime, infatti, le tre perdite individuate da lunedì al largo dell’isola danese di Bornholm, tra la Svezia meridionale e la Polonia, potrebbero finire per mettere definitivamente fuori servizio i due gasdotti: lo riferisce Tagesspiegel, che sostiene di averlo appreso da fonti governative. Il rischio, se l’infrastruttura non venisse riparata rapidamente, è che entri troppa acqua salata e corroda in maniera irreversibile il materiale di costruzione.

Alcuni capi di governo occidentali, come il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, ma anche Josep Borrell, l’Alto Rappresentante per gli Affari Esteri dell’Unione Europea, ritengono che le informazioni disponibili al momento dimostrino che le perdite siano il risultato di un atto deliberato, di un sabotaggio. Se così fosse, si dovrà trovare il colpevole. Per Europa e Stati Uniti sembra evidente che sia un atto russo con l’intento di destabilizzare ulteriormente l’approvvigionamento energetico dell’Unione Europea. La Russia, dal canto suo e con le parole del portavoce del Cremlino Peskov, ritiene assurdo che il Paese il cui gas si sta disperdendo tra le acque baltiche venga accusato di auto sabotaggio. La Russia ritiene che i mandanti e gli esecutori degli atti di sabotaggio debbano essere ricercati in quelle nazioni che abbiano un diretto vantaggio economico dall’interruzione dei flussi di gas tra Russia e Germania. L’allusione è a Polonia e Stati Uniti. (Limes, 28.09.2022)

Questa posizione risulta alquanto improbabile, considerando la totale inaffidabilità e la recente indisponibilità a trattare del Cremlino. Il fatto che Gazprom, azienda statale che ha in mano la produzione e l’esportazione del gas naturale russo, abbia comunicato a stretto giro che si riserverà il diritto di sospendere il transito di gas sul territorio dell’Ucraina a causa del mancato rispetto delle clausole sottoscritte da Naftogaz, azienda di Stato ucraina, su alcuni contratti di transito non dà molto credito a quanto dichiarato dalle autorità russe. 

Una nuova fase per le relazioni energetiche UE-Russia 

Ciò che è certo è che i rapporti energetici tra Unione Europea e Federazione Russa, che per anni hanno mantenuto aperto un canale di dialogo, non potranno più essere ritenuti affidabili e, anzi, il campo energetico sarà fonte di scontri e incomprensioni come e più di prima. Clienti “speciali” come Italia e Germania hanno virato e si stanno allontanando sempre di più dalle forniture russe: l’Italia è già passata dal 40% a circa il 9% di approvvigionamenti russi sul totale e la curva discendente non sembra appianarsi. (Repubblica, 28.09.2022

In secondo luogo, questo atto darà un’ulteriore accelerazione ai piani europei di miglioramento della sicurezza energetica e della diversificazione delle forniture. La strada era già stata tracciata nella prima metà del 2022, in particolare con il piano REPowerEU. Ora, se la Russia verrà ufficialmente ritenuta responsabile del sabotaggio, la narrativa europea avrà dalla sua non solo esempi di guerra commerciale, ma anche di guerra ibrida. Il precedente potrebbe indicare la possibilità che infrastrutture strategiche per i Paesi europei vengano prese di mira: di certo, non una mano tesa per la ricerca di un dialogo costruttivo.

Charles Michelle, presidente del Consiglio Europeo, richiede un’indagine approfondita e si aspetta che gli sforzi dei 27 per diversificare l’approvvigionamento energetico rispetto al gas russo continueranno in maniera ancora più consistente. (ANSA, 28.09.2022)

Le conseguenze immediate

Le due conseguenze più immediate riguardano i mercati energetici e l’insistenza su una proposta di stabilire un tetto massimo per l’acquisto di gas a livello europeo. 

Il prezzo del primo mese di TTF ha chiuso a 208 €/MWh (+19,6%) mercoledì 29 settembre, rendendo il prezzo del gas pari a 330 dollari al barile di petrolio, un prezzo mai raggiunto sul mercato petrolifero. (Francesco Sassi, 29.09.2022) Ulteriore dimostrazione di quanto il mercato energetico sia instabile e sensibile ad ogni accenno di instabilità e imprevedibilità. A questo si collega la proposta di predisporre un price cap, un tetto massimo: il governo tedesco, per citare un esempio, si è già mosso in questo senso. “Il governo tedesco prevede 200 miliardi di euro di nuovo debito per predisporre un tetto massimo del prezzo del gas volto a proteggere i consumatori e le aziende dagli elevati costi energetici, ha annunciato giovedì il cancelliere Olaf Scholz.” (Politico, 29.09.2022) Anche a livello europeo la proposta sta ricevendo sempre più attenzione. Il presidente francese Emmanuel Macron ha in programma di recarsi a Berlino lunedì prossimo per incontrare il cancelliere tedesco Scholz. L’obiettivo sarebbe allineare le posizioni di Francia e Germania in vista di un vertice informale dei leader dell’UE a Praga giovedì e venerdì. Tra i primi punti dell’agenda ci sono la crisi energetica, il tetto massimo ai prezzi del gas, le recenti vicissitudini di Nord Stream e nuove sanzioni alla Russia, che la Commissione europea ha proposto mercoledì. (Politico, 28.09.2022) Nel frattempo, la Commissione europea ha inviato mercoledì (28 settembre) un documento informale ai paesi dell’UE per presentare idee su come mitigare l’impatto dell’aumento dei prezzi del gas in Europa.

La strada è ancora lunga e presenta rischi di mercato non indifferenti, ma certamente mette in risalto la necessità di trovare un nuovo modo di affrontare le questioni energetiche a livello europeo. Con la consapevolezza che la Russia non sia più un partner affidabile.

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