Argentina e Venezuela: processi di democratizzazione a confronto

Fin dai tempi più antichi la democrazia è stata oggetto di riflessione per luomo e nonostante le siano state attribuite numerose definizioni e metri di misurazione, gli otto criteri di Robert A. Dahl sono quelli che riscontrano maggior consenso tra gli studiosi. Tali criteri sono: il diritto di voto, il diritto di poter essere eletti, lesistenza di elezioni libere e pacifiche, il diritto dei leader politici di competere per il consenso del voto, la libertà di associazione, la libertà di espressione, lesistenza di fonti alternative di informazione, lesistenza di istituzioni che rendono le politiche pubbliche dipendenti dal voto e da altre espressioni delle preferenze.

Argentina e Venezuela: processi di democratizzazione a confronto - GEOPOLITICA.info Buenos Aires, Argentina, avenida 9 de Julio

Al tempo stesso, Freedom House classifica i Paesi come liberi, parzialmente liberi o non liberi secondo indicatori non troppo diversi da quelli appena elencati, ovvero i diritti politici, come il diritto di partecipare a elezioni libere e competitive e i diritti civili, come la libertà di parola e di associazione.

Le tre ondate di democratizzazione in America

Il celebre politologo Samuel Huntington sostiene che la democrazia si è affermata a partire dal XIX secolo attraverso le ondate di democratizzazione. Per ondata di democratizzazione intendiamo una serie di passaggi da regimi autoritari a regimi democratici, concentrati in un determinato periodo di tempo, in cui il numero di fenomeni che si producono nella direzione opposta è nettamente inferiore. Questi movimenti comprendono anche quei processi di democratizzazione parziale ovvero, quei Paesi che non sono sfociati necessariamente nella piena democrazia. Nel mondo moderno si sono verificate tre ondate di democratizzazione e due ondate cosiddette di “reflusso” che hanno seguito le prime due.

La prima ondata, della durata di quasi un secolo, trova le sue radici nelle rivoluzioni francese e americana ma la data in cui convenzionalmente si fa iniziare è il 1828. Questa ondata è caratterizzata specialmente dall’introduzione di istituzioni democratiche a livello nazionale, come l’allargamento del suffragio e l’introduzione dello scrutinio segreto. Gli anni venti e trenta del XX secolo sono caratterizzati invece da un ritorno alle forme tradizionali di autoritarismo: non a caso infatti la prima ondata di reflusso si fa iniziare con la marcia su Roma di Mussolini.

La seconda ondata di democratizzazione è certamente più breve della prima e prende piede alla fine della seconda guerra mondiale. In America Latina i Paesi che tentarono la strada verso la democrazia durante gli stessi anni della guerra furono Brasile, Uruguay e Costa Rica.

Altri Stati tra cui Argentina, Colombia, Venezuela e Perù elessero dopo il 1945 dei governi con suffragio popolare i quali però non riuscirono a sopravvivere a lungo. Il riflusso di questa ondata sfociò infatti in un ritorno a varie forme di autoritarismo soprattutto in questa area geografica. Il processo democratico venne infatti bloccato da dittature militari particolarmente drammatiche. Tra gli anni sessanta e settanta si assistette a numerosi golpe di stampo militare soprattutto in Argentina, Brasile e Cile tanto che si arrivò a parlare di “autoritarismo burocratico”. Sono tipiche di questi anni alcune teorie legate proprio alle scarse possibilità di riuscire ad applicare la democrazia nei paesi in via di sviluppo.

Infine, la terza ondata prese inizio con la Rivoluzione dei Garofani in Portogallo nel 1974 e da questo momento in poi, il passaggio verso la democrazia ha avuto dimensioni globali. L’eco europeo della terza ondata giunse alla fine degli anni settanta nel continente sud americano: in Brasile venne eletto il primo presidente civile nel 1974 dopo il processo di “apertura” e in Argentina fu la sconfitta della guerra delle Falkland che favorì l’elezione di un governo civile nel 1983.

La difficile democratizzazione del continente

Nel corso della storia, è facile riscontrare eventi simili che sono avvenuti più o meno contemporaneamente in Paesi vicini. Questo discorso vale anche per le ondate di democratizzazione. Il ruolo del “contagio” o effetto emulativo è molto forte nella nostra area di interesse, come si può riscontrare nella serie di golpe militari avvenuti in un breve arco temporale oppure la crisi dei regimi che colpì Bolivia, Argentina e Brasile tra gli anni settanta e ottanta. In questa area furono predominanti i fattori politico-militari durante i mutamenti di regime. In Argentina il sistema politico oscilla tra la democrazia e l’autoritarismo, quasi come se fosse un’alternanza fra partiti: questo sistema viene detto “schema ciclico”. In questi Paesi si registrano degli alti livelli di disordine e corruzione e l’intervento militare è spesso indispensabile. Nonostante il favore popolare, i militari, non riuscendo ad affrontare la crisi economica e la politicizzazione dell’esercito, sono costretti a ritirarsi.

In Venezuela invece lo schema di cambiamento di regime viene definito del “secondo tentativo”. In questi casi un Paese passa da un regime autoritario ad uno democratico in un primo momento; successivamente il sistema fallirà per una serie di motivi come una guerra o una crisi economica. Questo è il momento per un nuovo regime autoritario di prendere il potere per un determinato periodo di tempo, fino a quando non sarà compiuto un secondo e più riuscito sistema democratico.

Argentina e Venezuela oggi

I dati statistici di Freedom House riportano che in America il 68% degli Stati sono totalmente liberi, il 29% parzialmente liberi e il 3% è rappresentato dall’unico Paese non libero, Cuba.

