Arizona, lo Stato che può decidere le elezioni americane

Lo Stato del Grand Canyon che tutti abbiamo negli occhi grazie ai numerosi capolavori del cinema – la Monument Valley in Ombre Rosse di John Ford e John Wayne come attore protagonista – ma anche Baby State, in quanto è il più giovane stato degli USA continentali, qui i repubblicani vincono dal 1948 a parte la parentesi clintoniana del 1996. E adesso?

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L’Arizona ha una popolazione pari a circa 7milioni di abitanti, suddivisa in diversi gruppi etnici cui spiccano i bianchi non ispanici, seguiti dai Latinons, i nativi americani (Navajo, Mohave, Apache, Hopi), gli afroamericani, gli asiatici e una minoranza di hawaiani e nativi di altre isole del Pacifico.

Il deserto dello Stato, attraversato dalle tre statali 10, 17 e 40 che ogni anno sono percorse da migliaia di turisti, ha portato via tante vite negli ultimi trent’anni: i “dreamers”. Obama nel 2014 riuscì a tamponare la copiosa deportazione di minorenni che arrivavano negli USA con i propri genitori, oggi giovani ispanici in lotta per i propri diritti che possono cambiare le sorti dello Stato da sempre affrancato al partito Repubblicano.

Insomma, il 3 novembre si avvicina è l’Arizona, storicamente Stato conservatore, si scopre più liberal avvicinandosi alle idee e al pensiero politico di Joe Biden. Pur rimanendo difficoltà tecnico – logistiche dovute al Covid19, secondo i dati raccolti dal Pew Research Center l’Arizona è tra i primi cinque Stati del Paese per numero d elettori ispanici ad avere diritto al voto: 1,2 milioni di persone. Sempre secondo i dati forniti dal noto centro di ricerche negli Stati Uniti gli ispanici hanno raggiunto i 60milioni e rappresentano ormai il 18% della popolazione. Ne 1980 erano un quarto – 14milioni – e formavano appena il 4,5%. Dati in crescita quindi.

Chi vincerà dunque? Secondo analisti e politologi americani i Democratici hanno cercato di rispondere alle esigenze legate all’accesso per i diritti essenziali, mentre i Repubblicani offrono l’idea di una serie di valori legati alla famiglia “tradizionale” cara ai Latinos.

Molto però ruoterà intorno al tema dell’immigrazione, anche perché qui il partito Repubblicano non perde dal 1948, quando a vincere fu Harry Truman, a parte la parentesi del 1996 quando Bill Clinton sconfisse Bob Dole. La storia politica dello Stato è legata all’icona del senatore Barry Goldwater che vedeva le sorti del confine tra Stati Uniti e Messico come quelli con il Canada: invisibili e liberi. Il muro di Trump, che riprende in parte un progetto iniziato nel 1990 da George H.W. Bush, potrebbe cambiare le sorti politiche dell’Arizona. Il quadro dei sondaggi è quello di uno Stato in bilico che, a poche settimane dal voto, vede secondo Real Clear Politics Joe Biden sopra di circa 2,5% rispetto Donald Trump, sorpasso certificato a marzo quando i lavori del muro hanno ricevuto una prima accelerata.


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Gli altri “swing States”? Florida, Ohio e Georgia, Stati “viola”, quelli dove gli elettori non hanno una prevalenza di preferenze politiche così netta, ma anche Maine, Michigan, Minnesota, Nebraska, Nevada, New Hampshire, North Carolina, Ohio, Pennsylvania, Wisconsin e Texas. Stati dove il margine di vittoria del candidato alle ultime elezioni è stato del 5% (o al di sotto), dato che indica un margine di vittoria molto incerto che potrebbe riproporsi quest’anno.

Next stop: Election Day.

Roberto Sciarrone,
Unitelma Sapienza