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TematicheStati Uniti e Nord AmericaIl caso Assange: le accuse e il futuro della...

Il caso Assange: le accuse e il futuro della sentenza

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Il 20 maggio l’Alta Corte londinese deciderà il destino di Julian Assange, giornalista australiano che ha fornito all’opinione pubblica documenti coperti da segreti di Stato tramite il sito “Wikileaks”. Nel 2010 il sito pubblicò documenti contenenti importanti informazioni riguardo le operazioni nella Global War on Terror; motivo per cui è entrato nel mirino politico e giudiziario degli Stati Uniti.

Nell’ottobre del 2006 viene fondata Wikileaks, organizzazione senza scopo di lucro il cui fine principale è quello di diffondere all’opinione pubblica, tramite l’omonimo sito, documenti coperti dal segreto di Stato, specialmente quelli concernenti l’ambito militare. Julian Assange, giornalista australiano e fondatore dell’organizzazione, è attualmente sotto processo negli USA a causa di alcuni documenti pubblicati nel sito. Nel 2010 Wikileaks pubblicò dei file concernenti le operazioni militari della Global War On Terror, che, oltre a dare risonanza mondiale al sito, rappresentano le più importanti fughe d’informazioni della storia di internet: gli Afghan War Logs, poco più di 76.000 documenti redatti dai soldati statunitensi presenti sul territorio di guerra, contenenti informazioni dettagliate sulle operazioni, sugli scontri e sulle uccisioni di civili perpetrate dai soldati. Dopo la pubblicazione degli Afghan War Logs, diversi ed importanti giornali occidentali, come The Guardian e Der Spiegel, hanno dato maggiore diffusione alle informazioni contenute nei files perché giudicati fondamentali per il pubblico interesse. Pochi mesi dopo, Wikileaks mise in atto una seconda fuga d’informazioni, pubblicando gli Iraq War Logs: 46.000 documenti che, come nel caso afghano, portavano alla luce le strategie politiche e militari statunitensi concernenti il conflitto e le uccisioni di civili da parte dei soldati.Se da un lato vi sono i sostenitori di Assange che affermano l’importanza per l’interesse pubblico e giornalistico della diffusione di tali informazioni, dall’altro vi è una consistente parte americana, tra cui la maggioranza delle istituzioni, che contrappone l’importanza del segreto di Stato all’operato di Wikileaks. Dal 2012 al 2019 Assange stette sotto la protezione diplomatica fornita dall’Ecuador, al tempo governato da Correa, il quale nel 2018 conferì anche la cittadinanza ecuadoriana al fondatore di Wikileaks. Nel 2019 il cambio di governo in Ecuador segna un risvolto fondamentale per la vicenda: il ritiro della protezione diplomatica e della cittadinanza, permette alle forze dell’ordine inglesi di procedere all’arresto di Julian Assange. Poco tempo dopo, nello stesso anno, l’amministrazione Trump presentò formalmente la richiesta di estradizione. Per la divulgazione dei documenti coperti dal segreto di Stato, Julian Assange rischierebbe una condanna a 175 anni di detenzione, la quale lo costringerebbe ad un’esistenza in carcere. Secondo gli avvocati del giornalista, gli Stati Uniti potrebbero procedere con diverse e pesanti accuse, come quella di spionaggio. La base giuridica delle accuse e della richiesta di estradizione ad Assange è l’Espionage Act, una legge emanata successivamente all’ingresso degli Stati Uniti nella Prima guerra mondiale, con l’obiettivo di circoscrivere le informazioni relative allo scontro militare. Nello specifico, la normativa punisce la diffusione di qualunque informazione relativa alla difesa che possa cagionare le operazioni statunitensi o avvantaggiare una nazione estera. La vicenda giudiziaria cominciò nel 2021 quando, con la prima sentenza del procedimento di estradizione, il giudice rigettò la richiesta statunitense, affermando la libertà di parola e di stampa di Assange, ma anche avendo valutato le sue condizioni fisiche e psicologiche, queste ultime molto precarie visti gli anni d’isolamento nell’ambasciata ecuadoriana. Nel 2022, in seguito di un ricorso presentato dagli Stati Uniti, la sentenza fu rivisitata e il giudice affermò il consenso per l’estradizione, con l’appoggio dell’allora ministra dell’interno britannica, Piri Patel. Successivamente a questa sentenza, gli avvocati di Assange, temendo per le ripercussioni che il giornalista potrebbe avere nei tribunali e nelle carceri americane, come la pena di morte o la tortura, hanno chiesto un ulteriore ricorso, valutato dall’Alta Corte di Londra il 26 marzo.La Corte ha chiesto agli Stati Uniti delle garanzie rispetto al trattamento che riceverebbe il giornalista in caso di estradizione, in particolare rispetto alla pena di morte e all’utilizzo del primo emendamento in caso di processo; senza queste garanzie, la Corte concederà il ricorso alla sentenza del 2022. Se da una parte quindi vi è il riconoscimento del potenziale rischio a cui Assange andrebbe incontro, non vi è un rigetto dell’ipotesi dell’estradizione. La vicenda di Julian Assange potrebbe influire nella campagna elettorale delle elezioni presidenziali americane che si svolgeranno quest’anno.Tra le amministrazioni colpite dall’operato di Wikileaks, quella che ha avuto la reazione più severa è stata l’amministrazione Trump, la quale ha sempre contrapposto l’interesse nazionale e l’importanza del segreto di Stato all’operato dell’organizzazione di Assange. In particolar modo, Mike Pompeo, prima direttore della CIA e poi segretario di Stato dal 2018, ha più volte esortato Trump a inasprire la pressione contro Assange e il governo ecuadoriano, che allora proteggeva il giornalista. Se il processo di estradizione non dovesse essere portato a termine, la vicenda potrebbe essere utilizzata da Trump come esempio di debolezza nella politica estera dell’attuale presidente, ipoteticamente colpevole di non processare chi ha divulgato segreti di Stato americani. Fino a pochi giorni fa, non si presentavano scenari estremamente differenti dall’amministrazione precedente: Biden non ha mai esplicitamente smentito le affermazioni di Trump sul giornalista australiano e non ha mai cercato di modificare o annullare il procedimento di estradizione. Sebbene il 10 aprile il presidente degli Stati Uniti ha affermato che l’amministrazione stesse considerando la possibilità di far decadere le accuse su Julian Assange, il 16 aprile una nota diplomatica del governo statunitense ha risposto alle richieste dell’Alta Corte di Londra, affermando che Assange non sarà sottoposto alla pena di morte ma che la decisione sulla protezione offerta dal primo emendamento spetta ai tribunali americani.La nota diplomatica confermerebbe le precedenti intenzioni degli Stati Uniti, ovvero di portare a termine il processo di estradizione verso Julian Assange.Le affermazioni precedenti alla nota statunitense erano state giudicate incoraggianti dalla maggioranza dei sostenitori del giornalista, come il primo ministro australiano Anthony Albanese, attualmente intenzionato a esercitare pressioni sugli USA per annullare il procedimento di estradizione. Seppur l’ipotesi sia poco probabile, Biden potrebbe scegliere di non estradare Assange al fine di rappresentare un’alternativa rispetto all’avversario interno, cioè i repubblicani, e all’avversario estero, in particolar modo la Russia che diverse volte ha utilizzato la vicenda di Assange per affermare un’ipocrisia occidentale sui diritti umani

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