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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoL’artiglieria nella battaglia del Donbass

L’artiglieria nella battaglia del Donbass

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L’artiglieria è l’arma-simbolo, non solo tatticamente ma anche strategicamente, della guerra in Ucraina, in particolare in questa fase, dove l’esercito russo sta concentrando i suoi sforzi contro il Donbass, dalla contesa Severodonetsk alle alture di Lysychansk, fino ad arrivare ai contrafforti difensivi ucraini del sud, lungo l’asse Bilohorivka-Berestove-Mykolaivka.

Tra il 24 febbraio e l’inizio di aprile (periodo della ritirata russa dall’area di Kiev), a connotare il conflitto era stato il combattimento-tipo tra carro armato e drone, esattamente come successo anche nella seconda guerra del Nagorno Karabakh (27 settembre-10 novembre 2020). Oggi, invece, la situazione sul campo è diversa, anche a causa dei cambiamenti tattici e persino dell’agenda strategica che i generali russi hanno dovuto attuare. 

Lungo il fronte del Donbass si sta assistendo alla sempre più massiccia “fanterizzazione” del conflitto, con conseguente ritorno alla guerra di posizione, che ha riportato l’artiglieria a svolgere un ruolo essenziale nel ciclo operativo. 

La Russia ha una netta superiorità (almeno numerica) rispetto all’Ucraina circa il numero di pezzi d’artiglieria di vario tipo schierabili e questo è uno dei fattori fondamentali che ne influenzano tatticamente l’utilizzo al fronte: in estrema sintesi, i Russi bombardano ampie aree in appoggio alla fanteria; gli Ucraini attaccano aree circoscritte per aumentare il volume di fuoco con il sostegno decisivo della tecnologia. L’utilizzo dell’artiglieria con funzione non tattica ma strategica, facendone quindi il perno dell’azione, cristallizza la situazione sul campo determinando in alcuni scenari il “congelamento” del conflitto – dunque lo stallo – come avvenuto già durante la guerra del Donbass (2014-2022). Esempi utili per comprendere i diversi utilizzi tattici dell’artiglieria da parte dei due eserciti sul campo sono proprio di questi giorni di aspra battaglia nel Donbass.

Dal 1 giugno i Russi hanno bombardato con mortai, obici e lanciarazzi MLRS (anche congiuntamente con l’aviazione, in particolare con elicotteri Ka-52) le posizioni ucraine di Berestove, Zolote-4 (Patrizansky), Vrubivka, Travneve, Yakovlivka, Dolomytne Pokrovske, Vidrodizhennia e Yakovlivka; un’ampia porzione di territorio che va dai confini occidentali del Distretto di Bachmut (Oblast di Donetsk) a quelli orientali del Distretto di Popasna (Oblast di Lugansk). 

Quelli elencati sono i centri che costituiscono la prima linea e le immediate retrovie del sistema difensivo ucraino nel Donbass meridionale, area d’importanza strategica poiché, in caso di sfondamento del fronte, le forze russe potrebbero colpire alle spalle Lysychansk e Severodonetsk. Il territorio è ricco di insediamenti e mal collegato, favorisce la difesa in profondità ed elastica degli Ucraini. In caso di crollo repentino di Severodonetsk e Lysychansk, il Donbass meridionale potrebbe essere utilizzato dagli Ucraini come linea di ritirata ma, di fatto, perderebbe la sua funzione di contenimento. Questa zona del fronte rappresenta, infatti, almeno dalla conquista russa di Popasna (10 maggio), il braccio meridionale della tenaglia entro cui i Russi vorrebbero strozzare le forze ucraine. 

Per spezzare la difesa ucraina nel sud del Donbass, con particolare violenza a Yakovlivka-Berestove-Vrubivka, le forze russe stanno adottando una tattica che l’analista statunitense Frederick W. Kagan (American Enterprise Insititute) – già consigliere del generale David H. Petraeus in Afghanistan e teorico di scuola neoconservatrice – ha paragonato alla bataille conduite (nota in italiano come “battaglia metodica”), teorizzata dallo Stato Maggiore francese nel periodo precedente alla seconda guerra mondiale: per i “metodisti” francesi, la condotta delle operazioni sul campo di battaglia doveva essere scandita da tempistiche rigide, seguite pedissequamente dalle unità impegnate, le quali dovevano avanzare contro il nemico sostenute da elevata potenza di fuoco dopo averne indebolito le capacità ed il coordinamento con massicci bombardamenti d’artiglieria.

