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TematicheRussia e Spazio Post-sovieticoArmenia-Azerbaigian: piccoli passi per una pace ancora difficile

Armenia-Azerbaigian: piccoli passi per una pace ancora difficile

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Dopo l’incontro a Bruxelles tra i leader di Armenia e Azerbaigian mediato dall’UE, si sono tenuti a Mosca e Chisinau altri incontri tra i leader dei due paesi del Caucaso per cercare una soluzione di pace. Le trattative per il processo di normalizzazione tra i due paesi continuano quindi in maniera lineare, tuttavia, ancora non vi è stato un vero e proprio accordo di pace firmato.

Nel corso dei diversi incontri, è sorta però una proposta come possibile soluzione di stabilità nel Caucaso meridionale, che è quella di far riconoscere all’Armenia il Nagorno Karabakh come parte dell’Azerbaigian.Ora, quest’idea sviluppatasi nei colloqui tra le due repubbliche del Caucaso e gli altri attori internazionali è al momento quella più sollecitata da tutte le parti. Anche lo stesso Primo Ministro armeno Pashinyan ha preso in considerazione questa via e ha già portato questa discussione a livello nazionale, dichiarando che quella di riconoscere il Nagorno Karabakh come parte dell’Azerbaigian è una possibilità valida, poiché questa opzione potrebbe condurre alla pace tra Yerevan e Baku. È stato tuttavia chiarito da parte del Premier armeno come un eventuale riconoscimento dell’Oblast Karabakho come azero verrebbe effettuato solo se sarà garantito dalla controparte il pieno rispetto dei diritti umani della popolazione armena nel Nagorno Karabakh, dove risiedono stabilmente circa 120.000 armeni, trovando in questo anche il supporto dei rappresentanti della mediazione UE (Charles Michel, Emmanuel Macron e Olaf Scholz).

Sebbene però il quadro generale dopo i tre incontri tra i leader caucasici possa apparire migliorato e positivo, in realtà, permangono ancora molte questioni delicate che mettono in luce come l’ipotizzata via del riconoscimento di diritto possa essere un problema. Dopo il primo incontro a Bruxelles tra Aliyev, Pashinyan e Michel, i due leader si sono ritrovati poi a Mosca per un colloquio che era già stato fissato da Putin per dibattere sul tema dei trasporti regionali a seguito della guerra del Karabakh del 2020. Questo incontro trilaterale in realtà doveva essere inizialmente solo bilaterale tra Russia e Armenia, poiché entrambe fanno parte dell’Unione Economica Eurasiatica, ma visto l’interesse di Baku per lo sviluppo della rete infrastrutturale armena, anche il presidente azero ha presenziato come ospite, sebbene il colloquio si sia concluso con un nulla di fatto. L’unico tema affrontato è stato la questione dei trasporti tra Armenia e Azerbaigian (specialmente tra l’Azerbaigian e l’enclave del Nachicevan), rispetto alla quale Putin ha chiarito che la Russia prenderà parte alle trattative sui lavori e che i problemi attuali riguardanti la realizzazione delle principali infrastrutture sono solo problemi di natura tecnica che verranno risolti su tavoli dedicati.

La principale novità emersa però dall’incontro è stata, e così si entra nella prima grande questione, il supporto dell’Armenia alla costruzione di nuovi trasporti tra l’Azerbaigian e il Nachicevan che attraverseranno (ovviamente) il sud del territorio Armeno. Tuttavia, come hanno dichiarato Pashinyan e il vice primo ministro Mher Grigoryan, qualsiasi piano per i trasporti tra queste due regioni, ove venisse realizzato in territorio Armeno, sarà di competenza solo Armena, specialmente per quanto riguarda il tratto nel proprio territorio e questa linea di trasporto non potrà chiamarsi,come vorrebbe Aliyev, “Corridoio di Zangezur” (unica questione di dibattito sorta a Mosca nei 20 minuti di colloquio), bensì si dovrà intendere questa come una pura linea di trasporti per facilitare le condizioni dei due paesi senza alcuna definizione geografica-tecnica precisa.

L’altra questione importante è quella relativa al riconoscimento del Karabakh come parte dell’Azerbaigian. Dopo l’ultimo incontro a Chisinau tra i rappresentanti di Yerevan e Baku e la delegazione Europea, in Armenia sono esplose numerose proteste contro tale eventualità, in virtù del tradizionale sostegno armeno all’indipendenza del Karabakh e delle frequenti violazioni del cessate-il-fuoco da parte azera degli ultimi mesi, che hanno ulteriormente esacerbato le tensioni tra le parti. Il popolo armeno e specialmente quello dell’Artsakh (nome armeno per la repubblica del Nagorno Karabakh) temono infatti che il riconoscimento della sovranità azera sui territori secessionisti possa portare a violazioni sistematiche dei diritti degli armeni e che si possa arrivare a delle azioni di persecuzione e pulizia etnica come quelle che avvennero in passato in Nachicevan, azioni che cancellarono di fatto ogni traccia di “armenità” in quell’area. Oltre a tali ragioni, i timori armeni sono stati acuiti dalle parole rilasciate dal presidente azero nel corso dei colloqui. Aliyev si è infatti reso disponibile a garantire i diritti e il rispetto della comunità armena in Karabakh e ha promesso che farà di tutto per tutelare i diritti della popolazione armena, ma ha altresì dichiarato che “una presenza internazionale in Nagorno Karabakh non sarà ammessa e tollerata, poiché interferirebbe con gli affari di politica internazionale di Baku”.

Sul fronte opposto, il Ministro degli esteri di Yerevan, Ararat Mirzoyan, ha quindi ribadito che prima di arrivare a un eventuale riconoscimento della sovranità azera, le parti dovranno concordare sulle necessarie garanze internazionali a tutela dei diritti degli armeni, mentre l’Azerbaigian dovrà interrompere il blocco del corridoio di Lachin tra Armenia e Nagorno Karabakh, di conseguenza, Mirzoyan ha sottolineato come molti passi debbano ancora essere fatti prima di raggiungere un’ intesa sulla sovranità azera nelle regioni contese. 

Dunque, nonostante i numerosi colloqui e i nuovi incontri già fissati per portare avanti le trattative di pace, la pace, in realtà, sembra ancora difficile e lontana. Forse l’unica soluzione praticabile potrà essere quella di procedere con il riconoscimento della sovranità azera sul Karabakh, garantendo però una massiccia presenza internazionale per stabilizzare la situazione, sia nel Karabakh sia nelle altre aree di tensione tra le due parti, inoltre, l’Europa dovrebbe prendere in considerazione l’opzione di rafforzare anche l’operazione EUMA, un’opzione che si sta concretamente valutando nelle ultime settimane.

Secondo Benyamin Poghosyan, presidente del Centro per gli studi strategici politici ed economici e Senior Research Fellow dell’APRI, un Think tank con sede a Yerevan, l’unico modo per raggiungere la stabilità è “convincere l’Azerbaigian ad accettare una presenza internazionale nel Nagorno-Karabakh”. In effetti, anche Anders Fogh Rasmussen, ex segretario generale della NATO dal 2009 al 2014, durante una recente visita in Armenia ha dichiarato che “avremo bisogno di una sorta di meccanismo internazionale per monitorare, controllare e garantire i diritti e la sicurezza per la popolazione del Nagorno-Karabakh”. Le trattative di pace quindi continuano, ma una soluzione del conflitto sembra ancora lontana e in assenza di solide garanzie internazionali, il solo impegno formale Azero potrebbe non essere sufficiente a garantire la sicurezza degli Armeni del Karabakh. 

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