0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

0,00€

Nessun prodotto nel carrello.

TematicheMedio Oriente e Nord AfricaAttacco alla Chiesa di S. Maria ad Istanbul, ma...

Attacco alla Chiesa di S. Maria ad Istanbul, ma non è ”la chiesa italiana”. Nello stesso momento, ad Ankara il Sottosegretario di Stato USA incontrava il Ministro degli Affari Esteri turco

-

Un attacco armato è avvenuto nella mattina di domenica 28 gennaio presso la Chiesa Cattolica di Santa Maria (Meryem Ana Doğuş Kilisesi, anche conosciuta col nome di Santa Maria İtalyan Latin Katolik Kilisesi Sarıyer, overo “chiesa cattolica latina italiana di Santa Maria in Sarıyer”) nel distretto di Büyükdere. Alcuni organi di informazione hanno identificato la chiesa con la famosissima Santa Maria Draperis (Meryem Ana Draperis Latin Katolik Kilisesi), ma l’accostamento è incorretto: la seconda si trova infatti a Beyoğlu. Inoltre, entrambe vengono associate all’Italia per ragioni puramente storiche risalenti al periodo ottomano: né la Chiesa di Sarıyer/Büyükdere (ulteriormente colorata di elementi italiani per il fatto di essere amministrata da francescani, storicamente proveniente dalla Penisola) né quella di Beyoğlu sono infatti legate in senso formale o amministrativo specificamente alla Comunità italiana di Istanbul, né attengono ad alcuna Istituzione del nostro Paese. 

L’attacco è avvenuto verso le 11.40 ora locale ad opera di due uomini armati e mascherati che hanno aperto il fuoco all’interno dell’edificio. 

Nell’immediatezza, il Ministero dell’Interno ha rilasciato un breve comunicato stampa sulle modalità dell’attentato, specificando che uno dei partecipanti alla funzione “é stato aggredito con una pistola da 2 persone mascherate e purtroppo ha perso la vita”. Inizialmente sembrava quindi che i colpi fossero stati intenzionalmente diretti su una sola persona quale specifico obiettivo, ma le versioni – anche ufficiali – sull’accaduto divergevano in alcuni particolari. Secondo il Governatore di Istanbul, Davut Gül, la sparatoria è stata effettuata su una persona e non si sono registrati feriti, che venivano invece menzionati nel comunicato inviato dal Sindaco della città, che inviava loro gli auguri di pronta guarigione.

Un filmato di pochi secondi pubblicato in rete da Dirilis Postasi mostra il momento dell’ingresso dei due assalitori. Verso la fine del filmato sembra di vedere uno di loro colpire una specifica persona, ma l’interpretazione non è chiara.

Al momento sono certe esclusivamente le iniziali della vittima, T.C., ed il fatto che si tratterebbe di un cittadino turco 52enne. Su alcuni organi di stampa si legge che sarebbe un senza fissa dimora che trova talvolta rifugio nella Chiesa. Aggiornamenti arrivati 5 ore dopo l’accaduto hanno specificato che sarebbe stato freddato per essersi alzato in piedi ed aver urlato contro gli assalitori, che quindi non lo avrebbero avuto come bersaglio iniziale. Il Presidente della Repubblica Recep Tayyip Erdoğan ha telefonato al Governatore del Distretto di Sarıyer Ömer Kalaylı, al sacerdote della Chiesa di Santa Maria, Anton Bulai, ed al Console Generale della Polonia a Istanbul, Witold Lesniak. 

Dopo più di 12 ore dall’evento, alcuni organi di stampa riportano l’arresto di 2 sospetti, uno di cittadinanza russa e l’altro di cittadinanza tagica: sarebbero affiliati alla galassia dello Stato Islamico 

Il Sindaco della Città Metropolitana di İstanbul, Ekrem İmamoğlu, ha dichiarato su X, esprimendosi al plurale: “non daremo opportunità a coloro che cercano di distruggere la nostra unità” (birliğimizi bozmaya çalışanlara izin vermeyeceğiz), ed aggiungendo che nel Paese “non esistono  minoranze”.

I punti di riflessione su questa vicenda, recentissima, sono almeno 3: unità e minoranze nella politica della Turchia odierna, la posizione internazionale del Paese rispetto a Russia e Palestina, e le relazioni con la S. Sede.   

1: Unità del Paese e minoranze nella Turchia odierna

A cosa fanno riferimento l’apparentemente neutro rimando all’unità fatto dal sindaco e il suo esprimersi in prima persona, ad impersonare lo spirito di tutta la città?

