Artico ultima frontiera: la competizione tra le potenze nell’estremo Nord

Negli ultimi anni, la comunità scientifica ha concentrato la propria attenzione sugli effetti più tangibili del cambiamento climatico, i quali si manifestano più marcatamente al di sopra del Circolo Polare Artico. Lo stato dello spessore e dell’estensione del ghiaccio marino, lo scioglimento fulmineo del permafrost, l’acidificazione degli oceani, le riserve inesplorate di risorse energetiche e la navigabilità di nuove rotte marittime hanno aperto di conseguenza nuovi scenari geopolitici che stanno alimentando il dibattito circa le sorti della regione. Lo scorso 26 gennaio, l’evento online “Artico ultima frontiera”, organizzato dal Centro Studi Geopolitica.info con la collaborazione di Unitelma Sapienza, Cemas Sapienza, del Centro Studi Italia Canada e con il patrocinio scientifico di Fondazione Sapienza, ha ripercorso le dinamiche più significative che prendono forma oggi nelle relazioni interstatali e che oscillano tra competizione e cooperazione.

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La tavola rotonda è stata avviata dai saluti istituzionali del Rettore di Unitelma Sapienza. Prof. Antonello Folco Biagini, e dell’Avv. Paolo Quattrocchi, Direttore del Centro Studi Italia Canada, che hanno evidenziato come il rinnovato interesse strategico per l’Artico è dovuto a due fenomeni recenti. Da un lato, la transizione da un sistema internazionale bipolare a un sistema internazionale multipolare che ha visto l’ascesa di nuove potenze sullo scacchiere internazionale, dall’altro, la bramosia per il potenziale sfruttamento dei giacimenti di risorse naturali e delle nuove vie di navigazione attraverso l’Artico, come conseguenza del riscaldamento globale; ne consegue che le medie e le grandi potenze attuali si siano impegnate ad aggiornare, o a individuare per la prima volta in taluni casi, le proprie strategie per la regione artica. A guidare le discussioni della tavola rotonda è stato il Prof. Andrea Carteny, direttore del Cemas di Sapienza Università di Roma.

A seguire, l’intervento del Col. Loris Tabacchi, Capo Dipartimento Monitoraggio Strategico del Centro Militare di Studi Strategici del Ministero della Difesa, dalle cui osservazioni è emerso come l’Artico assuma per la Russia una rilevanza non solo economica ma anche militare. La strategia artica russa più recente individua la rotta del Mare del Nord come una direttrice di crescita economica e come linea di navigazione nazionale competitiva a livello mondiale. Inoltre, a partire dal 2014, il Cremlino ha ordinato la riapertura delle strutture militari che erano state abbandonate progressivamente dopo la fine della Guerra Fredda e ha predisposto delle esercitazioni belliche su ampia scala. Il Governo stanzierà nell’Artico ingenti investimenti, utili al potenziamento degli aeroporti, delle ferrovie e dei porti della regione, alla costruzione di una flotta rompighiaccio a propulsione nucleare e all’installazione di cavi di comunicazione in fibra ottica lungo tutta la costa settentrionale del Paese, al fine di implementare un autentico scudo artico. La Dott.ssa Romina Rapisarda, dottoranda presso Sapienza Università di Roma e Consulente del Sottosegretario della Difesa, ha, inoltre, osservato come l’ammodernamento delle forze armate russe sulla terraferma e sui numerosi arcipelaghi dell’Artico risponda al desiderio russo di conseguire un vantaggio competitivo nel caso un conflitto internazionale si dovesse manifestare.

La Dott.ssa Laura Borzi, analista per il Centro Studi Italia Canada, ha definito il mutamento della postura canadese nell’Artico. Tradizionalmente, il Canada è ricorso all’Artico per costruire la propria identità nazionale, tanto che il Governo di Ottawa rivendica le acque del celebre passaggio a Nord-Ovest come territoriali. Quindi, la difesa della sovranità e dell’integrità territoriale, insieme alla salvaguardia dell’ambiente, all’attribuzione di maggiore autonomia alle popolazioni indigene e al monitoraggio del riscaldamento globale costituiscono sin dagli anni Settanta i punti cardine della linea politica del Canada per l’estremo Nord. La strategia artica del 2019, oltre a enfatizzare ancora la necessità di adottare misure a beneficio della resilienza degli insediamenti autoctoni, toccati per primi dagli effetti del cambiamento climatico e della mitigazione delle sue conseguenze, ha mostrato un atteggiamento più risoluto in termini securitari. Infatti, il Canada, nonostante continui a essere uno degli Stati più devoti al multilateralismo, ha iniziato a concepire la propria politica di difesa anche attraverso la NATO, in forza del confronto strategico con il rivale principale dell’Alleanza Atlantica, Mosca, che, a partire dal 2014, ha iniziato a proiettare sempre più la propria potenza nell’estremo Nord.

L’intervento del Dott. Lorenzo Lamperti, giornalista presso Affari Italiani, ha toccato invece la strategia artica della Repubblica Popolare Cinese, imperniata su quattro priorità: la ricerca, l’accesso alle risorse energetiche e minerarie, l’accesso alle nuove rotte marittime e il conseguimento di maggiore influenza nella definizione di un regime di governance per la regione. Il coinvolgimento ufficiale della Cina negli affari artici risale al 2014, con il suo riconoscimento come Stato osservatore del Consiglio Artico, grazie al quale, nel 2017, ha potuto esternare l’obiettivo di servirsi della rotta del Nord come Via della Seta Artica. La partecipazione cinese alle attività artiche include il progetto Yamal LNG con la Russia, il collegamento ferroviario per il trasporto merci che collega Helsinki a Chongqing e la partecipazione alla costruzione di infrastrutture in Norvegia, in Islanda, e in Groenlandia. Nonostante gli investimenti della Cina nell’Artico non sfiorino neanche lontanamente la quota degli investimenti destinati all’Africa e all’America Latina, nessun altro attore internazionale sinora ha collocato altrettanto capitale entro l’emisfero boreale.

Per concludere, la Dott.ssa Federica Santoro, collaboratrice del Centro Studi Geopolitica.info, ha evidenziato come le dinamiche di sicurezza nell’Artico abbiano assunto, soprattutto in riferimento alle condotte della Cina, della Russia, e degli Stati Uniti, i tratti di una crescente competizione. La prima si è conquistata una posizione che sino a pochi anni fa non aveva; la seconda, ha rinvigorito il proprio apparato militare; e i terzi, storicamente piuttosto indifferenti alle dinamiche polari, hanno iniziato a destarsi al fine di bilanciare le velleità altrui.

L’Artico si dimostra quini una regione dinamica e complessa, dove dinamiche locali e internazionali si incontrano in un singolare equilibrio tra possibilità e necessità di sviluppo economico, politica di potenza tradizionale, limiti tecnologici e una questione ambientale ancora insoluta che rappresenta una minaccia e un’opportunità per tutte le potenze della regione.

Nicolas Drago,
Centro Studi Geopolitica.info