L’esercito russo utilizza l’artiglieria per stroncare ogni possibilità di resistenza ai difensori per poi lasciare campo libero alle fanterie. Il bombardamento preparatorio, nella misura e con la potenza di fuoco con il quale viene attuato dai Russi, non è solo propedeutico all’assalto della fanteria e dei corazzati ma è esso stesso parte integrante – anzi, la principale – del balzo offensivo. Questo tipo di tattica implica una conduzione lenta delle operazioni con un raggiungimento graduale degli obiettivi, senza ottenere vittorie decisive sul breve periodo ma salvaguardando la tenuta generale delle proprie forze.

Tale scelta dei comandanti russi, stridente rispetto alle avanzate delle “colonne celeri” meccanizzate-corazzate viste nella prima parte della guerra (https://www.geopolitica.info/appunti-ucraini-abbandono-colonne-celeri-rifiuto-scontro-urbano/), è stata il passo obbligato per rinsaldare il morale delle truppe, ridurre sprechi e perdite ed accorciare le catene logistiche poiché non vi sono le risorse né umane né materiali per condurre una guerra offensiva rapida e su vasta scala. Ecco perché l’artiglieria, fulcro d’ogni azione offensiva russa, gioca un ruolo fondamentale in questa fase. 

Tuttavia è bene sottolineare che l’utilizzo continuativo e massiccio dell’artiglieria secondo i principi della bataille conduite in versione russa può innescare una crisi logistica che potrebbe paralizzare gli ingranaggi militari di Mosca. L’artiglieria è stata densamente concentrata in quelli che sono considerati i settori prioritari dell’offensiva russa (Severodonetsk e Donbass meridionale) sguarnendo l’area di Kherson, dove si stanno concentrando invece gli sforzi offensivi degli Ucraini in quanto ultima testa di ponte dell’Armata Rossa sulla sponda occidentale del Dnipro. I magazzini russi sono stati praticamente svuotati per rinforzare l’artiglieria già presente al fronte con pezzi ormai datati d’epoca sovietica che, comunque, stanno svolgendo il loro compito. L’artiglieria russa, soggetta ad un accurato fuoco di controbatteria ucraino, ha subito importanti perdite che, sommate all’usura delle armi dovuta all’utilizzo continuativo, sono complesse da rimpinguare viste le difficoltà del comparto industriale-militare russo in questa fase, anche qualora la Russia optasse per acquisire – come pare già stia facendo – equipaggiamenti e mezzi militari, in particolare carri armati e veicoli corazzati per fanteria, dalla Bielorussia.

Per meglio comprendere le tattiche ucraine sull’utilizzo dell’artiglieria, invece, lo scenario più adatto è quello di Severodonetsk, dove si sta combattendo una delle più cruente ed importanti battaglie urbane della guerra. I Russi stanno gettando nella fornace di Severodonetsk, porta per il Donbass, a oriente del fiume Donetsk, uomini e mezzi, non solo i famosi Kadyrovtsy ceceni ma anche unità miste formate con soldati provenienti dai vecchi fronti di Kiev, Kharkiv e Mariupol, venendo puntualmente fermati e respinti anche grazie al fuoco delle batterie ucraine. Fondamentale per la difesa di Severodonetsk è l’altura di Lysychansk sulla quale è posizionata la gran parte dell’artiglieria ucraina. Avendo meno pezzi a disposizione rispetto ai Russi, gli Ucraini raggruppano i loro cannoni in determinati punti per aumentare la potenza di fuoco. Le vere risorse per le truppe di Kiev sono l’intelligence e la tecnologia; vedasi l’elevata precisione dell’artiglieria ucraina dovuta a correzioni ed aggiustamenti di tiro consentiti dai droni, nonché dal software Gis Art for Artillery, sistema di puntamento di nuova generazione che individua ed assegna i bersagli da colpire ai pezzi d’artiglieria ucraini più vicini, a seconda della posizione geografica del nemico sul campo di battaglia. È evidente l’efficacia di tale strumento per il fuoco di controbatteria ma anche nelle operazioni difensive e controffensive contro i Russi. A Severodonetsk il concorso dell’artiglieria ucraina alla difesa della città sta giocando un ruolo fondamentale.

