Aquisgrana 2019: Francia e Germania oltre l’Unione Europea

Esattamente a 56 anni dall’”Accordo dell’Eliseo” stipulato il 22 gennaio 1963, Emmanuel Macron e Angela Merkel rinnovano e rinforzano l’asse franco-tedesco, ma a differenza dell’accordo tra De Gaulle e Adenauer, l’attuale ha connotati e caratteristiche ben diverse, dovute al contesto odierno: i due Paesi hanno creato e sono il motore d’Europa e la minaccia sovietica è svanita da anni. Quello attuale è un trattato di cooperazione che spazia dall’economia alla difesa e il nemico ideologico attuale da combattere insieme è il sovranismo.

Aquisgrana 2019: Francia e Germania oltre l’Unione Europea - GEOPOLITICA.info ANSA/AP Photo/Michael Sohn

Ma cosa tratta il nuovo accordo franco-tedesco?
In primis i leader dei due Paesi hanno deciso di confrontarsi preventivamente in vista delle più importanti riunioni a livello europeo in modo tale da assumere posizioni condivise su temi di primaria importanza come difesa e sicurezza comune, Macron si è sempre detto favorevole alla creazione di un “esercito europeo”, e nel contesto mondiale attuale, dominato da potenze come Stati Uniti, Cina e Russia, l’Europa
deve trovare una sua dimensione non solo sociale, politica ed economica ma anche militare. Sappiamo bene però che questa opzione non è gradita né al presidente Trump né alla NATO.
Sul piano militare l’accordo va ben oltre il contesto comunitario e prevede una clausola bilaterale di solidarietà in caso di aggressione, e ciò vale anche per gli attentati terroristici.
Merkel e Macron hanno inoltre posto le basi per aprire la strada alla Germania per ottenere un seggio permanente alle Nazioni Unite. Proprio quest’ultima decisione ha creato più d’uno scontento a livello non solo europeo ma anche globale (Italia e Russia in primis).
Importante novità sul piano storico è la volontà, promossa da Parigi, di creare una zona franca sul confine tra i due Paesi (proprio il confine franco-tedesco, lungo ben 451 Km, fu più volte oggetto del contendere tra Francia e Germania), che con l’aumento degli scambi commerciali e l’inserimento del bilinguismo dovrebbe aumentare la cooperazione e la coesione tra i due Stati. Proprio quest’ultima proposta è contestata dalle rispettive formazioni nazionalistiche sia a Parigi (da Rassemblement National, l’ex “Front National”) sia a Berlino (qui invece a contestare l’accordo è l’AfD).

Quali i significati politici dell’accordo?
Innanzitutto l’accordo è un chiaro segnale di unità e coesione dell’asse franco-tedesco: Francia e Germania, alla luce della Brexit, vogliono “dare l’esempio”, mostrando come attraverso un percorso con obiettivi comuni si possa costruire un’Europa sempre più unita e forte (vedi la volontà di creare un esercito europeo), e di come quest’ultima debba essere l’unica soluzione per affrontare, insieme, le sfide globali.
Chiaro è il monito ai governi sovranisti che oggi più spaventano Bruxelles, è lo stesso Macron a dire che “Il nuovo Trattato franco-tedesco è la comune risposta al rafforzamento del populismo e del nazionalismo”.
Si può dare comunque un’altra interpretazione all’accordo del 22 gennaio: Berlino e Parigi hanno deciso di mostrare i muscoli (in vista delle future elezioni europee di maggio) e porre le basi per un’eventuale Europa “a due velocità”, lanciando un monito a quei Paesi ostili ad entrare nell’unione monetaria o che attualmente stanno vivendo un momento di forte euroscetticismo.
E l’Italia? Certo l’alternanza di governi più o meno favorevoli all’attuale asset europeo non ci aiuta. Il governo attuale pone una riga di rottura rispetto ai precedenti in materia di politiche europee. Semplicemente la nostra classe politica deve disegnare insieme una strategia ben definita e decidere se riavvicinarsi all’asse franco-tedesco tornando al centro del progetto europeo oppure andare oltre, cercare alleanze (anche innaturali) sia con eventuali governi “euroscettici” sia con i Paesi del “Gruppo di Visegrad” (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria) per impostare una nuova visione della “casa comune europea”.