Artico: tra cambiamenti climatici e nuove rotte possibili

Il cambiamento climatico è una realtà sempre più palpabile che coinvolge ogni angolo del globo. Proprio pochi giorni fa ci è giunta la notizia di un ulteriore crollo: la piattaforma Milne Ice Shelf, ultima distesa di ghiaccio intatto del Canada, grande quanto l’isola di Manhattan, è collassata ed è finita in mare una superficie di 80 km quadrari, circa il 40% del suo volume totale. Lo scioglimento dei ghiacci oltre a promettere di liberare enormi quantità di risorse energetiche, metterebbe a disposizione nuove rotte marittime e ciò sta portando le potenze affacciate sul Mar Glaciale Artico a ridisegnare le loro rotte e a modificare le loro ambizioni e posizioni strategiche. Questo trasformerà radicalmente le dinamiche degli scambi commerciali, inoltre andrà ad incidere ulteriormente con il già fragile equilibrio di questo ecosistema e dei suoi abitanti. Ciò a cui si sta assistendo nel Mar Glaciale Artico non è tanto un principio di conflitto ma una gara per l’influenza e la supremazia nell’area, tramite il controllo di rotte, stretti e miglia marine.

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Fonti di diritto e rivendicazioni nell’area

L’Artico non gode di una convenzione internazionale a cui si può fare riferimento, come nel caso dell’Antartide, per questo motivo l’unica fonte di diritto applicabile nel mare dell’Artico è la convenzione ONU di Montego Bay sul diritto del mare del 1982. Tale convenzione oltre a stabilire le regole del mare territoriale, istituisce quella che si chiama Zona Economica Esclusiva, che può estendersi per un massimo di 200 miglia nautiche dalla costa. Le regole del diritto internazionale si applicano a quest’area nello stesso modo in cui vengono applicate per le altre porzioni del globo, quindi i cinque stati rivieraschi del Mar Glaciale Artico godono del diritto di sfruttamento, conservazione e gestione delle risorse naturali biologiche e non biologiche. Le acque al di là di questo limite sono considerate “alto mare” (acque internazionali). Il fondale marino non incluso nella zona economica esclusiva, è considerato “patrimonio comune dell’umanità” ed è amministrato dall’Autorità Internazionale per i fondali marini dell’ONU. Maproprio a causa delle immense risorse presenti nel sottosuolo artico e l’appetibilità del controllo di rotte, che renderebbero notevolmente più rapito il trasporto marittimo di merci, fanno sì che questo sia un territorio perennemente conteso e teatro di continue rivendicazioni da parte di attori direttamente affacciati sul Mar Glaciale Artico e di attori, come la Cina, i quali non lo sono direttamente ma che si definiscono “quasi artici”.

In particolare, lo status di alcune porzioni dell’Oceano Artico è continuo oggetto di dispute. Canada, Danimarca, Norvegia, Russia e Stati Uniti reclamano la loro sovranità su alcune zone marittime definendole addirittura come acque territoriali o acque interne. Esistono anche dispute che riguardano lo status di alcuni stretti e rotte marine (Rotta Settentrionale) e i diritti di passaggio attraverso di esse. Un ulteriore territorio conteso è quello dell’isola di Hans, situata tra Canada e Danimarca, disputa dovuta alla sua posizione nel mezzo di uno stretto internazionale. Anche la dorsale di Lomonosov è oggetto di rivendicazioni da parte di tre delle cinque potenze artiche ovvero: Canada, Danimarca e Russia. La Russia è stato il primo Stato a presentare alla Commissione per i Limiti della Piattaforma Continentale una domanda per l’ampliamento della propria Zona Economica Esclusiva, argomentando che la dorsale appartenga alla propria piattaforma continentale. Successivamente anche Canada e Danimarca hanno presentato domanda alla Commissione ed entrambi i dossier mirano a dimostrare come la Dorsale sia parte delle rispettive piattaforme continentali. Nonostante queste contese le potenze artiche si affacciano ad esso con diverse modalità e strategie.

L’Artico per gli USA

Gli USA non si definiscono una potenza artica, basti pensare che solo il 4% delle coste dell’Alaska possiede delle carte nautiche che mappano il territorio degne di questo nome, infatti non a caso gli Stati Uniti cercano di sfruttare il fattore geografico e le varie “amicizie” per ricavarne la supremazia nell’area. Gli USA di fatto controllano, tramite l’Alaska e la NATO, tutti e tre gli accessi al Mar Glaciale Artico. Controllano lo Stretto di Bering, su cui hanno una presenza più attrezzata di quella Russa, controllano, grazie all’amicizia con il Canada, gli Stretti del Passaggio a Nord Ovest, infine, grazie alla NATO, controllano il varco tra Groenlandia e Regno Unito (GIUK gap). Gli Stati Uniti stanno allestendo una discreta e timida militarizzazione delle aree che controllano per evitate che delle minacce fuoriescano dal Mar Glaciale Artico.

L’Artico per la Russia

Assai differente è la posizione Russa, in quanto, per questa potenza, l’Artico assume e ha sempre assunto una posizione strategica ed economica centrale. Per territorio, risorse, disponibilità di accessi, naturalmente, laRussia gode della posizione più vantaggiosa nell’area e soprattutto dalla fine del mondo bipolare la potenza artica per eccellenza necessita di una condizione “privilegiata”. L’artico per la Russia riveste, infatti, tre diverse dimensioni: economica, strategica e politica, inerente all’immagine trasmessa alla comunità internazionale per aver “conquistato” l’artico. Proprio per questi motivi, oltre al non voler innescare un conflitto per il controllo di questi luoghi, la Russia deve dimostrarsi in grado di saper sfruttare al meglio il suo potenziale artico oltre a saperlo dominare. Per questa ragione, negli ultimi due anni, sono stati costruiti lungo la costa settentrionale innumerevoli vie di trasporto, tra cui strade, ferrovie e porti per facilitare l’utilizzo del Passaggio a Nord-Est (definita dalla legislazione russa come acque territoriali) anche nei mesi in cui la rotta diventa poco percorribile a causa dell’ispessimento dei ghiacci.


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L’Artico per la Cina

La Cina non è decisamente un attore Artico, ma nutre grandi interessi nell’area. In particolare, dal punto di vista strategico e commerciale, l’attore che si definisce “quasi artico” è piuttosto interessato nella rotta settentrionale, al fine di utilizzare il Passaggio a Nord Est per poter bypassare lo Stretto di Malacca, di fatto controllato dagli USA, collaborando con la Russia e finanziando progetti di sviluppo dell’area. Gli Stati Uniti sono infatti, l’unica potenza al mondo in grado di intervenire militarmente lungo le rotte commerciali internazionali, e questo riveste motivo di preoccupazione per Pechino, essendo il maggior esportatore al mondo. Quello che è interessante da sottolineare è una delle modalità con cui la Cina sta perseguendo l’obbiettivo di rientrare tra le potenze artiche, pur distando più di 5000 km dal mar glaciale artico. Pechino infatti sta cercando di plasmare l’immagine della Cina, prima definendosi come Stato “quasi artico”, e poi cercando di ridurre l’effettiva distanza dall’estremo nord, utilizzando carte geografiche distorte che rappresentano la Repubblica Popolare più vicina al Polo.

Il Mar Glaciale Artico, pur essendo un’area ancora poco esplorata e difficile da percorrere, riveste già oggi un ruolo fondamentale nei giochi geopolitici e strategici delle potenze affacciate su di esso, oltre ad essere diventata una zona di grande studio e attenzione per il rapido evolversi degli eventi da ogni punto di vista.