L’inferiorità numerica oggettiva dell’artiglieria ucraina viene così colmata con il suo inserimento all’interno di un sistema operativo integrato il cui fulcro è l’intelligence (raccolta informazioni, analisi ed elaborazione dei dati, trasmissione alle unità sul campo di battaglia). Gli attacchi congiunti di artiglieria e droni contro la colonna di carri armati russi a Brovary, a nord-est di Kiev, del 10 marzo e quello contro carri armati e pontoni russi sul fiume Donetsk, durante l’operazione di accerchiamento di Lysychansk e Severodonetsk, del 9 maggio sono due esempi dell’utilità del sistema integrato che poggia sul binomio intelligence-tecnologia per l’artiglieria ucraina, per la quale questi due elementi costituiscono il reale “moltiplicatore di potenza”.

L’ex ufficiale carrista britannico Patrick Benham-Crosswell, autore di “The Dangerous World of Tommy Atkins: An Introduction to Land Warfare” (CreateSpace Independent Publishing Platform, 2014), ha scritto che il metodo migliore per individuare e distruggere l’artiglieria pesante (che spara da distanza considerevole senza dover per forza avere a portata d’occhio il bersaglio), la gran parte di quella russa dunque, ed anche quella che ha causato la distruzione di Mariupol e Popasna, è l’utilizzo di radar di contro-artiglieria in grado di rilevare i proiettili in volo, tracciarne la traiettoria ed individuare il punto d’origine, consentendo un fuoco di controbatteria estremamente preciso ed efficace. Nel pacchetto di aiuti militari statunitensi per l’Ucraina sono compresi anche radar di contro-artiglieria di ultima generazione.

Se la Russia deve affrontare il problema dell’usura degli armamenti connessa con l’utilizzo “a massa” dell’artiglieria, l’Ucraina è soggetta agli aiuti provenienti da USA e Paesi NATO per resistere, cosicché se l’arrivo di armi e rifornimenti dall’Occidente dovesse rallentare per questioni d’opportunità politiche o se i Russi riuscissero a compromettere la catena logistica, Kiev si troverebbe in grave difficoltà. Come è naturale, data la sproporzione delle forze in campo, la resistenza ucraina per essere efficace deve essere alimentata dall’esterno. I ritardi nelle forniture degli aiuti occidentali e il rifiuto da parte degli Stati Uniti e di altri Paesi di fornire alcuni sistemi d’arma richiesti da Zelensky – ed il tutto ha una sua ragione politica volta ad evitare una pericolosa escalation diretta tra NATO e Russia – sono proprio il tallone d’Achille per gli strateghi di Kiev.

Se è vero, infatti, che l’Ucraina non può, per evidenti ragioni, permettersi contro la Russia una “concentrazione senza limiti della potenza”, pena il rischio della perdita delle risorse essenziali alla propria resistenza, essa può comunque concepire, sulla scorta dottrinaria NATO, modelli di forze, armamenti e strategie che consentano di economizzare il numero di vittime tra i propri soldati.

Da ciò deriva anche la priorità attribuita al fuoco, meglio se stand off, rispetto all’urto delle masse come invece concepito ed attuato dalle Forze Armate della Federazione Russa. Nella diversa priorità data ai concetti di fuoco e massa sta la reale differenza non solo dottrinaria ma anche tattica sulla condotta della guerra in generale e sull’utilizzo dell’artiglieria in particolare tra Ucraina e Russia.

Un postulato su tutti, emerso dalla seconda fase della campagna in corso, cioè dalla controffensiva ucraina di fine marzo-inizio aprile fino all’attuale battaglia del Donbass, è che il fuoco (ben alimentato e tecnologicamente sostenuto) batte l’urto della massa; e questo al netto delle oggettive difficoltà che l’esercito ucraino sta affrontando in questo momento.

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