A cosa rimanda il concetto di “unità” nella Turchia repubblicana? L’ unità è uno dei principali caratteri ai quali lo Stato turco repubblicano fa riferimento, ed é stato interpretato dal kemalismo (ideologia ufficiale dello Stato) quale elemento necessario al raggiungimento degli obiettivi di sviluppo della Turchia laica, progressiva e “civilizzata” secondo i canoni culturali del secondo decennio del secolo scorso. Questi presupponevano l’annichilimento delle differenze culturali e religiose interne al Paese.

In conteso islamico invece l’appartenenza religiosa è proprio definizione identitaria. 

Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo (AKP) nasce da istanze anche religiose ed ha operato negli ultimi 20 anni una politica di significativa demolizione dell’impianto ideologico della Turchia kemalista, attraverso riforme significative spesso giustificate da risultati referendari. Queste riforme hanno anche permesso una più libera circolazione della questione identitaria e religiosa nel discorso pubblico, ed il riconoscimento (apparentemente paradossale) di una Turchia nella quale vivono cittadini di diversa lingua e religione.

L’avvenuta accettazione di queste riforme da parte dell’elettorato ha spinto il Partito Repubblicano del Popolo (CHP), che del kemalismo si considera difensore, a ripensare ed ammorbidire la propria posizione in materia e ad intraprendere negli anni un percorso trasformativo che ha incontrato diversi ostacoli: in primis l’accusa di aver rinnegato l’identità kemalista, e successivamente la difficoltà del crearsi un’identità nuova ma definita. L’attuale Sindaco di Istanbul, che al CHP appartiene, è una delle personalità di maggiore successo in questo processo, ed ha saputo presentarsi come una sintesi convincente di figura pubblica religiosa ma attento alla tutela delle libertà civili.      

Lo scorso ottobre era stata inaugurata Sant’ Efrem, la prima Chiesa cristiana (siro-ortodossa) costruita in Turchia dopo l’inizio della Repubblica, sotto gli auspici dello stesso Presidente della Repubblica. Alla celebrazione avevano partecipato diverse Autorità religiose cristiane di varie denominazioni, compresi il Patriarca Ecumenico Bartolomeo ed il Cardinale Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei Cristiani.

Quali gli effetti di un atto di sangue del genere nel discorso della ricostruzione di una Turchia plurale?  

2. Posizione del Paese verso Russia e Palestina 

Se, come sembra, i sospetti sono cittadini di cittadinanza russa e tagica, e se questi dovessero considerarsi effettivamente involucrati nella questione, sorgerebbe la domanda del cui prodest in un momento tanto sensibile: la Turchia si è allineata con la Federazione Russa in supporto alla Palestina dopo la reazione israeliana ai fatti del novembre scorso. Nello stesso momento dell’attentato, la Sottosegretaria di Stato USA Victoria Nuland stava tenendo un incontro ad Ankara con il Ministro degli Affari esteri turco, Hakan Fidan. Il sito del Ministero non fa trapelare nemmeno l’oggetto dell’incontro.

3. Le relazioni con la S. Sede

Le relazioni fra la Repubblica e la Santa Sede sono storicamente particolarmente sensibili. Nella Cattedrale di Istanbul si trova una statua risalente al periodo ottomano, voluta proprio dal Sultano di allora, per ringraziare Benedetto XV per l’impegno preso per la liberazione dei prigionieri di guerra turchi dopo la Grande Guerra. Giovanni XXIII fu Nunzio  apostolico proprio in Turchia agli albori della Repubblica. A sparare a Giovanni Paolo II fu un cittadino turco. Indipendentemente dagli effettivi mandanti dell’attentato di Piazza San Pietro, sono note le posizioni dell’estrema destra turca (la sintesi turcoislamica) verso il Cattolicesimo e l’autorità della Santa Sede. L’attentatore di Piazza San Pietro era loro affiliato e frange di questa parte politica hanno un ruolo di peso nell’attuale governo della Turchia. 

Articoli Correlati

GSM NATO 2024: le origini dell’instabilità mediterranea

Il Concetto Strategico 2022 denuncia la profonda relazione che intercorre tra il ritorno alla competizione strategica tra grandi potenze,...

Pirates of the 21st century: the modern threats shaping our world

Piracy dates back 2000 years to ancient Greece when the Greeks faced challenges in commerce. During the Roman era,...

La difesa italiana nel fianco Sud della NATO

Una delle caratteristiche principali della politica di difesa italiana, che la distingue da molti altri Paesi europei, è la...

Le guerre oscurate: il Sudan sull’orlo dell’apocalisse

“Questa non è una guerra tra due generali”, si afferma con forza in un webinar del Center for Middle...