Appello per i giornalisti di Taiwan esclusi dal sistema Onu

A fronte di una Cina sempre più repressiva della libertà di parola, Taiwan conferma la grandezza della sua democrazia anche in una fase delicata della propria vita politico-istituzionale, quando la campagna elettorale per le presidenziali del 2020 è di fatto già cominciata nel timore concreto di manipolazioni da parte del governo comunista di Pechino a suon di fake news.

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Secondo Reporter Sans Frontières, Taiwan è il Paese asiatico con il massimo livello di libertà di stampa, figurando al 42° posto a livello mondiale. La Cina è invece 176ma con in più il triste dato di 65 tra giornalisti, free-lance e blogger imprigionati. La forza della democrazia taiwanese, ancora più evidente a fronte delle pressioni e delle intimidazioni da parte della RPC, ha spinto Reporter Sans Frontières a reiterare nei giorni scorsi la richiesta alle Nazioni Unite di garantire ai giornalisti taiwanesi il diritto di coprire gli eventi dell’Onu e delle altre organizzazioni e agenzie specializzate, anche se Taiwan non siede nel Palazzo di Vetro.

La presidente di Taiwan Tsai Ing-wen insieme all’attivista cinese pro democrazia Wu’er Kaixi e al Segretario Generale di RSF Christophe Deloire.

La questione si pone in quanto, ha sottolineato RSF in una conferenza stampa con parole ben chiare sulla gravità e sull’assurdità della situazione, “negli ultimi anni le Nazioni Unite sono state pressate dalla Cina per respingere le richieste di accreditamento stampa da parte di cittadini e media taiwanesi con il pretesto che Taiwan e il suo passaporto non sono riconosciuti”. “Il divieto contraddice il diritto fondamentale alla libera informazione di cui all’articolo 19 della Dichiarazione universale dei diritti umani”, ha affermato il segretario generale di RSF, Christophe Deloire. “Accreditare giornalisti e media – ha aggiunto – non è un fatto politico e non dovrebbe dipendere dalla loro nazionalità. Come altri giornalisti e media dal resto del mondo, i giornalisti taiwanesi hanno il diritto di coprire gli eventi delle Nazioni Unite, anche se l’ONU considera Taiwan come parte della Cina”. Di qui il nuovo appello, che rinnova le preoccupazioni già espresse lo scorso autunno, a che si consenta ai giornalisti taiwanesi di partecipare ai più rilevanti appuntamenti dell’anno in corso: l’Assemblea mondiale della sanità del 20- maggio a Ginevra; l’Assemblea generale dell’Onu del 17-30 settembre a New York; l’Assemblea dell’Organizzazione mondiale dell’aviazione civile prevista dal 24 settembre al 4 ottobre a Montreal.
Sappiamo bene – e su Taiwan Spotlight da tempo denunciamo questo boicottaggio ingiustificabile – come sia purtroppo probabile che il governo di Taipei venga nuovamente escluso dai lavori dell’Assemblea mondiale della sanità. È già accaduto negli ultimi due anni e la Cina ormai opera sistematicamente in ogni foro internazionale per escludere i rappresentanti dei 23 milioni di taiwanesi. Oltre alla questione della presenza politica di Taiwan ad un evento così importante, e relativo al tema della salute che non dovrebbe certo essere strumentalizzato, si riaccende così la questione relativa alla copertura dell’evento da parte della libera stampa taiwanese.

Quanto sta purtroppo per ripetersi, non solo sull’esclusione della “nazione Taiwan” ma anche sull’impedimento ai cittadini taiwanesi di sapere cosa accade nelle sedi internazionali più rilevanti, è molto grave e merita una forte attenzione da parte di quei governi democratici – a partire dagli Stati Uniti e dall’Unione europea – che pur non avendo relazioni diplomatiche intrattengono rapporti informali con Taiwan, con ciò riconoscendone l’esistenza a fronte delle crescenti minacce cinesi.

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