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Appunti ucraini: l’abbandono delle colonne celeri ed il rifiuto dello scontro urbano

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Le avanzate russe nelle prime settimane di guerra erano state contrassegnate dall’ampio utilizzo di “colonne celeri” meccanizzate-corazzate su ampi spazi. Le avanzate su Melitopol e Berdiansk (fronte sud-orientale), su Nova Vodolaha (fronte settentrionale zona Kharkiv), su Ichnia (fronte settentrionale zona Sumy) e su Hostomel ed Irpin (fronte di Kiev) ne sono stati esempi lampanti. Tra la prima e la seconda settimana di guerra (27 febbraio-4 marzo) la rapidissima manovra a tenaglia dei Russi sul fronte di Kiev, partita da Konotop, e sviluppatasi lungo le linee Pidlypne-Bakhmach-Lykhachiv-Kozelets-Brovary e Talalaivka-Mala Divytsia-Makiivka-Nova Basan-Peremoha-Brovary (con baricentro Bobrovytsia) è stata il “caso-scuola” di questo tipo di avanzata a nord. 

Sul fronte meridionale, invece, il “serpentone” russo partito da Mykolaiv e arrivato fino a Voznesensk, ha costituito per alcuni giorni l’elemento di pericolo per il meccanismo di difesa ucraino, per le possibilità che esso lasciava agli strateghi moscoviti di decidere per una conversione verso oriente (direzione Dnipro), verso sud-ovest (direzione Odessa) o verso ovest-nord/ovest (direzione Transnistria).     

Al momento della controffensiva ucraina iniziata il 15 marzo, è diventato logisticamente rischioso e complesso rifornire le “colonne celeri”, la cui funzione era quella doppia di disarticolare il sistema di difesa ucraino ed inibirne possibili reazioni, confondendolo sui reali obiettivi degli attacchi. La rapida ritirata delle forze russe da Voznensk e Nova Odesa o la rinuncia a minacciare direttamente Dnipro passando per Berezove, in direzione Synelnykove, tornando alle posizioni di partenza, ha messo in evidenza che la crisi di questo tipo di “grande tattica” risiede nella difficoltà di alimentare la potenza di fuoco delle colonne che, sotto attacco (o perfino di fronte ad una “difensiva attiva”), sono di fatto costrette a ritirarsi.

Non essendo riusciti a conquistare gli snodi ferroviari – che in questa guerra stanno assumendo un ruolo fondamentale, ed è una delle tante caratteristiche “novecentesche” del conflitto ucraino – se non sul fronte meridionale, i Russi non hanno potuto né trasportare né rifornire le truppe con la rapidità che sarebbe servita per schiantare la difesa ucraina, allo stesso tempo sono stati costretti a trasformare in avamposto logistico mobile la colonna di mezzi, divenuta famosa perché lunga tra i 60 ed i 70 chilometri, disposta sulle strette strade ucraine. Ottima idea in caso di rapida avanzata ma, a fronte dell’impantanamento dei Russi, la colonna logistica è diventata obiettivo prediletto sia dei regolari che delle milizie di Kiev con risultati disastrosi per tutto il comparto dei rifornimenti degli attaccanti.

Per la strategia russa nella guerra d’Ucraina sono più importanti le offensive nei “grandi spazi” che la conquista delle città. Gli attaccanti si impegnano in battaglie urbane solo se i centri in questione hanno una importanza strategica fondamentale per la riuscita del piano di guerra, ad esempio a Mariupol e Kharkiv.

La stessa capitale Kiev, al di là del suo indiscutibile valore politico e simbolico, militarmente è fuori dalla traiettoria principale del piano dello Stato Maggiore moscovita e quindi i Russi si sono “limitati” ad assediarla dopo aver provato, nei primissimi giorni di guerra, a conquistarla senza successo con un “colpo di mano”. Questo finché non è stato deciso prima di ridistribuire le forze attorno alla capitale e poi, sulla spinta della controffensiva ucraina, che ha raggiunto il suo culmine nei giorni 1-2 aprile, di ritirarle direttamente, cosicché i Russi si sono attestati lungo la linea d’occupazione raggiunta il 24-25 febbraio nel primo balzo offensivo. 

Il combattimento urbano obbliga gli attaccanti a sprecare tempo e risorse – in termini di vite umane, armi e rifornimenti – che potrebbero essere utili altrove; esso rappresenta inoltre una forma di scontro sfiancante e che presenta notevoli svantaggi per chi attacca e, di rimando, notevoli vantaggi per chi si difende e conosce bene il territorio. Il piano di guerra russo, che si basa(va) sulla potenza di fuoco unita alla velocità d’esecuzione, non concepisce la conquista cruenta delle città perché contraria alla logica temporale della conduzione delle operazioni. E questo non vale solo per le grandi città, ma anche per i piccoli centri che, molto spesso, nel corso delle avanzate delle “colonne celeri” non sono mai stati occupati stabilmente, né i Russi hanno tentato di conquistarli concretamente. Si può dire, quasi, che il combattimento in area urbana venga – salvo obblighi tattici e strategici – scientemente evitato dai Russi.

Al contrario, il combattimento in area urbana – indipendentemente dal fatto che lo scenario sia una grande città o un piccolo centro – è la dimensione prediletta dagli Ucraini per la loro tattica “mordi e fuggi” che tante perdite sta causando alle forze russe. Gli esempi sono la prima fase della battaglia di Bucha (27 febbraio-12 marzo) e la battaglia di Brovary (9 marzo). Sia Bucha che Brovary hanno rappresentato dei passaggi obbligati per le colonne corazzate russe prese d’infilata, lungo l’unica strada percorribile da carri armati e blindati, dalle fanterie ucraine armate di lanciarazzi Javelin, NLAW, Panzerfaust e At4. Le fotografie della colonna di blindati russi distrutti lungo l’unica strada di Bucha ed il video dei carri armati russi colpiti dai razzi ucraini ed impegnati in una complessa manovra d’indietreggiamento a Brovary sono materiale entrato ormai nell’immaginario collettivo della guerra in Ucraina.

La partita per la vittoria strategica della guerra si giocherà sul fronte orientale, dove sono stanziate le truppe ucraine meglio addestrate e soprattutto abituate alla guerra poiché è dal 2014 che sono impegnate contro i separatisti del Donbass. Ma quell’area dispone di poche strade principali ed è anche densamente popolata, lo scenario più complesso per le truppe russe come le battaglie sugli altri fronti hanno dimostrato. 

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