L’Argentina appartiene alla categoria dei Paesi liberi e il suo punteggio di freedom rating nel 2014 (ovvero quel criterio che valuta ad esempio il rispetto dei diritti politici e delle libertà civili) era pari a 2,0 su una scala da 1 a 7, dove il punteggio 1 è considerato la massima soglia di libertà e democraticità. Al contrario il Venezuela appartiene alla categoria dei Paesi parzialmente liberi e il suo punteggio di freedom rating è 5,0. Esso rappresenta la quarta economia dell’America Latina, basata soprattutto sull’estrazione e la raffinazione del petrolio (il Venezuela è membro dell’Opec). Maduro, attuale Presidente della Repubblica, ha cercato con la sua amministrazione di stabilizzare l’economia, non riuscendo però a diminuire il tasso d’inflazione che è il più alto al mondo. Il Venezuela sta seguendo un trend piuttosto in discesa per quanto riguarda il suo status democratico: ciò deriva soprattutto dalla risposta repressiva del governo durante alcune manifestazioni dell’opposizione, con arresti di massa e un utilizzo eccessivo della forza da parte delle forze dell’ordine. Proprio a causa di simili episodi, il diritto di protestare è diventato un tema piuttosto sensibile negli ultimi anni, nonostante la libertà di riunione e associazione pacifica vengano garantite dalla Costituzione.

A livello politico il voto e il conteggio sono considerati liberi ed equi ma la distinzione tra le istituzioni statali e il partito al governo è praticamente inesistente. Il sistema giudiziario è altamente politicizzato e corrotto: la corruzione dilaga in tutto il Paese tanto che il Venezuela si è classificato al 161° posto su 175 Paesi intervistati nel 2014 riguardo l’indice di corruzione.

La libertà di culto viene generalmente rispettata, mentre la libertà di stampa e quella di espressione subiscono diverse restrizioni. Il governo ha infatti il potere di controllare il contenuto della radio e della televisione e una legge del 2004 impone delle limitazioni sull’uso di internet. Nonostante questo, i social network tra cui Twitter hanno un ruolo chiave e restano enormemente popolari soprattutto per dare voce ad attivisti e giornalisti dell’opposizione.

Purtroppo anche la protezione dei Diritti Umani non viene sempre ben attuata dal governo venezuelano. I reati di violenza contro le donne sono piuttosto diffusi ma difficilmente  puniti; inoltre le donne sono scarsamente rappresentate nel governo.

Le condizioni carcerarie e dei detenuti sono tra le peggiori del continente: si contano almeno 150 morti all’interno delle carceri nei primi sei mesi del 2014. Infine, i diritti fondamentali dei popoli indigeni, i quali rappresentano circa il 2% della popolazione, raramente vengono rispettati dalle autorità locali. Nonostante la situazione sotto il Presidente Chavez sia andata notevolmente migliorando, queste comunità sono soggette ad abusi in particolare lungo il confine con la Colombia; la Costituzione riserva loro tre seggi all’Assemblea Nazionale.

La situazione dell’Argentina risulta diversa. Collocata tra i Paesi liberi, rappresenta insieme al Brasile una tra le nazioni più sviluppate dell’America Latina. Tuttavia l’alto tasso d’inflazione sta peggiorando notevolmente le sorti dell’economia, raggiungendo tra il 2014 e il 2015 quasi l’orlo della bancarotta. Una forte crisi economica prese piede già negli anni 2001/2002 quando la nazione dovette dichiarare il default sulle obbligazioni internazionali, ammettendo la sua impossibilità di far fronte agli impegni economici.

Come si è detto, in Argentina la democrazia si instaurò definitivamente nel 1983 con la sconfitta delle Falkland che portò la fine della dittatura militare e l’elezione del Presidente Alfonsìn. La spietata dittatura che interessò gli anni dal 1976 al 1983 si macchiò di gravi crimini contro l’umanità: il governo infatti condusse una crudele politica di repressione nei confronti dell’opposizione. Sequestri, arresti e deportazioni di massa erano all’ordine del giorno: si parla di circa 30.000 desaparecidos, ovvero persone sparite letteralmente nel nulla.

Il diritto di organizzare partiti politici viene tendenzialmente rispettato e il sistema multipartitico offre una reale possibilità di competere per il potere politico. La libertà di espressione e associazione si realizzano nelle organizzazioni civiche che svolgono un ruolo chiave all’interno della società, soprattutto per combattere l’alto tasso di corruzione che, come in quasi tutto il continente sud americano, ha radici molto profonde. Lo stato si è infatti classificato al 107° posto nell’indice di corruzione del 2014.

Le donne partecipano attivamente alla vita politica argentina, esempio lampante è la figura del Presidente Cristina Fernàndez de Kirchner; inoltre nel 2010 l’Argentina è diventata il secondo Paese del continente americano, dopo il Canada, a legalizzare le unioni omosessuali a livello nazionale.

Conclusioni

La crisi politica ed economica che sta vivendo il Venezuela è osservata in silenzio dalla comunità internazionale, in particolare da quella sud americana. Le pratiche anti democratiche possono sfociare facilmente in catastrofi internazionali e le democrazie spesso compiono l’errore di attendere lo scoppio di una crisi prima di intervenire.

La terza ondata di democratizzazione ha portato più di ottanta Paesi verso la svolta democratica nonostante in alcuni casi non si sia del tutto realizzata.  La Storia però ci insegna che il processo democratico può essere esportato, anche laddove le premesse non sono favorevoli, attraverso il “contagio” dei suoi ideali e non per mano militare.